Due come noi

15,00

Formato: Libro cartaceo pag. 226

Autore: Laura Valera

Note sull’autore

COD: ISBN: 978-88-5539-094-1 Categorie: , Tag:

Descrizione

Quasi cinquantenne, alle prese con un nuovo lavoro, una malattia grave e improvvisa del marito Marco e il sospetto di una passata relazione clandestina di Marco con una sua ex compagna di scuola, Luisa deve districarsi tra relazioni famigliari, amicali e impegni di volontariato, per orientare e rinnovare la sua vita. Le parole di una poetessa amata accompagnano le sue riflessioni e le sue giornate.

Capitolo 1

Luisa è in cima alla scala, in appoggio solo sui piedi mentre le mani rovistano tra i maglioni, riposti e piegati con cura in contenitori di stoffa trasparente.

Enrica la guarda da sotto in su, e intanto stringe con le mani artritiche e nodose le gambe della scala, è il suo modo di aiutare e di partecipare a quella caccia al tesoro perduto.

Luisa ha vietato a Enrica di salire sulla scala, altrimenti, cosa si sarebbe scomodata a fare, lei, dalla Valcuvia fino a Milano, pregata con insistenza da suo marito Marco, che proprio non ha tempo, oggi, di star dietro alle ultime stravaganze dei suoi.

Il trambusto della grande caccia è iniziato ieri, mentre Enrica ed Edmondo festeggiavano la ricorrenza del loro cinquantaquattresimo anniversario di matrimonio con un pranzo a tu per tu; all’improvviso Edmondo si era ricordato della collana di perle che aveva regalato il giorno del matrimonio alla sua novella sposa.

Ma appena Edmondo aveva espresso il desiderio di rivederla indossata da Enrica, in quel giorno speciale, il solo nominarla era bastato a destare in lei un senso di spaesamento e di inadeguatezza, con cui sempre più spesso si trovava a fare i conti: Enrica, infatti, non riusciva proprio a ricordare dove l’avesse riposta, anche se aveva chiara nella mente l’immagine della collana e ricordava anche perfettamente di aver pensato, l’ultima volta in cui l’aveva toccata, che quel nascondiglio fosse un luogo inespugnabile per dei possibili ladri.

Invece lei adesso proprio non lo ricordava più quel nascondiglio ed Edmondo era così stizzito, perché insieme alla collana aveva riposto tutti i loro pochi monili preziosi, e adesso chissà quando mai li avrebbero ritrovati, proprio ora che il prezzo dell’oro era alle stelle!

Subito si erano dati entrambi alla ricerca, con Edmondo sempre più nervoso ed Enrica ad arrampicarsi su e giù per cercare nei ripiani più improbabili degli armadi, dove le pareva vagamente di averli nascosti.

Ed era così che li aveva trovati Marco, il primogenito, entrando a casa loro nella pausa pranzo, come era solito fare, tra l’uno e l’altro dei suoi appuntamenti lavorativi. Lo stato di agitazione in cui li aveva visti e la tensione palpabile l’avevano spinto a chiamare immediatamente Luisa, pregandola di venire l’indomani dai suoi per aiutarli nelle ricerche. Marco, infatti, era certo che non si sarebbero arresi finché non avessero trovato i gioielli smarriti e suo padre avrebbe esasperato sua madre con insistenza, costringendola a non smettere di cercare; ma più Enrica si sforzava di ricordare, più si affossava in uno stato di totale confusione e desolazione.

A Marco suscitava una tale rabbia suo padre, quando si intestardiva senza capire che la mamma aveva bisogno di comprensione e protezione: non era una colpa, la sua, se non riusciva ormai più a ricordare lucidamente fatti e situazioni, era una vera e propria malattia, per giunta destinata solo a peggiorare nel tempo.

Ma non voleva proprio accettarla questa realtà Edmondo, e scaricava la sua rabbia contro la sua tanto amata Enrica, quasi fosse lei a non voler sforzarsi di ricordare, quasi ne fosse colpevole.

S’accaniva contro di lei per non guardare in faccia il proprio dolore, ammettendolo.

Edmondo non ce la fa proprio, per ora, a riconoscere con se stesso che Enrica non potrà più contare sulla sua memoria sveglia, pronta, di un tempo e che lui non può far altro che accettarlo come un dato di realtà, sostituendo i ricordi persi di lei con i suoi, prestandole le parole, le immagini.

Anche Enrica si spaventa e si addolora, quando s’accorge che non riesce a ricordare fatti banali, semplici, come le date o quel che ha mangiato ieri sera o dove appunto ha riposto gli oggetti; di fronte alle sue dimenticanze è meglio soprassedere, han detto i medici, più lei si agita più accresce la confusione della sua mente e si confonde; la cura migliore è prenderla con leggerezza, condita con un tocco d’ironia, che mai non guasta, e imparare a conviverci, almeno finché gli effetti non inficiano così tanto la routine del quotidiano. Ma Edmondo non è mai stato un tipo né ironico né leggero, si tappa le orecchie ai consigli dei dottori, lui rivuole solo indietro la sua Enrica d’un tempo, come un bambino capriccioso e ostinato.

