Vivace difettare

12,00

Formato: Libro cartaceo pag. 110

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Autore:Walter Castagno

Note sull’autore

COD: ISBN: 978-88-5539-176-4 Categoria: Tag:

Descrizione

La poesia è una forma d’arte che, come tutte le altre, si compone di due aspetti principali: apollineo e dionisiaco, così come li definì F. Nietzsche. Si tratta della tecnica e della comunicazione razionale nel primo caso, e dell’estetica, ovvero della comunicazione emotiva nel secondo. Vi è stato un infinito numero di poeti nel passato, e ve ne sono moltissimi nel presente. Ognuno ha cercato un suo equilibrio tra questi due principi.

Quel che io posso dire della mia poesia non è molto. Questo perché posso esprimere solo il mio modo di sentirla. Inoltre in questo mondo siamo in tanti. Perciò dirò solo che tendo a dare più risalto alla comunicazione razionale, al raccontare il mio pensiero, spiegando gli ideali che mi stanno a cuore. Condisco tutto ciò con la bellezza della metrica italiana, e questo aspetto ha sia una valenza tecnica che una estetica, basata sul ritmo che deriva dalla lunghezza e dagli accenti del verso. E solo in ultimo presto attenzione anche alla mera bellezza delle parole, che mi sento di interpretare come elemento dionisiaco puro.

Altro in merito ai miei versi non dirò. Lascerò, dunque, parlare coloro che hanno avuto modo di leggerli. Amiche ed amici ai quali ho sporto qualche mio componimento, per la gioia di condividere. Saranno le loro parole ad invitarti alla lettura. Non credo, infatti, che vi possa essere modo migliore di introdurre i miei componimenti, rispetto al lasciarlo fare a più persone, a più punti di vista, a più modi di sentire.

“Il poeta insegue rime e parole per esprimere concetti moderni ed attuali, alla ricerca di un qualcosa di superiore. Poi sfiora temi più bucolici e virgiliani, nella georgica certezza che la natura è solo un metro di paragone, che la morale fedrica va infine garantita, come necessità ultima del poetare.

Walter Castagno imprime in versi la propria personalità variegata, a testa alta, ragionando a suon di buon senso e trasferendo alla poesia la moderazione dialogante del suo credo. È il bardo dei nostri giorni; un totemico orso celtico che suona l’arpa con la punta degli artigli.” (Alberto Busca)

“Riflessioni in forma poetica. Di questo si tratta.

Viviamo nel momento in cui la Libertà combatte l’estrema battaglia contro le forze dell’Oppressione, e queste sono davvero prossime alla vittoria.

Dopo anni di bombardamento ideologico siamo diventati asserviti ad un atteggiamento, che si autodefinisce Politicamente Corretto, secondo il quale, stringi stringi, tutti hanno dei diritti sacrosanti tranne noi. Da qui deriva l’omologazione, la dipendenza dalle situazioni che ci fanno sentire protetti dai potenziali attacchi che potremmo attrarci dichiarando Chi siamo. Questa è una cosa che possono fare solo gli altri, e possono farla solo stando a certe regole e modalità. Noi no. Noi non possiamo vivere al di fuori di noi.

E allora ecco che si materializza questo scritto: l’Autore riflette sulla situazione umana nella sua socialità, e ne trae conclusioni dolorose. Talmente dolorose che non potrebbero venir espresse in sicurezza in maniera palese e diretta: verrebbero immediatamente attaccate da tutti quelli che difettano della qualità fondamentale per stare bene al mondo: la saggezza. E sono la maggioranza. Per cui diventa necessario selezionare il ricevente del messaggio, da un lato, e proteggere il messaggio stesso utilizzando una sorta di codice criptato che non lo renda immediatamente comprensibile agli idioti.

La soluzione poetica classica diventa quindi quasi necessaria: parole desuete, incastrate e tagliate in maniera da renderle non immediate, vincolate ad una metrica che nessuno usa quotidianamente perché ormai la poesia non si studia quasi più, ed è diventata una delle arti in via d’estinzione nel mondo presente, limitando la sua sopravvivenza all’utilizzo musicale. Richiede tempo e impegno, due cose a cui il mondo moderno ci ha disabituato, per recuperare le quali ci vuole una volontà ferrea.

