Complicazioni

1,99

Formato: Epub, Kindle

Autore: Bruna Nizzola

Note sull’autore

COD: ISBN 978-88-6690-230-0 Categoria: Tag:

Descrizione

Dalla penna un po’ graffiante, ma umanissima, di Bruna Nizzola, nasce questo canovaccio che potrebbe essere un romanzo: la storia di un “diverso d’amore” negli anni delle minigonne e dei metallari. Anzi, forse in realtà il romanzo c’è già tutto intero: c’è l’ambientazione, ci sono i personaggi, protagonisti, antagonisti, personaggi secondari. C’è la diversità, la ricerca di sé, la felicità, l’epilogo…

INCIPIT

Forse questo titolo “Complicazioni”, buttato lì, fa pensare pedestremente solo all’aggravarsi di una malattia, oppure ai postumi negativi di un intervento chirurgico peraltro eseguito benissimo. Insomma, tanto per stare al linguaggio corrente, ad “effetti collaterali” previsti se non addirittura programmati.

Forse andrebbe meglio un anglico e più vago vocabolo tipo “Complication”.

Potrebbe essere una raffinata concessione alla contemporanea moda lessicale, tutta stelle e strisce, per cui nessuno si esime dall’usare con disinvoltura parolette inglesi o magari, biascicando come se avesse fra i denti del chewing-gum, uno slang americano da perfetto “marine”.

Consuetudine che spiazza persone come me che in fatto di lingue straniere tutto quello che hanno è un po’ di “francese” quasi dimenticato anche se assurto, negli ultimi anni di scuola, all’ineffabile traguardo della lettura ad alta voce dei “Miserabili” in lingua originale.

Ma tutto questo non c’entra con la possibile storia!

Vediamo di cominciare!

(A proposito dell’ambiente naturale, economico, socio-culturale, possibile scenario della possibile storia)

Il Paese

L’ambiente… eccetera eccetera, potrebbe essere un “paese”.

E non importa proprio che si tratti di un borgo arroccato fra sassi ed ulivi o languidamente disteso in una placida pianura di nebbie o, tutto colorato, a stiracchiarsi al tiepido sole invernale di una qualsiasi riviera per scatenarsi in un farneticante delirio durante i mesi estivi.

Sarebbe semplicemente un paese: un agglomerato non troppo vasto di case, palazzine, villette, nuove e meno nuove o decisamente vecchie con le suggestive ferite di rossi mattoni sbocconcellati ad interrompere il volonteroso tentativo d’intonaco, tributo non troppo convinto di anziani proprietari alle ragioni dell’immagine di facciata dell’ultimo piano regolatore comunale.

Il tutto in doveroso raccoglimento attorno al campanile della chiesa e con tanto di scuola che, qualora non fosse stata bombardata e quindi ricostruita con pretese di modernità, anche se di solito non con altrettante garanzie di sicurezza, rivelerebbe sicuramente gli ampollosi criteri artistici dell’architettura fascista anni trenta.

Sarebbe inevitabilmente un “paese”.

Ubbidirebbe infatti alla regola principe di tutti i paesi soprattutto dei paeselli, frazioni, frazioncine: quella norma ineluttabile per cui ciascun paesano, pur difendendo gli affari propri con le unghie e con i denti, come se fossero l’orticello e la pianta di rosmarino di proprietà, riterrebbe quasi obbligatoria la propria accanita partecipazione agli affari degli altri.

Nessuno potrebbe provarsi a nascondere qualcosa!

Si sarebbe, invece, molto fieri della trasparenza del vivere e del convivere degli abitanti. Di tutti!

Non ci sarebbero dolori o gioie o avventure o…corna che non finiscano, prima o poi, alla ribalta dei perenni teatrini paesani: chiesa, bar, piazzetta, bottega …

Comincerebbe con banalissimi “Hai visto? Hai saputo? Ma lo sai che…” e la storia si allargherebbe, gonfiata come un aerostato, arricchita di particolari fantastici per giungere alle orecchie di tutti, anche di quelli che, magari, non vorrebbero sentire.

E con un “Ma non ti sembra che…”, scambiato fra due signore al mercatino del giovedì, potrebbe avere inizio la possibile storia in oggetto.

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