COSA PUBBLICHIAMO
- Romanzi di qualsiasi genere per adulti
- Romanzi per ragazzi dai 12 anni in su
- Racconti illustrati per bambini in età prescolare
- Raccolte di racconti
- Sillogi poetiche
- Testi teatrali
COME SI FA?
- Manda il tuo manoscritto come file Word o Open Office (NO pdf !!) in allegato a manoscritti@edizionitriplae.it
- Allega al testo una breve sinossi, circa 1500 battute, quella che metteresti sul sito per promuovere il tuo libro.
- Allega anche un riassunto dettagliato (due-tre cartelle) e una nota biografica, perché ci piace sapere con chi stiamo parlando!
- Ricevi una mail di conferma che ti indica i tempi di lettura previsti.
- Se il testo è accettato, firmi un contratto in cui ti vengono precisati i tempi e le modalità di rendicontazione; chiediamo la cessione dei diritti per due anni.
E POI?
- Correggiamo la bozza in modo approfondito: non ci limitiamo ai semplici refusi ma, se occorre, aggiustiamo la punteggiatura, magari riformulando qualche frase o togliendo le ripetizioni… insomma, sottoponiamo il tuo libro a una vera e propria “cura di bellezza” non invasiva. Se vuoi saperne di più, leggi l’articolo sulla punteggiatura nei dialoghi a fondo pagina.
- Definiamo la copertina
- Siamo pronti per pubblicare!
COME PUBBLICATE?
E-BOOK: su tutti gli store collegati a StreetLib e su Google
CARTACEO: con il sistema Print on Demand
QUANTO COSTA?
Siamo NOEAP (editori non a pagamento), quindi il lavoro editoriale, la pubblicazione, il supporto alla promozione e la distribuzione sono completamente gratuiti.
PAGATE I DIRITTI D’AUTORE?
Certamente; rendicontiamo una volta all’anno e paghiamo secondo quanto stabilito nel contratto.
Per saperne di più, guarda questo video:
LA PUNTEGGIATURA NEI DIALOGHI di Piera Rossotti Pogliano
Croce e delizia dei correttori di bozze!
Ma esistono delle regole? Più o meno.
Il mio consiglio è quello di consultare un manuale di stile (per esempio quello di Roberto Lesina, pubblicato da Zanichelli), e comunque di avere delle regole a cui attenervi. Insomma, non spargete virgolette, punti e virgole come il parmigiano grattugiato sulla pasta…
Ogni casa editrice, in genere, fa le sue scelte editoriali, ha le sue manie. Qui vi spiego le scelte di EEE.
Noi usiamo le virgolette basse, le cosiddette «caporali» (un modo rapido per inserirle dalla tastiera del PC è quello di tenere schiacciato ALT mentre, sul tastierino, digitate 174 per le virgolette aperte e 175 per quelle chiuse).
Ma veniamo al discorso diretto. Vi sembrerà complicato, ma non lo è, se si parte da un semplice ragionamento: ci sono due casi principali, che si verificano quando dovete inserire il discorso diretto nella narrazione:
1) la battuta è “assoluta”, ossia non ha legami in una frase.
2) le parti al discorso diretto sono inserite in una frase o accompagnate dai cosiddetti “verbi dichiarativi” (dire, spiegare, aggiungere… ecc.).
Vediamo qualche esempio:
1) Con le battute “assolute”, tutta la punteggiatura va all’interno delle virgolette:
«Buongiorno.
«Come stai?»
«Bene!»
2) Vediamo qualche esempio quando il discorso diretto è inserito in una frase:
L’uomo entrò e disse: «Buongiorno».
«Buongiorno» disse l’uomo entrando.
«C’è Maria?» domandò.
«Eccola laggiù!» rispose il ragazzo.
«Non la vedo…» mormorò l’uomo, smarrito.
«Buongiorno» disse Maria entrando «sto cercando Giovanni».
Notate che punto esclamativo, interrogativo e puntini di sospensione sono inseriti nelle virgolette, ed è logico, perché danno il tono della battuta; il punto finale chiude la frase. Se non c’è forma interrogativa o esclamativa nel discorso diretto, basta un punto finale. Notate pure che “disse”, “domandò”, “rispose”, “mormorò” sono scritti con la minuscola.
Sempre da valutare, infatti, se la frase continua o se inizia una nuova frase.
Qualche altro esempio:
«Mi domando» disse Mario «dove siano finiti i miei calzini».
«Grazie per il tempo che mi ha dedicato» disse alzandosi. «Spero di rivederla presto» aggiunse mentre apriva la porta.
«Cavolo» disse Mario «ma qualcuno ha preso i miei calzini?»
«Non li ho proprio visti» rispose Carlo «non saprei…»
«Eh no» disse ancora Mario «ci deve essere un colpevole!»
(Non altra interpunzione: 3 segni sono troppi!)
Alcuni editori, dopo le virgolette chiuse, inserirebbero in questi casi anche una virgola («Mi domando», disse Mario, «dove siano finiti i miei calzini».) ma a mio parere è una ridondanza, la pausa è già indicata dalle virgolette chiuse.
Visto? Non è poi così complicato!
