Tre sguardi nel futuro

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Formato: Libro cartaceo, pag. 108

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Autore: Paolo Vezzosi

Note sull’autore

COD: ISBN: 978-88-5539-497-0 Categoria: Tag:

Descrizione

Tre epoche, un solo interrogativo: che cosa resta dell’uomo davanti al potere della tecnica?
Dalla rinascita ecologica alla medicina del futuro, fino alla sfida di una giovane atleta che trasforma la diversità in forza, Tre sguardi nel futuro compone un viaggio morale attraverso passato, presente e domani.
Con linguaggio limpido e riflessivo, l’autore disegna una trilogia sull’identità e sulla dignità dell’essere umano, invitandoci a ripensare il progresso senza smarrire la bussola dell’etica.
Un libro che interroga il lettore e lo spinge a riconoscere la fragilità come la forma più autentica del coraggio.

Premessa

Immaginiamo che qualcuno voglia conoscere qualcosa a proposito degli anni che ora stiamo vivendo. Divenire testimoni del proprio tempo: è questa la sfida che adesso si pone davanti a noi.

Prima di cercare di immaginare il futuro, devo ripercorrere brevemente il tragitto che mi ha portato a intraprendere questa strada, nel suo excursus cronologico.

Tutto è iniziato nel 2019, nel momento in cui avevo iniziato a riflettere sulla complessità di un presente tutto da interpretare, complesso, ricco di sfide mai affrontate prima, ma proprio per questo quanto mai invitante e seducente per un appassionato di sociologia e di filosofia, che sentiva la necessità urgente di provare a interpretare i possibili mutamenti causati dall’irrompere della pandemia di coronavirus, col suo pesante carico di distruzione e isolamento. In particolare, avevo puntato la mia attenzione sulle certezze quotidiane sulle quali facevamo affidamento, ormai demolite: così facendo avevamo messo in forse persino le nostre piccole esistenze precarie.

Improvvisamente abbiamo dovuto prendere coscienza che una comunità di destino ci accomuna tutti e che questo sarà il carattere fondante del nostro secolo. L’abbandono degli anziani, dei malati colpiti dal virus mortale, in una società come la nostra tendente all’invecchiamento progressivo, se da una parte provocava laceranti sensi di colpa, dall’altra lasciava presagire un cambiamento di rotta radicale, capace di farci sentire tutti più vicini, legati gli uni agli altri e non più isole sperdute in mezzo al mare. Una nuova strada si apriva davanti a noi, da costruire tutti insieme, nella quale il NOI prenderà il posto dell’IO.

Rendere possibile il futuro, facendo leva sugli insegnamenti del passato, sulle migliori energie che lo hanno attraversato nei secoli. Una sfida enorme, ma forse anche una grande occasione, l’ultima a nostra disposizione per provare a cambiare il paradigma dominante. Probabilmente ci trovavamo (senza saperlo) proprio in uno di quei rari periodi storici che il filosofo Thomas Kuhn aveva definito rivoluzionari, nei quali avevamo l’occasione di appropriarci di nuove prospettive teoriche condivise.

Avevamo bisogno di futuro, anzi direi di una nuova visione di futuro da costruire e poi da raggiungere tutti insieme.

Fu allora che pensai che solo l’insegnamento di tre grandi personaggi della storia, quelli che ho chiamato tre profeti per la loro lungimiranza visionaria, poteva indicarci la via e guidarci verso la salvezza.

Ripensare il passato per vivere il presente e immaginare il futuro.

La saggezza dell’imperatore Adriano, l’illuminismo di Adriano Olivetti, con il suo sogno di costruire la Città dell’uomo, e il comunitarismo evangelico di David Lazzaretti potevano illuminare le tenebre, oscurate dal male e dal nostro egoismo smisurato, e squarciare il velo dell’oscurità, fino a portarci fuori dalle sabbie mobili, guidati e illuminati dalla loro saggezza e umanità.

È così che è maturato il mio primo scritto, I tre profeti, cercando ispirazione nel passato e insegnamenti per il futuro, attraverso il racconto dell’unicità splendente di queste vite straordinarie.

Finalmente usciti dalla pandemia di coronavirus, mi sono ritrovato a fare i conti con un presente limitato e chiuso, nel quale ci troviamo stretti sempre più nel nostro angusto habitat umano, totalmente da rifondare su basi nuove. Ma dove andare, come abitare questo disincanto?

Ripartendo da zero, avendo smarrito tutti i valori, le credenze, le certezze del passato, sempre più soli, senza l’aiuto delle strutture intermedie, con la politica ormai ridotta a partiti personalistici, privi di ideali, e la religione ormai messa da tempo nell’angolo dalla secolarizzazione illuministica. Ci siamo così trovati in quella condizione, negativa e positiva allo stesso tempo, che Nietzsche aveva definito da “Dio è morto”, nella quale ognuno deve cercare di reagire a questo vuoto a modo proprio. Una fase distruttiva e potenzialmente costruttiva allo stesso tempo.

Infatti, se da una parte la visione del nulla cosmico provocava all’uomo comune vertigini e paura, dall’altra questa nuova consapevolezza faceva tabula rasa di tutte le sovrastrutture e le false credenze, rendendoci finalmente liberi di cercare, ognuno da sé, uno sbocco nel mare inquieto ma aperto, per non cadere nell’abisso.

L’identità personale, le scelte di ognuno diventavano fattori determinanti nell’indirizzare le nostre esistenze.

