Senza paura

4,99

Formato: Epub, Kindle

Autore: Filippo Semplici

Note sull’autore

COD: ISBN 978-88-6690-058-0 Categoria: Tag:

Descrizione

Chi è il protagonista di Senza Paura? È Beppe Coraggio che accetta una scommessa per il bisogno di soldi e, soprattutto, per non smentire la sua fama di uomo coraggioso? o è Saverio Chiti, un assassino sepolto nel cimitero sconsacrato di Barberino Val d’Elsa, un “mostro” che nessuno osa neanche nominare? oppure sono le leggende e i misteri che pervadono le atmosfere recondite della provincia italiana, quelli che tutti vorrebbero dimenticare senza riuscirci completamente? Un racconto ben scritto e ben ritmato.
Dalla recensione di Carlo Battaglini per il catalogo di DANAE.

INCIPIT

Il fumo all’interno del locale dava fastidio agli occhi. Era davvero difficile seguire una partita di briscola o soltanto bere un bicchiere di buon vino rosso, senza doverli strofinare fino a farli dolere.

Bardelli, l’oste, sembrava non farci troppo caso, indaffarato com’era nel pulire e riporre ordinatamente bicchieri e stoviglie. La sua testa calva e unta risplendeva come una palla da biliardo alla luce delle lanterne appese ai muri e i suoi folti baffi ogni tanto si spruzzavano di punte di sudore che lasciava cadere a gocce. Il suo corpo possente si muoveva goffamente tra gli scaffali mentre lo strofinaccio zuppo d’acqua entrava e usciva dai bicchieri che teneva in mano, come un grosso verme dalla tana. L’orologio di legno scheggiato, appeso alla parete, segnava le ventuno e un minuto.

La porta sbatté. Comparve un uomo con una giacca a vento scura, che si avvicinò al bancone e ordinò una grappa, tagliando l’aria con l’indice alzato; subito dopo si ritirò tra le ombre dell’osteria, in compagnia di un vecchio tavolo di legno e di una sedia scrostata. Poco più in là, seduto su una panca contro il muro, un tipo nerboruto con un berretto in testa e pantaloni rattoppati, incitava la giovane donna bruna che sedeva con lui a buttar giù un altro sorso di vino, assicurandole che ci avrebbe pensato lui a riaccompagnarla a casa se fosse stata troppo ubriaca. Vedendo come la spogliava con gli occhi, non era difficile intuire le sue vere intenzioni. Due tavoli oltre, un barbone smaltiva i fumi della sbronza con la testa piegata su una scodella vuota e un filo di saliva che gli colava dal mento.

L’Osteria Il Campanaccio era il locale più squallido di tutto il paese, anche perché l’unico. Vi si ritrovavano in pratica tutti, per mangiare un boccone dopo una dura giornata di lavoro, bere in compagnia, scambiare chiacchiere o anche solo giocare a carte. Era un modo come un altro per ammazzare il tempo in un posto in cui il tempo, per davvero, sembrava essersi fermato.

Barberino val d’Elsa non era il luogo più divertente del mondo: un piccolo borgo di case, meno di duecento anime in tutto, immerso tra le verdi colline toscane, dove tutti si conoscevano e trascorrevano le loro esistenze tra vigne, ulivi, campi da dissodare, covoni di paglia, cantine umide e buon vino. Il classico paesino di provincia lontano dal progresso e dalle città, dove il tempo sembrava aver gettato l’ancora e dove tutto procedeva più o meno come cinquant’anni prima. La gente di Barberino era umile e viveva prevalentemente del lavoro nei campi, non c’erano industrie o fabbriche nei dintorni, quella più vicina si trovava a oltre cinquanta chilometri. Non tutti possedevano la macchina e i pochi che l’avevano viaggiavano in pratica su veri e propri oggetti d’antiquariato. La maggior parte della gente usava spostarsi in bus. Oltre all’Osteria, che fungeva da ritrovo generale un po’ per tutti, c’erano anche una Chiesa, un cinema ormai abbandonato, una biblioteca che conteneva solo i classici, una farmacia, un’edicola e un negozio di generi alimentari. L’unica scuola esistente era vecchia e trascurata e sorgeva ai margini del boschetto di querce.

La porta dell’osteria sbatté di nuovo e una figura alta e magra, come un’ombra sottile, scivolò tra il fumo e le sedie mal riposte. Bardelli la sbirciò, poi sputò in un bicchiere, lo strofinò bene e lo ripose. Solo allora sorrise all’uomo appena arrivato.

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