Un sospiro nel silenzio

4,99

Formato: Epub, Kindle

Autore: Niccolò Tonin

Note sull’autore

COD: ISBN 978-88-6690-021-4 Categoria: Tag:

Descrizione

Molto spesso, gli autori esordienti tendono a scrivere di sé e della loro vita in modo diretto, autobiografico, soprattutto per raccontare  problemi, sofferenze, ma anche gioie e speranze. Questo è bene, naturalmente, e sovente terapeutico. Ma non è letteratura.

Perché lo sia, è necessario che l’autore sappia creare un personaggio diverso da sé, che sia, per dirla con Proust,  “frutto di un altro io”, un “io letterario” e non un “io autobiografico”.

Niccolò Tonin è un autore promettente proprio perché, a soli 18 anni, è riuscito a fare questa operazione letteraria dando vita a un personaggio con cui il lettore riesce a creare un’immediata empatia, con un racconto breve e intenso, una prosa che segue il ritmo irregolare e ondivago del pensiero.

Sofia, la protagonista, ha venticinque anni e soffre di depressione e disturbo di personalità evitante. Vive sola, con l’unica compagnia del suo pianoforte e di una gattina abbandonata che trova per caso e di cui si occupa con tenerezza e sollecitudine materna. Chiusa nel suo guscio di silenzio, passa lunghe ore ad ascoltare soltanto il suo respiro. Uscire di casa, magari per fare la spesa, è un problema e la ragazza preferisce “non farsi coinvolgere” neppure da un avvenimento drammatico come la morte del padre, e si sforza di respingere i sensi di colpa nei confronti della madre che scaturiscono dai suoi comportamenti.

Un giorno, tuttavia, l’incontro con un uomo le rivelerà il piacere e l’importanza del rapporto con gli altri e farà sorgere in lei un sentimento profondo e dirompente, un amore con tutte le caratteristiche dell’infatuazione adolescenziale, un inesprimibile bisogno di tenerezza.

La vita, però, ha in serbo altre sofferenze per Sofia, anche se è attraverso la sofferenza e anche la disillusione che si cresce e, talvolta, ci si avvia verso una possibile guarigione.

INCIPIT

Suona.

Poi suona di nuovo.

È il telefono, che squilla ormai da quasi un minuto. Non so chi sia, non so nemmeno dove mi trovo. Prendo coscienza. Sono nella mia stanza. Sola. Sento l’ultimo squillo del telefono, poi incombe il silenzio.

Osservo l’orologio, anche se non mi interessa che ora sia, che giorno sia o quali novità ci saranno nella mia vita. No, niente di tutto ciò. Guardo l’orologio solo per sperare che il tempo vada avanti più velocemente possibile.

Ma il tempo è lento. Quando sei sola.

Mi alzo dal letto. Percepisco una forte sensazione di fame. Così mi metto su del tè caldo al limone. Inzuppo i biscotti. E mangio. Mangio, mangio. Mangio.

Mentre mi abbuffo di biscotti con gocce di cioccolato, continuo a pensare a chi potesse essere a chiamare. Uno che ha sbagliato numero? Mio padre? Mia madre? Non posso sapere.

Ma mentre mangio eccolo che squilla di nuovo.

È già la seconda volta! Allora salgo le scale per tornare in zona notte, lentamente, perché sono ancora mezza addormentata e rispondo. Tuu tuu tuu. Linea caduta. Dannazione! E io che sono così curiosa di sapere chi cavolo mi ha chiamata.

Allora torno in cucina e mi abbuffo di nuovo.

Riguardo l’orologio. Sono passati solo cinque minuti. Ah, che lento che è il tempo! E mentre mangio ogni tanto riguardo l’orologio, e lo riguardo ancora, ancora, ancora. Ancora.

Di solito la mia giornata è strutturata sempre uguale. Mangio la mattina, svegliandomi ad un orario non preciso, dipende da che ora vado a letto la notte. Poi bevo del tè caldo al limone, raramente al gusto di vaniglia. Poi, durante il resto della mattinata dormo (ammesso che abbia ancora sonno), oppure leggo (ammesso che abbia voglia di leggere), o anche gioco online. Faccio tutto quel cavolo che mi pare. E mi sta bene. Il resto della giornata lo dedico all’ascolto di musica classica, a scrivere romanzi e alla mia passione più grande: suonare il pianoforte. Ma un autore in particolare: Chopin. Nessun altro autore è magico come lo è lui. La sua musica è poesia allo stato puro. Ho studiato molto i suoi notturni, alcuni valzer e ora mi sto dedicando ai suoi ventiquattro studi per pianoforte: dodici dell’opera dieci e dodici dell’opera venticinque.

Ecco come si vive da soli. Si vive lasciando che il tempo vada avanti, col-tivando le proprie passioni in solitudine, nel silenzio. Della solitudine si può diventare schiavi. Anche la solitudine può diventare una dipendenza. Ogni qualvolta qualcuno dovesse chiederti se ti va di uscire tu rispondi no perché vuoi stare da solo.

E così deve essere.

Altrimenti? Altrimenti un corno. Quando qualcuno vuole stare solo se ne sta solo. Punto, basta e fine.

Sofferenza.

Sì, quando si è soli è il sentimento che più ti attanaglia. Ma ogni cosa ha un suo prezzo, qualcosa che spesso può diventare incon-tenibile.

Mio padre mi ha sempre detto che vivere soli non sempre è codardia o scelta personale, ma una prova di coraggio, di indipendenza, di provare a vivere senza che nessuno faccia le cose per te.

Solo che io non sono indipendente. Non faccio le cose da sola. Certo, ho imparato ad andare al centro commerciale a farmi la spesa, so vestirmi (quando mi servono vestiti nuovi vado con i miei genitori a com-prarmeli), ma non ho un lavoro. Non ho amici. Non ho un marito. Niente. Sono sola. Sconfinata.

Una prima modalità per vivere bene da soli è trovare un senso nella solitudine. Se non trovi un senso ti deprimi. Per esempio devi trovare la forza di crearti un amico immaginario, immaginare di vivere a contatto con altre persone. Poi bisognerebbe avere delle passioni da coltivare. Ma passioni solitarie. Perché da questo momento dovrete essere soli.

Immaginate solo per qualche minuto come sarebbe la vostra vita in solitudine. Pensate a quanto libera potrebbe essere. Niente figli, niente marito. Niente amici, niente colleghi di lavoro. Immaginate poi di trovarvi in un enorme parco, ricoperto da tulipani, viole e rose, tra i salici piangenti e abeti. Vi trovate isolati. Neanche gli uccellini cinguettano. Sentite solo il vostro respiro. Lento. Sentite le sue pause, i suoi continui movimenti. Apri e chiudi. Inspira ed espira.

Con gli occhi chiusi.

Ma ora tornate alla realtà. Perché la realtà non è così. La realtà non vi rende felici così. Quella è solo immaginazione. Pensate a quante cose si possono costruire con la sola forza del pensiero. Si può creare una vita, un’esistenza. Tutto.

Anche se non si può chiamare vita appieno. No, questo no.

La solitudine è sofferenza, non lo dimentichiamo. Per chiunque.

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