Descrizione
I versi di Lea Giacone sono gentili.
Sia quando sono scritti seguendo le regole della metrica, sia quando, se pur più raramente, fluiscono liberi lungo la pagina.
Sono gentili ed educati, ma mai banali o superficiali.
Hanno infatti la capacità di affrontare con leggerezza temi importanti, personali o globali.
Lo fanno anche con la musicalità apparentemente infantile della filastrocca, e in ciò ricordano il De Andrè de “Girotondo” ironicamente impegnato contro l’insensatezza millenaria della guerra.
Le poesie sono da leggere e gustare tutte, ma se fossi costretto a sceglierne soltanto una non avrei dubbi: in “Condominio” con pochissime, delicate pennellate, Lea dipinge un leggero ma terribilmente vero affresco del nostro umano (e misero) vivere quotidiano.
E insisterei per una seconda “prima scelta”: “I sensi si raccontano” dal sapore “rodariano”.
Cambiando il modo (usando cioè la gentilezza) si può cambiare il mondo?
Lea sembra crederci, e invoglia i suoi lettori a provare a fare altrettanto.
Carlo Carlotto
LA MIA ANIMA DI CARTA
La mia anima di carta
tutto vede e tutto sente,
tutto odora e tutto gusta,
e non resta indifferente…
Alle volte si accartoccia
perché quel che c’è nel mondo
ai suoi sensi delicati
può apparire nauseabondo!
La mia anima di carta
è sottile e trasparente,
ma anche quando si rattrista,
poi ritorna sorridente.
Ama tanto le carezze,
non vuol esser trascurata,
e ogni volta che mi parla
chiede d’essere ascoltata.
Ed è anche un po’ bambina
questa fine anima mia,
ma lasciamo, per favore,
che così per sempre sia.





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