Natale in Provenza

4,99

Formato: Epub, Kindle

Autore: Gemma Piazzardi

Note sull’autore

Descrizione

“Chi, se non è solo, viene a passare il Natale alle Saintes Maries, sia pure in un albergo confortevole come il mio?” si domanda Monsieur Charles, il proprietario dell’hotel ‘Au Roi d’Espagne’.

Gli ospiti, in quel Natale 2019, sono soltanto due: l’ingegner Maurizio Vieri, proveniente da Tunisi e da poche ore incredulo testimone del tradimento di una moglie che riteneva innamorata e Ginevra Grimani, una biologa che studia le zone umide della Provenza, contro la quale la sorte sembra accanirsi perché, oltre ai problemi famigliari, deve affrontare anche un serio problema di salute e un’imminente operazione chirurgica alla quale potrebbe non sopravvivere.

Siamo davvero noi a costruire il nostro destino? Quanta parte di responsabilità abbiamo in ciò che ci accade? Maurizio e Ginevra hanno in comune l’imperativo di seguire la propria coscienza, con onestà e coraggio e forse per questo meritano quella bolla di felicità improvvisa in cui si trovano immersi, senza averla cercata. Cinque giorni di felicità sembrano poca cosa, ma spesso, in una vita intera, non ci sono cinque giorni di completa felicità.

 

Incipit

22 dicembre 2019

 

Si sentiva stanco, non di una stanchezza fisica ma mentale, che lo allontanava da qualsiasi desiderio o dalla soluzione di ogni necessità pratica. Parcheggiò lentamente l’auto. La piccola città splendeva di una sua raccolta bellezza.

Poca gente nelle strade, era quasi sera e mancava poco al Natale. Molte famiglie cuocevano probabilmente quel dolce natalizio che si prepara in anticipo perché sia pronto la Vigilia, era il pudding? No, il pudding era in Inghilterra, in Francia era… non riusciva a ricordarselo.

Quando viaggiava con sua madre da piccolo, amavano fermarsi nei luoghi caratteristici e comprare un dolce, un tipo di pane, poi a casa lo mangiavano un po’ alla volta e si dicevano ora “senti il profumo del mare” ora “vedi il brillio degli abeti d’inverno carichi di neve”. Gli venne in mente sua madre con nostalgia, la sentiva spesso ma non la vedeva da tempo, viveva nella sua casetta lontana dal traffico, con i suoi libri, la sua musica.

Qualche volta fingeva di pentirsi:

«Non sono stata la madre della maglia di lana, ma non potevo essere diversa, Maurizio. Nella vita bisogna essere coerenti con se stessi, io lo sono stata, spero che anche tu lo sarai, qualunque cosa accada, ricorda! Molte volte costerà dolore, vorresti non esserlo e non ce la farai perché bisogna sempre avere il coraggio di guardarsi allo specchio senza distogliere lo sguardo, se non ci stimiamo più, è difficile che gli altri possano farlo».

Aveva imparato così bene che, quando gli capitava qualcosa, le scelte erano chiare, non c’era nemmeno bisogno di chiedersi cos’era giusto fare, perché lo sapeva già.

S’incamminò verso il centro della cittadina, aspirò l’odore gradevole misto di mare e di laguna tanto che non si sapeva dove cominciava l’uno e finiva l’altra alle Saintes Maries de la Mer, la città del raduno annuale dei gitani. Era in agosto? Forse Marc glielo aveva detto la sera prima quando era arrivato nel suo albergo al centro della città vecchia di Tunisi con il disperato bisogno di parlare con qualcuno e con il timore che fosse già partito, doveva tornare in Francia per Natale e non ricordava bene se se ne sarebbe andato quella sera o il giorno dopo. Non sapeva cosa avrebbe fatto se non l’avesse trovato, aveva bisogno delle sue parole, della sua mano larga e asciutta, del suo aiuto così come sempre si erano aiutati sulle piattaforme petrolifere nel Golfo Persico, in Messico. Si erano anche salvati la vita a vicenda, anche nel mondo d’oggi in cui tutto sembra programmato, l’incidente è lì che ti aspetta e la morte prende un amico e lascia te in vita e tu non sai perché prende lui e non te.

Avevano fronteggiato un attacco di terroristi islamici a Bander Abbas e Marc aveva condotto le trattative:

«Sta’ indietro tu, io sono più esperto, mi è già successo, mostrati sicuro, è una finta, è a scopo dimostrativo, ma non bisogna farli innervosire».

Quand’era tutto finito, Maurizio gli aveva chiesto:

«Ma come facevi a essere tanto tranquillo?»

Marc aveva risposto con allegria:

«Conosco arabi e persiani, è brava gente, vittima di venditori di armi, uno solo dei loro sequestri va di solito a segno, ne tentano una ventina, speravo che questa non fosse quell’unica volta».

La polizia era arrivata mentre Marc parlamentava e li aveva disarmati, avevano il volto coperto da un passamontagna nero che lasciava vedere solo gli occhi, se lo erano lasciato togliere senza far resistenza, erano dei ragazzi.

Maurizio aveva detto:

«Li sbatteranno in carcere e ci staranno anni».

«Non più di due o tre giorni, te lo potrei giurare. È il governo che li ha mandati per alzare il prezzo del greggio o per qualche altra ragione che noi non sappiamo, vogliono metterci un po’ di paura anche se non siamo noi che decidiamo, noi siamo dei tecnici, i prezzi li stabiliscono altri.»

Un’altra volta era stato Maurizio a salvare Marc, era scoppiata una caldaia sulla piattaforma e Marc era dietro una porta che non riusciva ad aprire, Maurizio l’aveva abbattuta e lo aveva tirato fuori con solo un po’ dei capelli rossi bruciacchiati, però imperturbabile come sempre.

«Bon, anche questa volta l’ho scampata, grazie…»

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