Descrizione
Guido ha tutto: un buon lavoro, una fidanzata premurosa, una vita ordinata. Ma una sera scopre il potere del karaoke e con esso una voce dimenticata.
Tra gin fizz, canzoni pop e crisi esistenziali, si apre un varco imprevisto: il desiderio di cambiare tutto e realizzare i propri sogni di rock’n’roll. Persino calcare il palco di Sanremo.
Riuscirà a conciliare desideri, sentimenti e responsabilità?
Ti mando dei baci è un romanzo sull’identità, la musica, l’amore, l’amicizia e la voglia di rimettersi in gioco.
Per chi ha il coraggio di farlo, a qualsiasi età.
INCIPIT
«Dai, Guido, cazzo! Molla il cellulare, ormai tocca a noi. Tanto quella non ti chiama, fattene una ragione.»
Guido, seduto su uno sgabellino di fortuna, guardò il suo chitarrista di sfuggita da sotto le lenti scure, poi tornò a fissare lo schermo e controllare, per l’ennesima volta, sms, Messenger, mail e WhatsApp. Nulla.
Gli altri lo aspettavano impazienti. Ma come?! Stavano per giocarsi la partita della vita e lui si bamboleggiava dietro i tasti di uno smartphone? Intanto “lui” faceva finta di niente, ma quel “tanto non ti chiama” bruciava dentro. Perché era vero. Sì, lei non avrebbe chiamato.
Ma invece, forse, chissà…
Allora si alzò con quel minimo di dignità rimasto, si sistemò la giacchetta di pelle, rassicurò con un’occhiata i ragazzi e provò a ritrovare un po’ di concentrazione.
Perché, insomma, non capita tutti i giorni di essere lì, sul palco più importante d’Italia. E di stare per esibirsi davanti a milioni di spettatori. Al pensiero, provò un brivido lungo la schiena. Da lontano, dall’esterno, aveva sempre pensato che fossero tutte esagerazioni. Dai, il festival non poteva mettere così paura. In fondo, si trattava solo di cantare una canzone e via. Ed era sicuro che, se fosse toccato a lui, avrebbe affrontato tutto con calma olimpica. Invece no.
Ora se ne stava lì coi nervi tesi dietro le quinte, a pochi passi dalla scena. Aveva lo stomaco rivoltato e tanta voglia di andare in bagno, locale che peraltro aveva già visitato diverse volte quella sera. Amadeus, vedendolo un po’ in crisi, lo aveva rincuorato, gli aveva detto che poi, quando sei sul palco, passa tutto. E non ci pensi più. Lui aveva annuito, ringraziandolo, ma il conforto era durato poco.
I colleghi, o meglio i veri “big”, l’avevano preso in simpatia: era l’ultimo arrivato ed era arrivato lì quasi per caso, per una strana congiunzione astrale. Perché prima diventavi un “big” dopo tanta gavetta e altrettanti successi, mentre oggi i tempi si bruciano e può accadere l’impensabile. Persino di essere a Sanremo e giocarti la vittoria con la tua band da esordiente assoluto. O giù di lì.
Guido pensava a questo e altro, cercando di estraniarsi dalla frenesia che agitava backstage e camerini.
Enrico Ruggeri gli aveva dato una pacca sulla spalla, forse perché in fondo era un rocker romantico come lui.
Annalisa gli aveva sorriso e lui s’era quasi montato la testa, Ornella Vanoni, con fare da nonna premurosa, gli aveva accarezzato il mento, rincuorandolo: «Non ti preoccupare, bambolino, andrà tutto bene».
Naturalmente il vezzeggiativo aveva scatenato gli sfottò dei suoi compagni d’avventura, ma quanto meno aveva riportato un po’ di sana goliardia fra tanti cumuli di nervi tesi. I minuti, però, passavano e fra poco sarebbe stato il loro turno. In un attimo di disperazione gli balenò addirittura in mente la pazza idea di mollare tutto e tornare a casa, lasciando quella gabbia di matti.
Però, ormai, era lì. E doveva giocarsela.
Ma se almeno lei si fosse fatta viva. Dov’era, cosa faceva, con chi era? E, soprattutto, perché non chiamava?





Alberto Benedusi –
Mi è piaciuto molto, in particolare mi sono piaciute le citazioni esplicite dei testi delle varie canzoni, usati qua e là per ricordarti che è un libro soprattutto sulla musica: danno un po’ di colore senza essere mai utilizzate a sproposito.