Una storia nera

4,99

Formato: Epub, Kindle

Autore:Vito Montrone

Note sull’autore

COD: 978-88-5539-491-8 Categoria: Tag: ,

Descrizione

Un investigatore tenace, due indagini impossibili, un filo rosso che unisce città e destini.
L’ispettore Corsini viene trascinato in un vortice di misteri che parte da Vercelli, dove la scomparsa di Michele Bondi sconvolge la vita dell’erede Eugenia Cordara, e lo porta fino a Napoli e alla Daunia, tra passioni proibite e segreti inconfessabili.
Quando a Torino muore improvvisamente Anna Pistelli, il caso sembra chiuso come incidente. Ma un dettaglio sfuggito, un testimone dimenticato e un prezioso libro di poesie riaprono la pista: il ritorno del temuto killer delle monete d’oro.
Dal Piemonte al Sud, passando per vicoli, redazioni e palazzi eleganti, Corsini deve affrontare potere, menzogne e verità scomode. Due indagini che si intrecciano, un unico giallo serrato dove nulla è come sembra e ogni indizio può ribaltare il finale.

INCIPIT

PROLOGO

 

 

Sant’Agata, 21 luglio 2019, sera

 

Un versamento a stille che, giorno dopo giorno, faceva traboccare odio dal cuore.

Una rabbia incontenibile che stava armando la mano. Bisognava solo trovare l’arma giusta per fare bene il lavoro. Non sarebbe certo stato facile, ma la soluzione poteva essere la vecchia pistola del nonno nascosta nel sottano. Quel cimelio sfilato dalla borsa di un tedesco in ritirata, tutto preso a festeggiare la fetta di pecorino e un pezzo di pane bianco che il nonno si era portato dietro per la raccolta delle lumache. La ricchezza che il crucco gli aveva rubato. E solo quando i tedeschi avevano già preso la strada verso il nord, il nonno si era accorto che nel tamburo del revolver c’erano solo due proiettili.

La pistola non era mai stata usata, né ingrassata. Gli anni trascorsi nel sottano l’avevano velata di una visibile patina di sporco. Chissà se al momento opportuno avrebbe fatto il suo dovere, se mai avesse deciso di farne uso. Però, era solo questione di tempo, di quanta acredine avrebbe accumulato.

Pensieri in libertà, sulle ali dell’aria tiepida che sperava lo avrebbe spinto a prendere la decisione.

Sentiva l’odore di lui quando rientrava a casa. Lui era stato lì e sua moglie fingeva. Diceva che l’odore era suo e che si era talmente instupidito dietro alle sue fantasie da non riconoscere nemmeno la puzza del sudore che lasciava in giro per casa, “stai sempre in quell’orto, tra cipolle e patate. Te ne sei riempito il naso. Se almeno ti trovassi un altro passatempo”. E quando lui insisteva nel dirle che l’odore era di un altro, lei gli rideva in faccia, “la gelosia ti fa impazzire”.

Sul terrazzo, tra i vasi di oleandro, innaffiandoli come se l’acqua potesse spegnere la sua sete di vendetta, una sera, in un istante, aveva deciso che il giorno dopo, se avesse trovato il coraggio, avrebbe fatto finta di andare al lavoro e, invece, sarebbe andato nel sottano a prendere il revolver, stando attento a non farsi sentire, perché da lì si sentiva tutto. Se n’era accorto quella volta che era andato a prendere le uova e l’aveva sentita parlare con la madre, quella vecchia strega, alla quale non era mai andato a genio, “ti sei presa un fesso. Abbiamo sbagliato… avremmo dovuto permetterti di sposare chi volevi. E quando potrai vendere la sua masseria, il ricavato non ti ripagherà delle sofferenze di tutti questi anni”.

La mattina dopo, uscendo prima del solito, sulla porta le aveva urlato che di quel bastardo, un certo Enzino, non voleva più sentire neanche il suo nome e lei gli aveva urlato, “devi calmarti. Cerca di ragionare”, e lui “devo ancora ragionare? Non lo avessi già fatto abbastanza. E ho sbagliato. È entrato in questa casa e non voglio più sentire il suo odore”. Ma lei, “Peppino, hai perso la ragione. Ti rendi conto delle scemenze che riesci a tirar fuori? Sei una persona in vista. Non puoi metterti a urlare in questo modo. Che ti sei messo in testa?” E lui replicava, “io non sbaglio, Assuntì, e vedi di non prendermi in giro. Prima o poi lo faccio fuori. E ringrazia se sarà l’unico a pagare il conto”. Allora lei lo insultava, “sei impazzito?”

Sulle labbra di Peppino, però, era spuntato il ghigno, la certezza di aver pensato alla soluzione che avrebbe messo a tacere tutti, “non sono pazzo, uagnà”.

 

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