Sandplay, il gioco della sabbia

25,00

Formato: Libro cartaceo pag. 418

Autore:Stefania Napoli

Note sull’autore

 

Descrizione

Alessandra (Alex) Ricci è una poliziotta di Gilroy, tranquilla cittadina nella contea di Santa Clara, California. Ex ballerina, dopo il divorzio ha lasciato l’Italia per raggiungere sua sorella negli USA, dove ha frequentato la scuola di polizia e preso un Master in Criminologia e Psicologia Forense. Alex, che vive sola con il suo barboncino nano Charlie, conduce una vita molto tranquilla, dal momento che Gilroy non offre grandi opportunità di mettere a frutto i suoi studi di criminologia. Le cose cambiano all’improvviso quando il suo capo le comunica che verrà inviata ad Atlanta, dove da qualche mese hanno luogo rapimenti e omicidi di bambine. Alex viene affiancata al senior detective John Riley, uomo brusco e scostante, ma anche molto protettivo e affascinante, del quale la donna si innamora, suo malgrado, nel giro di poche ore.

Sandplay è un thriller poliziesco molto coinvolgente, che regala al lettore intensi momenti di suspense, di fronte agli efferati delitti su cui indagano i due poliziotti, ai quali si alternano però momenti di leggerezza, capaci di stemperare la tensione.

INCIPIT

19 novembre

La scelta

 

Ho sempre voluto diventare una poliziotta, che io ricordi. O una ballerina.

A volte però dobbiamo compiere delle scelte, e a volte ci viene offerta l’opportunità di realizzare quasi tutti i nostri desideri. Così, dopo aver ballato in una Compagnia e insegnato danza per oltre un decennio, ho lasciato l’Italia e mi sono trasferita nel ‘Paese delle possibilità’, i mitici Stati Uniti d’America, per frequentare l’accademia di polizia.

Curioso, no? Dal palcoscenico agli omicidi.

Ma dalla danza, tra le altre cose, ho imparato che non sai mai in quale direzione ti conduce davvero il primo passo.

Il mio mi ha portata a ‘The Academy’, scuola di polizia di Gilroy, città di cinquantatremila e rotte anime situata nella Contea di Santa Clara in California, nota esclusivamente per le sue estese e odorose piantagioni di aglio.

Per ventisei settimane ho seguito i corsi di Diritto penale, Procedure di pattugliamento e investigative, e simili, ma ho sempre avuto una propensione per lo studio del funzionamento della mente criminale.

Perché la gente uccide? Cosa scatta nella testa di chi rapisce o stupra? Assassini si nasce o si diventa? Come possiamo prevenire la violenza?

Per rispondere a questi e a svariati analoghi enigmi che si affollano nel mio cervello da anni, ho conseguito il Master e-learning in ‘Criminologia e Psicologia Forense’, proposto dalla semisconosciuta Walden University di Minneapolis.

Oggi sono uno dei tre detective dell’Unità Investigativa del Dipartimento di Polizia di Gilroy. Siamo quelli incaricati di risolvere omicidi e trovare persone scomparse. Purtroppo, però, la mia qualifica qui è inutile perché in questa cittadina non succede mai niente di eccitante o criminoso.

Nella mia monotona esistenza californiana ci sono due punti fermi. Il primo è Scott Samuel Davis, il mio fidanzato architetto. L’ho incontrato davanti alla bancarella degli scampi fritti all’edizione 2012 del ‘Festival dell’aglio’, evento di risonanza planetaria che ogni estate richiama migliaia di visitatori nella sonnolenta Gilroy.

Scott è carino, educato, perbene e anche piuttosto ricco, lavora in uno studio di architettura a San Francisco dove trascorre tutta la settimana. A parte mia madre quando è arrabbiata, Scott è l’unica persona a rivolgersi a me con il mio nome per intero, Alessandra, per gli altri sono solo Alex.

Il mio secondo punto fermo è Charlie, l’iperattivo barboncino nano grigio-acciaio con cui condivido il mio appartamento di ottantasei metri quadri.

Per il resto la mia vita sociale è inesistente. Trascorro le giornate in ufficio a ripassare le dispense del Master e a giocare a mah-jong al computer, in attesa di denunce di reati che non arrivano.

Insomma, sono una poliziotta con ben poco di poliziesco da fare. Fino a stasera.

Sono quasi le 9, sto infilando i piatti nella lavastoviglie quando squilla il cellulare.

È il mio capo, la Tenente Denise J. Gardner: «Alex, ciao, scusa se ti chiamo a quest’ora. Mi hanno contattato poco fa i colleghi di Atlanta per un caso di bambine scomparse».

Zittisco Charlie che aveva iniziato ad abbaiare a un rumore indefinito proveniente dal pianerottolo e ascolto attenta Denise che continua: «Si tratta di due ragazzine di 6 e 8 anni di cui non si hanno notizie da due giorni. Ci sono altri casi irrisolti con caratteristiche simili in città e le piccole poi sono state ritrovate morte. Prendila con le pinze, ma potrebbe trattarsi di un serial killer».

«Perché quelli di Atlanta non si sono rivolti all’FBI?»

«Preferiscono aspettare ancora qualche giorno prima di coinvolgere i federali, ma vogliono un parere esterno da qualcuno che non conosca la vicenda e che abbia uno sguardo più oggettivo

La spiegazione non mi soddisfa e insisto: «Perché proprio noi tra tutti i Dipartimenti del Paese?» e Denise ammette, «Il Capitano della Divisione Investigativa Criminale di Atlanta, Adam Turner, è cugino di mio marito e abbiamo frequentato l’accademia assieme a Boston. Dietro le richieste di collaborazione e trasferte c’è un casino… meno ne sai, meglio è, Alex» svia la mia attenzione dall’illecita azione nepotistica quando aggiunge, «All’interno della Divisione Investigativa c’è un’Unità speciale, la Sezione Crimini Maggiori. È supervisionata dal Tenente Michael Collins ed è deputata alle indagini sui reati più violenti, come omicidi seriali, infanticidi e rapimenti. Sono loro a occuparsi del caso delle bambine. I detective incaricati delle indagini erano sei, uno è andato in pensione la settimana scorsa ed è stato rimpiazzato da un agente di Covington in Virginia, all’altro hanno sparato stamattina, è in ospedale in rianimazione, non sanno se sopravviverà. Volevo proporti di andare tu a sostituirlo, sei l’unica tra i tuoi colleghi di Gilroy ad aver frequentato il corso avanzato di ‘Criminal profiling’ dell’FBI, così ho pensato di mandare te».

Beh, corso avanzato… una masterclass di sedici ore generosamente offerta dal mio Dipartimento.

Quindi domando: «Quando devo partire?»

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