Religioni e neospiritualità

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Formato: Epub, Kindle

Autore: Leonella Cardarelli

Note sull’autore

COD: ISBN 978-88-6690-173-0 Categoria: Tag:

Descrizione

Religioni e neospiritualità è un saggio ampio, ben strutturato, che affronta con tono divulgativo ma rigoroso un tema complesso quale la panoramica delle principali religioni del mondo, con l’obiettivo di chiarire le differenze tra religione e spiritualità e di fornire al lettore uno strumento interpretativo che gli permetta di orientarsi in una materia tanto vasta.

L’argomento ha imposto all’Autrice la scelta di alcuni elementi caratterizzanti sia le singole religioni, sia la visione del mondo occidentale e orientale, indicando tuttavia molti strumenti che il lettore desideroso di approfondimenti potrà utilizzare. Le tematiche importanti sono spesso comuni alla maggior parte delle religioni (la reincarnazione, la preghiera, la carità, il concetto di trinità…), ma sono anche fondamentali degli argomenti che appartengono, oltre che alla sfera religiosa, anche a quella più squisitamente socioantropologica, come la condizione della donna o l’omosessualità.

Nella conclusione, l’Autrice analizza il mutamento del sentimento religioso, l’influenza delle tendenze new age e il rinnovato interesse rivolto alla sfera della spiritualità.

In un momento di esplosione dei fondamentalismi, quasi ancore di salvezza in un mondo globalizzato in cui l’unico punto di riferimento sembra essere la tecnologia, la nuova spiritualità lascia spazio alla speranza, orientandosi verso un umanesimo spirituale che identifica i suoi valori nella crescita personale e nella visione olistica dell’uomo, aprendosi ad un fecondo eclettismo.

INCIPIT

La storia delle religioni

La storia delle religioni è una disciplina che si occupa di individuare somiglianze e differenze tra le varie forme di fede cercando di decifrare il senso profondo dei fenomeni religiosi e il loro sviluppo storico. Le basi di questa materia sono sorte tra il XVII e il XVIII secolo per via dell’accumularsi di conoscenze sui costumi religiosi delle società extraeuropee. L’interesse per le religioni è sempre esistito, già dai tempi di Erodoto (che era un vero e proprio intellettuale, molto interessato agli uomini e alle culture in cui vivevano); a partire dalla fondazione della disciplina antropologica, che nacque nel 1871 con il testo Primitive culture di E.B. Tylor, troviamo tra i pionieri della materia lo stesso Tylor, J.J. Bachofen e R. Smith; poi J. Frazer che diede un notevole contributo a questa disciplina grazie alla sua monumentale opera Il ramo d’oro (dodici volumi, prima edizione 1890). Ciò che accomunava questi studiosi era la ricerca di elementi ricorrenti nei fenomeni religiosi, al fine di scoprire quali erano gli stadi evolutivi (in quel periodo vigeva come corrente l’evoluzionismo) attraverso cui il sentimento religioso si era sviluppato nella storia dell’umanità.

In epoca più recente uno dei più autorevoli storici delle religioni è stato il rumeno Mircea Eliade, autore del celebre saggio Lo sciamanismo e le tecniche dell’estasi (1974). Secondo Eliade un fenomeno religioso può essere compreso solo se considerato nella propria specificità perché se lo si riconduce ad altro (psiche, politica, società) sfugge il suo carattere peculiare, che è il concetto di sacro.

La storia delle religioni si caratterizza come uno studio sincronico[i] e comparativo, ad esempio si confrontano i miti, le forme di preghiera, le pratiche religiose ricorrenti, i gesti ecc. per poi arrivare alla comprensione globale del fenomeno che si sta esaminando. Quest’ultimo punto è molto importante: la disciplina integra i risultati di molteplici ambiti (antropologia culturale, storia, psicologia, sociologia) per presentare una veduta d’insieme di un dato fenomeno religioso. La storia delle religioni utilizza il metodo di ricerca storico ma anche archeologico, filologico e antropologico. Il termine storia, che spesso crea legittimi fraintendimenti, non è da intendersi in senso diacronico; si usa questa parola perché ogni religione esiste nella storia, ha un suo senso storico.

La descrizione e l’interpretazione dei fatti e dei comportamenti relativi alle pratiche religiose costituisce la fenomenologia religiosa che stimola (e richiede) il confronto con l’antropologia culturale. Dal loro canto, gli antropologi sono sempre stati molto attenti alla storia delle religioni (abbiamo spesso antropologi che sono anche storici delle religioni) poiché all’interno di ogni sistema religioso troviamo le chiavi per la comprensione di una data cultura, la spiegazione profonda dell’organizzazione di una società. Per capire pienamente un gruppo sociale non possiamo prescindere dallo studio della sua fede; a sua volta la storia delle religioni non può trascurare lo studio dell’antropologia poiché una struttura religiosa esiste all’interno di una data società. Inoltre dobbiamo tener presente che queste due discipline utilizzano lo stesso metodo, cioè la comparazione di fenomeni culturali diversi. Tuttavia non dobbiamo pensare che il rapporto tra antropologia e storia delle religioni sia stato sempre sereno poiché ci sono sovente problemi di interpretazione e di approccio ai vari fenomeni.

Al fine di studiare le religioni in modo veramente obiettivo non è necessario aderire ad una fede in particolare (uno storico delle religioni può essere anche ateo) ma è importante, piuttosto, avere un atteggiamento aperto, scevro di pregiudizi e attento al contesto culturale.

