Attraverso le vostre ombre

4,99

Formato: Epub, Kindle

Autore:Rosa Gemma Piazzardi

Note sull’autore

COD: ISBN: 978-88-5539-151-1 Categoria: Tag:

Descrizione

Sullo sfondo della grande storia del Novecento si innesta una “piccola storia” che vede protagoniste donne di generazioni diverse, Prudenza, Emiliana, Marta e infine Elisa: è quest’ultima, bambina ai tempi della seconda guerra mondiale, che ricostruisce la saga famigliare intraprendendo un viaggio alla scoperta di sé, interrogandosi su quanto le azioni compiute in passato e le grandi donne della sua famiglia possano aver influito sulla sua personalità, arrivando così ad accettarsi e a ritrovare quell’equilibrio che la ricerca di un affetto negato sembrava avere compromesso.

Prologo

 

 

Uscì nella sera di novembre e, per la prima volta, dopo tanto tempo, intravide una luce di speranza, non prossima, ma esisteva, era ben chiara.

«Io la aiuterò, io la salverò, abbia fiducia in me, ne verrà fuori, otto mesi, un anno al massimo. Ho temuto, al principio, che lei fosse ammalata molto più gravemente e allora avrei detto: “Posso far poco per lei, solo darle dei tranquillanti, farla ricoverare in una clinica. Invece, per fortuna, potrà ritrovare il gusto dell’esistere, tornare quella che era”.»

«Che ero, aveva detto, incredula, e quando? Dieci, venti, trent’anni fa? Avvilita e disperata come sono oggi?»

«Che lei sia avvilita, lo credo, disperata del tutto, lei non sarà mai, naviga nel mare dell’essere come un sughero, quando non ce la fa più è perché il sughero è trattenuto da un’alga o da un sasso ma poi ne viene fuori sempre…»

«Non lo so, ora sono davvero a pezzi…»

«Non più delle altre volte, è la stessa cosa, lei si trova in una profonda crisi esistenziale e crede che la sua vita sia inutile.»

«Se la mia vita avesse un significato, non starei così male.»

«Forse, non lo so: lei sta male come tutti quelli della nostra generazione che pensano, siamo gli ultimi dei Mohicani, non ci ha mai riflettuto? Gli ultimi dell’adolescenza senza televisione, senza computer, gli ultimi che hanno letto dei libri. Siamo la retroguardia di un esercito che ha perso, non ci si può chiedere di star bene.»

«Lei sta bene.»

«Forse, ma solo perché sono costituzionalmente più forte, altrimenti, magari, sarei come lei.»

«Conosco anche persone serene, soddisfatte, eppure sono della nostra generazione.»

«Certo, sono i ragionieri della vita, hanno pianificato tutto e, quando è venuta loro l’ombra di un dubbio, l’hanno accuratamente uccisa, come vuole che non siano sereni nel loro navigare senza coraggio? Credono di essere felici e non c’è niente di meglio della propria convinzione per suggestionarsi. Lei vorrebbe essere come loro?»

«Non lo so.»

«Glielo dico io, non vorrebbe, avrebbe desiderato essere appagata da alcune scelte che ha fatto, non ne avrebbe voluto altre. Comunque lei uscirà di qui guarita e senza la necessità di psicofarmaci. Comincerà a ricostruirmi la sua vita di cinque anni in cinque anni, ha quasi quarant’anni, occorreranno otto puntate, chiamiamole così, ma non indulga a nessuna ambizione letteraria. Scriva l’essenziale e non lasci in giro ciò che scrive per qualcun altro, sarebbe scorretto nei confronti del lavoro che dobbiamo fare per irrobustire la sua psiche, per eliminare ciò che la fa soffrire. Ci vedremo appena avrà scritto la sua prima puntata, tra quindici giorni, è questo il tempo che le serve, può cominciare subito.»

Elisa se n’era andata con fiducia, ancora con quel gran peso che la opprimeva da tanto, ma non sarebbe stato così per sempre. Aveva cominciato a pensare, a ricostruire, ma le accadeva una cosa strana: non riusciva a restare sola, quanto più riviveva la sua storia personale, tanto più essa si affollava non solo di persone conosciute ma di altre di cui serbava un vaghissimo ricordo, o addirittura tracce attraverso ricordi non suoi, poiché non c’eran più da lungo tempo quando lei era nata.

Queste figure non la lasciavano, dicevano con forza:

«Ci siamo anche noi, tu sei il prodotto, il risultato delle nostre vite, saresti diversa se noi lo fossimo state e se qualcuna di noi non fosse stata problematica, tu non lo saresti».

La circondavano, riempivano la sua mente, volevano un posto sul palcoscenico, non volevano più dormire nella polvere e allora Elisa scrisse due storie, una per guarire, una per richiamare in vita queste ombre ch’eran stati uomini e donne longobardi di pelle chiara e occhi azzurri e piemontesi bruni e decisi. Elisa faticava a immaginarle contemporanee ed erano tante, era difficile restituire a tutte un corpo e un cuore e parlare di loro seguendo una lama di luce, un ritratto, una fisionomia, un racconto, un modo di dire, un proverbio che forse erano appartenuti a tutti ma sembravano caratterizzare solo loro.

Cominciò con la famiglia della nonna materna di cui aveva sulla scrivania il ritratto da ragazza.

Ricordò quando la nonna raccontava e i fantasmi tornavano vivi sullo sfondo delle tonde colline che non avevan quasi nome e che dividevano tre stati, Lombardo-Veneto, Regno di Piemonte e Ducato di Parma e Piacenza.

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