Ecco quindi che in questa operazione l’autore seleziona il suo pubblico, e non viceversa. Chi non riesce a capire cosa c’è scritto non avrà mai accesso ai messaggi, e solo chi ci riesce può apprezzarli, eleggendosi come il vero ricevente dell’operazione poetica. Credo sia la massima espressione del potere dell’Arte: non poteva che nascondersi in un mezzo come quello poetico, che, mentre offre svago alle masse con i testi delle canzonette, rimane vitale nella sua missione in supporti come il libro che avete tra le mani. Un libro non da leggere tutto d’un fiato. Un libro su cui tornare più volte, su cui fermarsi e… pensare.” (Maurizio Demichelis)

“La mia impressione è questa: l’operazione del poeta è sincera, genuina, originale, e merita di essere sviluppata. Ed è anche coraggiosa, perché utilizza delle forme poetiche non scontate, proprio per la loro tradizionalità: chi ancora oggi utilizza gli endecasillabi e i settenari? Oramai nessuno. Walter lo fa. Non tutti i versi sono bellissimi, ma nel loro insieme sono molto sinceri. La scelta del metro si rivela non un anacronismo di maniera, ma una soluzione straniante, che stacca dalla ripetizione meccanica del discorso quotidiano, ritaglia uno spazio di riflessione extramondano, propizia l’ascolto di un significato autentico. E la tematica utilizzata è la demistificazione dei luoghi comuni e del modo di vivere a cui, in qualche modo, siamo quasi obbligati ad adeguarci tutti: l’omologazione, il consumismo, i modelli che ci vengono imposti come i più banali. Tutto questo in modo molto diretto.” (Professor Antonio Gagliardi)

“La poesia è spesso criptica, riservata a pochi e incapace di strizzare l’occhio a tutti: non è così la poetica di Walter Castagno. Le sue rime sono gentili con chi ha voglia di leggerle. Tratta bene chi vuole intrattenersi ed essere cullato, non rifiuta amicizie altolocate e l’orecchio poco allenato. La Sua potrebbe essere definita “poesia umanista”, meno in senso storico e letterario e più nel senso di umana, che parla ai suoi simili. Walter ha un profondo amore per la nostra specie, dalle sue poesie si capisce che vi sono critiche ai vizi e alle tristezze di molte vite, ma, più importante, è il suo tifo per tutte le altre vite, per ogni uomo e donna che probabilmente il poeta vorrebbe incontrare. Chi conosce Walter sa che il suo occhio è attento ai fatti quotidiani, e alla potenzialità che nel quotidiano non può risiedere. Il suo non è mai snobismo, ma passione per il dialogo, ricerca dell’eccezionale perché arricchente del normale. Una ricerca del tutto umana per gli umani, un trovare quello che è bello per condividerlo e mai riservarlo a pochi. Un umile consiglio ai lettori…: condividete anche voi le sue poesie, vi renderanno più contenti.” (Pierluca Zizzi)

Ringrazio sentitamente tutti coloro che hanno voluto donare un loro pensiero.

L’Arte, in qualunque sua forma, è sempre accompagnata da luci ed ombre. Questo vale per i grandi del passato ed odierni, ma anche per i minuscoli, come il sottoscritto, che raccolgono le briciole dalla mensa dei primi (per citare il Sommo). Per questo, sovente, preferisco quando almeno qualcosa mi viene criticato. La mia speranza è sempre che ci sia anche qualche ombra, perché la perfezione è finta, e se nessuno esprime perplessità, è probabile che i giudizi siano stati superficiali, per un motivo sconosciuto. Inoltre, come insegna il Maestro Socrate, “io so di non sapere”, e per questo qualche angolo buio, che ispiri il miglioramento, di certo ci sarà.

Da qui in avanti troverai le mie composizioni poetiche. Io ci ho messo tutto il mio impegno: spero che possano suscitarti riflessioni ed emozioni.

Il calcolatore e altri veleni

 

A me par come un folle macchinario!

O un pilota che sfreccia nella bruma,

un vento urlante che i rami consuma,

e insiste sull’ormai spoglio santuario.

Così mi par la fretta di vivere,

che gli odierni istanti divora,

e pur il chiaro pensiero scolora,

ché mai il talento vi può convivere.

E l’uom è convinto di far bene

un millantato ideal perseguendo,

che però ben vestito va fingendo,

come il bel canto dell’empie sirene.

Simil a bianco velo silenzioso,

che nasconde il bel volto della sposa,

finché a notte sul letto si posa,

zitto scivola il tempo prezioso.

Così educar vien dopo il lavoro,

dopo il calcolatore e altri veleni,

nell’elettronica langue l’intesa.

Il pilota va in cerca d’alloro

della vista carente e senza freni:

in fine un muro, un boato, la resa.

 

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