Descrizione
Un brutto giorno di pioggia diventa il banco di prova per Gianni Boni, aspirante alcolista e uomo poco incline all’azione. Quando l’amico Sandro bussa alla sua porta ferito, con una misteriosa valigetta, si apre un giallo che il protagonista può risolvere solo a patto di mettere la parola fine alla sua proverbiale inerzia. Diviso fra due donne, Marta – l’ombra del passato, protagonista assieme ai due amici Gianni e Sandro di un triangolo carico di ambiguità e incomprensioni – e Giulia – la donna che nonostante tutto lo ama -, Gianni si trova a dover fronteggiare prezzolati assassini che vogliono prendergli la famosa valigetta e magari anche ucciderlo. Un giorno sarà sufficiente a cambiare radicalmente un’intera esistenza vissuta in una imperturbabile indifferenza?
INCIPIT
«Sei sveglio?»
La voce di Giulia è dura, alta e forte, più del solito, più di come Gianni la ricorda. Le due parole sono rimbombate tra le stanze poco arredate e gli hanno trafitto le orecchie… e il cuore?… con quella tonalità metallica, spigolosa, e la vena maledetta della tempia destra… sono le corna, Gianni… quelli del bar, maledetti, che lo tormenta da quando ha sposato Marta, gli pulsa adesso con più vigore: ha paura di lei? C’è qualcosa che non va, comunque, che non gira come dovrebbe. Giulia si materializza nella cornice della porta.
«Sono venuta per parlarti.»
Ha il maglione grigio che indossa quando deve lavare le scale, che le copre i fianchi larghi e i fuseaux neri aderenti, che evidenziano le sue gambe ben tornite, e non solo; le scarpe da tennis. È una donna alta, un po’ più di Gianni, dallo sguardo deciso e adesso è arrabbiata. Non gli è mai piaciuta vestita a quel modo. La involgarisce. D’accordo che è solo per essere più comoda; d’altronde deve fare i suoi lavori. Poi si cambierà e farà un’altra impressione. Dovrebbe stare più attenta, secondo lui, a quello che indossa e anche a considerare i suoi sentimenti, a ben vedere. È o non è importante quello che pensa e sente lui? Glielo aveva detto diverse volte. A me va bene così, gli risponde lei, con quel suo sguardo che taglia in due. Non mi interessa quello che dicono gli altri, a me. Che sbavino pure quei tuoi maniaci del bar. Ha gli occhi cerchiati di sonno. Probabilmente si è solo lavata la faccia e spazzolata velocemente i capelli color ruggine, corti e ricci. Ma anche così, bisogna dirlo, il suo viso ha sempre la bellezza selvaggia e dolce che l’ha colpito la prima volta che l’ha vista, quando con suo figlio Giacomo era venuto a visionare l’appartamento. Gli è piaciuta subito per via di quell’espressione da ragazzina che fa l’arrabbiata, il viso imbronciato, e che poi scoppia a ridere, quasi fosse stato tutto uno scherzo. Sì, nonostante l’età e il lavoro pesante, è decisamente una donna che ha ancora del fascino. E lui ne è geloso. Non vuole ammetterlo, ma è geloso dell’Ottavio, dei suoi continui pretesti per chiederle qualcosa e restare a parlare con lei appoggiato al muro della sua officina, col rumore del motore sempre acceso del suo furgone, piantato in mezzo al cortile, tanto devo uscire subito, dice; e poi il postino che suona sempre due volte… e quelli del bar, sì, appiccicati alla vetrina a darsi di gomito… Quando poi va a bersi il caffè a fine mattina con la sua amica Maria, in quelle occasioni elegante e truccata, non ti dico… Lei glielo chiede se è geloso, facendo la gattina… sei geloso?… grattandogli la faccia, e a lui dà un fastidio del diavolo…, ma risponde che non è geloso. Ha gli occhi nocciola chiari, Giulia, e le labbra carnose, che gli sono sempre piaciute in una donna. Che più lo intrigano. Anche i capelli ricci. Marta ha le labbra sottili. Sono stati i suoi occhi azzurri a colpirlo, secoli fa. Chissà perché gli è venuta in mente Marta. Dopo tre anni di calma, di oblio. Basta. Giulia. Ieri sera era tutta un’altra cosa. Ricorda. Un filo di trucco attorno agli occhi. Il rossetto. Indossava un maglioncino azzurrino con una scollatura a V. Il vertice che si insinuava tra i seni. E lui stupido le aveva detto di stare attenta con quel rossetto che lo stava sporcando, prima di perdersi nel fondo delle bottiglie ormai vuote.





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