Profumo criminale

3,99

Formato: Epub, Kindle

Autore: Simone Fanni

Note sull’autore

COD: ISBN 978-88-6690-194-5 Categoria: Tag:

Descrizione

Francesco. Il suo editore gli deve quel conto in banca a molti zeri. Dieci anni prima pubblica L’ultimo dente in bocca, un romanzo che fa numeri da capogiro in tutto il mondo. Però, dopo quell’esordio fulminante, le cose  iniziano a girare male. La creatività dello scrittore svanisce, adesso non  sarebbe in grado di pubblicare neppure un articolo per il giornalino della parrocchia e come se non bastasse il suo matrimonio va a rotoli. Un giorno, Francesco torna a casa e trova Isabella, sua moglie, a letto con l’amante. Non la prende male, propone un caffè per tutti e si mette a cercare la moka da tre. La caffettiera, che per parecchio tempo sembra più introvabile della primula rossa, salta fuori solo dopo che Francesco, ormai rassegnato alla misteriosa sparizione,  decide di andare a prendere un espresso al bar. Spunta fuori all’improvviso, la maledetta caffettiera. Compare tra le mani di un assassino dal volto invisibile che colpisce il cornuto tramortendolo. Quando Francesco riprende i sensi scopre i cadaveri di Isabella e del suo amante trucidati. Nel timore di essere accusato del duplice omicidio, se la squaglia e intraprende la sua indagine personale per incastrare l’assassino. Nei panni di un investigatore in fuga, il nostro eroe prende la mano del lettore e lo porta a spasso sul filo, sopra un mondo popolato da personaggi impossibili e divertenti, tenendolo sospeso tra la realtà e il romanzo. E poi lo lascia cadere, per sorprenderlo con un colpo di scena senza precedenti.

INCIPIT

Il bersaglio

C’è stato un errore e sono finito in un circolo di mattacchioni, uno di quei posti con i vetri infrangibili e le porte quasi sempre chiuse a chiave. Siamo tutti seduti in cerchio sopra sedie di plastica e il tavolo è inchiodato al pavimento. Non è che abbiamo paura di un pignoramento, è che a qualcuno potrebbe saltare nella zucca di provare a lanciare questo pezzo di legno a quattro gambe sulla testa di qualcun altro. Queste cose le dico giusto per rendere l’idea dell’ambientino, un ambientino niente male, adesso arrivo ai fatti. I fatti sono che c’è da parlare con lo psicologo nuovo che è arrivato la settimana scorsa, quello vecchio è schiattato tredici giorni fa. Uno alla volta gli dobbiamo dire di cosa abbiamo paura. A me piace scherzare, fuori di qui lo sanno tutti che è divertente scherzare, quando arriva il mio turno e quello mi fa la domanda, io gli rispondo che ho paura dell’aglio. Gli altri interpellati prima di me dicono cose normali tipo buio, morti, extraterrestri e così via. Troppo spesso questi pazzi si prendono esageratamente sul serio, non so se dipenda dai litri di Valium che sono costretti a trangugiare ogni giorno oppure se siano i chili di Luminale, ma forse è solo che questi pazzi il senso dell’umorismo non ce l’hanno. Comunque dopo che dico la battuta dell’aglio non ride nessuno e poi parla lei, il bersaglio e quando dico così mi riferisco a qualcuno che devo uccidere. Il mio bersaglio è una donna, dice di avere paura della pistola e allora prima che inizi a parlare il mattacchione successivo mi viene in mente un’altra battuta e così sollevo la mano per chiedere la parola.

“Deve dirci qualcosa, signor Van Helsing?”

“Volevo dire che ho paura anche del sole.”

“Signor Van Helsing, dobbiamo dire una paura alla volta e rispettare il turno, questa è la regola. A chi tocca adesso?”

Adesso tocca ad Artemio, è uno parecchio balbuziente che ha paura dei ragni e un giorno per difendersi da quei maledetti animali a molte zampe ha usato un piede di porco. La sfortuna ha voluto che una di quelle fastidiose ragnatele fosse proprio sulla testa della moglie e il resto lo potete immaginare. È incredibile che in questo paese si possa finire in manicomio per colpa dei ragni. Mentre il tartaglione balbetta: “Ra-ra, ra- ra- ra”, il bersaglio avvicina le sue labbra al mio orecchio e con la voce di una che muore dalla voglia di scopare mi confessa di avere appena detto una mezza bugia. Allora aspetto che allontani le sue labbra dal mio orecchio. E quando la sua bella faccina è rivolta al resto del gruppo, sono io che avvicino la bocca al suo orecchio e, con la voce di uno pronto a scopare, le chiedo chiarimenti.

“Ho paura della pistola solo quando spara pallottole d’argento.”

Traggo un bel sospiro di sollievo, qua dentro c’è almeno una persona col senso dell’umorismo.