Tuttavia Enrica più dimentica il presente, più ricorda il passato: gli anni più lontani, l’infanzia dei suoi figli, perfino la sua infanzia le ritornano alla mente, ma certi fatti accaduti ieri, quelli proprio non c’è verso di recuperarli, chissà dove si cacciano, in quale cassetto della mente!

Così Luisa è arrivata a Milano stamane, col treno delle nove, pronta a dar manforte alla caccia ai gioielli!

È riuscita a trovare un’insegnante che la sostituisse nella sua lezione d’italiano di oggi, perché si sa che, come volontaria, non è poi come se lavorasse: se non avesse trovato qualcuno disposto a sostituirla, avrebbe annullato la lezione. I suoi suoceri vengono prima, nella scaletta della priorità; lei li comprende nella categoria “famiglia”, a cui assegna sempre il primo posto, in un ragionar per gerarchie che lei stessa valuta un po’ troppo manicheo; o forse è per influenza di chi le vive accanto, che è sospinta a considerare quasi alla stregua di uno svago il suo impegno costante in svariate attività sociali, come la lezione d’italiano in programma oggi.

Comunque sia adesso è qui, in cima alla scala più alta della casa, che cerca, smuove, scopre oggetti dimenticati, ammucchiati e affastellati alla rinfusa da questa donna, la quale, piuttosto che buttare qualcosa, riempie stanze e solai fino all’inverosimile. Tutto bisogna tenere per chi sa quale eventualità futura, non sia mai che possa venire utile per qualcosa. Luisa invece proprio no: lei tiene solo l’essenziale, sempre stata minimalista, lei. Non intende passare la vita a riordinare vecchi ricordi! Pensa che circondarsi di troppi oggetti le affatichi la mente, l’appesantisca, la rallenti e lei vuole sentirsi proiettata verso il futuro, anche adesso che ha quasi cinquant’anni!

«Qui tra i maglioni dell’ultimo ripiano, Enrica, mi pare non ci sia nulla. Di che colore dicevi che fosse la scatola dove li hai messi?»

«Azzurra, mi pare, una scatola di latta, sai, di quelle dei biscotti. Quella me la ricordo bene, mi par di vederla, era la scatola che usavo per tenere i biscotti che facevo io a Marco quando era piccolo… ci ero affezionata a quella scatoletta, rettangolare, con l’immagine di una nave sul coperchio, era un regalo dello zio che ci aveva portato da una sua vacanza in Bretagna.»

«Ma guarda un poco quanti dettagli ricordi… che strano, però. Vedrai che magari tra qualche giorno, quando non ci starai pensando più, ti verrà in mente dove l’hai messa. Credo sia meglio starsene tranquilli qualche giorno, questa ricerca così affannosa mi pare inutile, tanto adesso su due piedi non è che vi servono questi gioielli, no?»

Mentre Luisa parla, Enrica apre le mani dalla presa salda della scala e sposta lo sguardo allo scaffale affianco dell’armadio pieno di libri, pare assente, persa nei suoi ricordi, immobile, con le braccia lungo i fianchi, la schiena curva. D’improvviso raddrizza il collo, con l’indice sospinge gli occhiali sul naso, quasi la vista più acuta rinvigorisse la memoria e, avvicinatasi ai libri, solleva il braccio afferrando uno degli album di foto scelto tra gli altri. Dice, quasi rivolta più a se stessa che a Luisa:

«Ecco, mi pare proprio che qui in quest’album ci sia una foto di quando lo zio è venuto a trovarci, portandoci quella scatola di latta, adesso vediamo un po’… che poi in fondo un po’ di memoria mi è rimasta!»

Luisa chiude l’anta e scende cauta dalla scala.

Che tenerezza le fa Enrica! Più peggiora la sua memoria del presente, più si rifugia nei ricordi del passato, che conserva intatti, e di quello sempre parla, con chi le sta intorno, quasi a trovar conferma che ha ancora argomenti per conversare, da pari a pari. Intere giornate trascorre a sfogliare questi album!

Luisa sfila l’album indicato da Enrica, glielo porge. Enrica si siede sul letto di fronte all’armadio e, con un gesto veloce, invita Luisa a fare altrettanto. Vicine, una pagina sulla coscia di ciascuna, sfogliano piano, insieme, fino a ritrovare proprio quella foto: c’è zio Luigi seduto sul tappeto che gioca con Marco piccino, tre o quattro anni appena, intorno a loro pezzi di costruzioni di plastica e sul tavolo, al margine della foto, la teiera con la scatola di latta chiusa, sul coperchio è ritratta una barca, lo sfondo azzurro.

Bene, perlomeno adesso so cosa devo cercare.

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