Ho descritto questa condizione nel romanzo I tre viaggiatori, il mio secondo scritto. Il racconto delle vite di tre personaggi comuni, immaginari, espressione del tempo presente, che si trovano nella difficile condizione di dare un orizzonte di senso alle proprie vite.

Dopo varie traversie ed enormi difficoltà, riusciranno tutti a costruire la propria casa, ognuno in modo diverso. Troveranno così il modo di abitare uno spazio nuovo, aperto, inquieto ma libero, e lo faranno senza tradire sé stessi e rispettando la propria identità personale.

Salvatore, costretto dalla miseria a emigrare in Germania, riuscirà a ritornare nella sua amata terra, la Sicilia, e a riconquistare con uno stratagemma l’amore del suo paese. Rebecca, figlia di un ricco ebreo, troverà da avvocatessa la sua vera identità, non nel soddisfare l’ambizione smisurata di suo padre, nella facile ricerca di una gloria effimera, ma lo farà attraverso un duro lavoro di mediazione, recandosi nella Striscia di Gaza, cercando di pacificare i due popoli in lotta, quello palestinese e quello ebraico (e questo l’ho fatto in tempi non sospetti, circa tre anni fa); infine Hassan, fuggito con i genitori dalla guerra, abbandonato prima dal padre e poi dalla madre, viaggiando senza sosta, arriverà a perdersi per poi ritrovarsi. Lo farà a tappe, in un primo momento fuggendo da sé stesso e dagli altri, attraverso i viaggi senza sosta del marinaio, per poi gradualmente ritrovare sé stesso. Solo allora finalmente si sentirà in pace col mondo, dopo aver ritrovato e perdonato sua madre e scoperto l’amore.

Si fermerà ad ascoltare i viandanti, le loro storie, in un’osteria, in quel punto di osservazione sul mondo che aveva sempre visto come un porto sicuro, che accoglie i viandanti nel loro cammino incerto.

Eccoci finalmente giunti all’ultimo scritto, Tre sguardi nel futuro, l’ultimo libro di racconti della trilogia (passato, presente e futuro), che cerca di cogliere gli aspetti più significativi di un futuro a noi prossimo, nel 2064, visto attraverso il racconto di tre vite immaginarie.

I rischi di un’apocalisse climatica imminente, che metteva a rischio l’intero ecosistema marino; le ripercussioni sociali provocate dall’aumento delle disuguaglianze; i rischi e le opportunità da bilanciare di una tecnologia sempre più dominante, da controllare anche nella scienza medica, con il rischio di disumanizzazione sempre presente; e infine, legato a questo, il problema delle disabilità crescenti in un mondo alla ricerca di una perfezione assurda e pericolosa, portata al massimo grado dall’elemento tecnologico, dimenticando così che ciò che può restituire all’essere umano il valore estremo è proprio l’errore, la fragilità umana. Rita Levi Montalcini, nel suo Elogio dell’imperfezione, ebbe a scrivere: «Ritengo che l’imperfezione sia più consona alla natura umana che non la perfezione».

Sommando tutti questi elementi, è evidente il rischio di avanzare sempre di più verso un mondo asettico, senza più umanità. Temi che ritroviamo anche oggi, ben presenti nella nostra quotidianità. Accanto a questi rischi, ai pericoli legati a un avanzamento senza controllo della tecnologia che può arrivare a sottomettere il genere umano, ho intravisto parimenti delle opportunità.

Antonio, l’ingegnere che, per salvare la sua abitazione e vivere nella sua casa a picco sul mare, in Liguria, avvia un percorso virtuoso che cerca di indirizzare la tecnologia verso uno sviluppo realmente sostenibile; ugualmente Demetrio, un “dottore d’altri tempi”, quando il medico interpretava ancora la professione medica come una missione, cerca per tutta la sua vita di medico illuminato un equilibrio in grado di sfruttare i progressi della tecnologia, senza tuttavia perdere mai di vista l’azione compassionevole, sempre vicina al paziente; infine Letizia, una ragazza tenace e volitiva, che deve fare i conti fin dalla nascita con un piccolo handicap fisico, arriva a farne addirittura un punto di forza, tanto da raggiungere traguardi impensati, dedicandosi a un’attività sportiva che pareva a lei preclusa: il salto con l’asta. In questo cammino dovrà superare tutte le barriere all’ingresso, soprattutto quelle psicologiche (che, in una società alla ricerca della perfezione, erano divenute invisibili ma ancora più difficili da superare). Riuscirà a reagire in modo positivo, osservando la gioia di vivere del cucciolone traumatizzato e ferito che i suoi genitori avevano adottato, per indurla a reagire alla cattiveria di alcune sue “amiche”. Col suo amore e la sua fiducia, Argo le fornì la spinta per coltivare la sua passione e vivere pienamente una vita libera.

Con Tre sguardi nel futuro si chiude idealmente un percorso, ma se ne apre un altro. Passato, presente e futuro non sono entità separate, ma parti di un’unica esperienza umana, da vivere con consapevolezza, responsabilità e speranza.

In un tempo segnato da fragilità, incertezze, disuguaglianze e trasformazioni, il racconto delle vite — reali o immaginarie — resta forse uno degli strumenti più potenti che abbiamo per non smarrirci.

Per ricordarci chi siamo, da dove veniamo e verso dove, insieme, vogliamo andare.

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