Per chi ancora non lo sapesse o se lo fosse dimenticato, scrivo che non ci sono molti modi per uccidere un vampiro. Uno è il metodo dell’aglio, bisogna ficcargli una decina di spicchi di aglio in bocca. Un altro è il metodo del sole, si prende il vampiro e lo si mette al sole per alcuni secondi. Il terzo metodo è quello delle pallottole d’argento. Se spari a un vampiro con pallottole di piombo, quello manco se ne accorge, ma se spari a un vampiro con pallottole d’argento sei sicuro di farlo secco. Eh già, proprio così, quando becchi un vampiro con una pallottola d’argento quello stramazza, rantola, invecchia di colpo e muore mezzo disintegrato e mezzo polverizzato.

Torniamo al bersaglio.

Bionda, biondissima, minigonna mozzafiato, tacchi a spillo e tutto il resto. Proprio il mio tipo, una di quelle che ci passerei un’oretta con il naso tra le tette, le mani tra le cosce e poi mi fermo qui. Se ti farciscono col Valium per un ragno, figuriamoci cosa ti possono iniettare se ti metti a parlare di sesso.

Adesso il bersaglio fissa gli occhi dello psicologo, aspetta che lui se ne accorga, lui se ne accorge, lei gli fa un cenno con la sua deliziosa testolina collegata a due spalle mozzafiato da un collo lungo e sottile, poi si alza e ondeggia per uscire dalla stanza.

Ma porca put, come ondeggia bene il mio bersaglio.

Probabilmente è per questo motivo che mi sono innamorato di lei, per quella camminata, sì, deve essere andata così, deve essere stato per la camminata.

Mi viene una gran voglia di andarle appresso, ma se mi alzo senza autorizzazione ci può scappare una bella puntura e allora fisso lo psicologo e aspetto che lui si accorga che lo sto fissando, così potrei fargli un cenno con la testa e incamminarmi dietro il bersaglio.

Ma lui fa finta di nulla, per cui mi tocca restare inchiodato alla mia sedia fino a quando non arriva il momento della seconda domanda.

“Tocca ancora a lei, signor Van Helsing, di cosa ha paura, oltre che dell’aglio e del sole?”

“Ho paura di non vederla mai più.”

Parli di me, signor Van Helsing?”

La voce del bersaglio, suadente, entra nella stanza. Ma lei, il bersaglio, rimane fuori, sulla porta.

Sì” le rispondo.

Lo farai per denaro?”

“Naturalmente, nulla di personale, solo questione di soldi.”

“Se è solo per questo, ti darò il doppio per non farlo.”

“Mi piacerebbe accettare, sei carina, ma non posso, ho promesso che lo farò.”

“Capisco, una promessa è una promessa.”

“Già, una promessa è una promessa.”

“Come lo farai?”

“Ti farò una sorpresa.”

Ti farò una sorpresa

“Come lo farai, ti farò una sorpresa.”

Lo avevo capito subito. Lo avevo capito dalla faccia che aveva fatto. La stessa faccia che aveva fatto le altre nove volte dopo la prima. La faccia era quella del mio editore, la faccia che aveva fatto mentre leggeva a voce alta quelle ultime due battute del primo capitolo di Io succhio. Poi il suo telefono si era messo a squillare, lui aveva letto sul display Scassaminchia, subito dopo si era messo le mani sulla testa e aveva detto:

“Una brutta cosa alla volta, a mia moglie penserò più tardi.” Aveva lasciato che il telefono smettesse di squillare e poi aveva continuato:

Io succhio è un titolo che fa schifo. Dico, è adatto a un genere che non tratto, ti rendi conto?”

Io succhio è un romanzo che parla di vampiri e i vampiri succh…”

“E dove mai si è visto un killer che annuncia le proprie intenzioni alla vittima e oltretutto davanti a una platea di testimoni?”

“Ma come hai fatto a non capire?, il killer è un pazzo internato e poi lo psicologo e i mattacchioni non lo sanno che lui è un killer che deve uccidere la vampira, che poi è una vampira vera, è questo il colpo di scena finale, lei è una diretta discendente di Dracula, anche se questo lo devo ancora scrivere. Ma l’idea ce l’ho già tutta in testa. E adesso ascoltami, lei è consenziente, lo ha sempre saputo che sarebbe finita così e allora quando il pazzo internato impugna la spad…”

“No, no e no. Io non ti ascolto, Francesco, sei tu che mi devi ascoltare. I tempi de L’ultimo dente in bocca sono lontani e da allora mi hai presentato una decina di manoscritti.”

“Dieci. Con questo sono esattamente dieci.”

“Ecco, allora sono esattamente dieci orribili manoscritti. Ma non importa, Francesco, ce l’ho io una storia che fa per te.”

“Come sarebbe che hai una storia che fa per me? E Io succhio?”

“Sagre paesane nelle province di Padova e Venezia.”

“Ma cosa dici? Le province stanno per essere abolite.”

“Ma le sagre no.”

“Io odio le sagre paesane, abolirei le sagre e terrei le province.”

“Invece le sagre paesane sono bellissime, e lo sai perché sono bellissime?”

“No che non lo so.”

“Sono bellissime perché sulle sagre paesane ci puoi scrivere un libro in meno di un mese. Un libro che venderà circa 8000 copie con le quali tu guadagnerai 8000 euro.”

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