Souvenir

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Descrizione

Gilda ha più di novant’anni, una casa piena di ricordi, tre figli convinti di sapere che cosa sia meglio per lei e una gatta rossa di nome Metallica. Ma soprattutto ha un Cervello instancabile, che la contraddice, la provoca e non le concede mai un attimo di silenzio. Quando l’inquietante vicina Rosmina smette improvvisamente di affacciarsi alla finestra, Gilda decide, finché si sente ancora in forze, di concedersi un viaggio sorprendente, attraverso città, memorie e desideri troppo a lungo rimandati. Al ritorno, però, l’attende uno scenario singolare… e sarà il momento di ripartire per un nuovo viaggio, insieme al fedele amico Cervello. Una storia tenera e irriverente sulla vecchiaia, sull’amicizia e sul diritto di scegliere la propria strada fino all’ultimo, raccogliendo lungo il cammino i souvenir di un’intera vita.

Incipit

Solitudine?

Non è solitudine la mia, perché vivo insieme a me stessa e, detto francamente, la mia presenza è talvolta addirittura ingombrante. Ah, come vorrei che quel dannato mio Cervello tacesse e non mi persuadesse ad aguzzare la vista fino a vedere cose che gli altri non vedono. Sì, perché poi io mi confondo e non distinguo le minuzie colte da lui, col suo occhio di falco, dalle storielle che mi racconta solo per il gusto di allenare la sua fantasia. Se poi mi capita l’occasione per una chiacchiera, tendo a mescolare la realtà macroscopica del visibile con l’impalpabile materia del sogno e del ricordo… allora il mio interlocutore mi crede pazza. Sì sì. Lo vedo nei suoi occhi, il suo sguardo cambia, si riempie di bonaria sufficienza, inoltre gli vedo apparire sul capo l’aureola da santo ascoltatore, che oggi compie la sua opera pia restando a sentire i vaneggiamenti di una povera demente. A quel punto cambia anche il mio sguardo, lo so, perché l’anima mi si riempie di tristezza e forse anche di imbarazzo, dubito che i miei occhi lo nascondano. Sicché smetto di raccontare. Non mi piace che mi si creda pazza. Insomma, sorvolando su tutte le considerazioni più o meno scientifiche sul fenomeno della pazzia, per quanto ci si riempia la bocca di “… ma alla fine che cos’è la pazzia?” o “… chi di noi non è pazzo?” o “… ma poi, che cos’è la normalità?”, è assodato che se qualcuno dice a qualcun altro che è pazzo, non gli sta facendo un complimento.

Meno male che c’è Metallica. Una micia tigrata rossa, con il pelo un po’ ispido e un occhio miope, si direbbe da come salta e corre, assai poco aggraziatamente. No, non ho una particolare predilezione per l’heavy metal, si chiama così perché quando venne da me la prima volta era piccina e portava un bracciale di pelle con la scritta Metallica a guisa di collare. Poi gliel’ho tolto, perché le stringeva il collo. Fatto sta che ha iniziato a venire da me sempre più frequentemente e oggi si può dire che abiti con me. Nessuno la reclama e io la adoro.

 

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Piera Rossotti

Product Author: Piera Rossotti