Etimologia e definizione. L’etimologia della parola religione è sempre stata molto dibattuta, non abbiamo un’unica teoria a riguardo e il concetto stesso di religione è complesso; tuttavia sembra che in tutte le lingue europee il sostantivo derivi dal latino religio che a sua volta può derivare da diverse parole (e qui nasce il dibattito).

Il termine religio designava anticamente lo scrupolo di fronte a un aspetto inquietante o incomprensibile della realtà, presso i romani si indicava con questa parola una serie di precetti e proibizioni, un’osservanza rispettosa, senza però riferimenti a particolari divinità. C’è quindi un sentimento di rispetto verso ciò che non si conosce come se l’ignoto possedesse una potenza misteriosa. Successivamente, con l’avvento del cristianesimo, sorge il concetto di vera religio intesa come tutto il complesso di relazioni che indirizzano l’uomo verso Dio.

Per quanto riguarda l’etimologia di religio abbiamo due teorie: la prima sostiene che religio derivi da relegere (teoria di Cicerone) che significa ripercorrere (ripercorrere la via degli dei) ma anche avere cura, guardare con scrupolo. Per Cicerone religio è tutto ciò che riguarda la cura e la venerazione rivolti ad un essere superiore la cui natura definiamo divina.[ii]

La definizione di Cicerone si concentra sulla soggettività intesa come stretta osservazione di un obbligo. Notiamo il carattere di separazione tra Dio e l’uomo che deve venerarlo.

Secondo Lattanzio, invece, religio deriverebbe da religare cioè legare, vincolare: Lattanzio aveva proposto questa etimologia per evidenziare il legame tra l’uomo e la divinità.[iii] La religione, in fondo, è un vincolo a tutti gli effetti perché se si decide di osservarla limita in parte l’agire umano. La spiegazione di Lattanzio si delinea come un atto di dipendenza dalla divinità, attraverso un insieme di atti (i riti, di cui parleremo più avanti). Questa definizione concerne dunque l’aspetto esteriore, formale, della religione.

Le due etimologie proposte da Cicerone e Lattanzio presentano la religione come un patto tra Dio e gli uomini, mostrando che c’è un legame ma anche una separazione (almeno a livello concettuale) tra queste due entità. Vedremo che l’esigenza di separare è una caratteristica dell’Occidente e non è un caso che il bisogno di definire la religione sia anch’esso prettamente occidentale perché è da noi che c’è una separazione tra la religione e la vita quotidiana. Per questo motivo dobbiamo precisare sin da subito che il nostro concetto di religione (comprensivo, come abbiamo visto, di un senso di separazione) non si adatta a tutti i contesti culturali: quando ci accingiamo a studiare la fede di un’altra cultura avremo sempre un’idea parziale di essa perché partiamo già con un’idea di fede che è valida solo per noi.

Prendiamo il caso di una civiltà pervasa in ogni suo aspetto dal carattere religioso. Se ogni dimensione della realtà è intesa come segno o riflesso del potere divino, ne consegue che viene meno l’esigenza di delimitarla. In altri termini, non si avverte il bisogno di avere un termine specifico da applicare all’insieme delle credenze o dei culti perché questi sono diffusi ovunque nelle pieghe della vita sociale. Ne deriva anche che nelle diverse civiltà potremo trovare un termine corrispondente al nostro “religione” solo dove avviene un processo di distinzione e differenziazione.[iv]

Così, per ovviare agli equivoci derivanti dalla polisemia del termine religione, Mircea Eliade l’ha definita “l’esperienza del sacro”[v], esperienza che si canalizza con il rito. Tuttavia, se è possibile studiare e comparare i diversi sistemi religiosi c’è evidentemente qualcosa che li accomuna, cioè vi sono degli elementi chiave che andremo ad esaminare.

Obiettivo. Lo scopo della religione, di qualsiasi tipo di religione, è sempre quello di dare un senso a questa vita terrena: l’uomo in ogni parte del mondo, da quando esiste sulla terra, ha sempre avuto bisogno di trovare un senso all’esistenza al di là di ciò che vede.

Gli esseri umani non riescono ad afferrare la totalità del reale; qualche cosa ci scappa: il senso essenziale dell’esistenza, il perché si vive, la ragione nascosta dietro agli oggetti.[vi]

La religione è quindi una ricerca di Dio da parte dell’uomo, è un modo per (ri)avvicinarsi alla divinità e all’universo[vii]: probabilmente l’uomo da qualche parte dentro di sé ha la sensazione di essere parte di un tutto e cerca di ritornarvi attraverso la religione. Ogni fede coinvolge l’uomo nella sua totalità: volontà, atteggiamenti, sensibilità, socialità, infatti troviamo nelle religioni elementi diversi come misticismo e ritualità.

[i]
Uno studio si definisce diacronico quando segue l’ordine lineare e temporale dei fatti, permettendo di ricostruire le origini, il percorso e i cambiamenti di un determinato evento; la sincronia invece si concentra sulle relazioni tra i fatti, considera cioè un insieme di elementi presi in un singolo momento a prescindere da come si sono evoluti nel tempo. La coppia concettuale diacronia/sincronia fu utilizzata da F. De Saussure nella sua teoria linguistica; egli proponeva di utilizzare uno dei due metodi in base all’obiettivo da raggiungere. Gli stessi eventi possono essere infatti studiati sia dal punto di vista diacronico che sincronico.

[ii]
Cit. CICERONE, De Inventione, II, 161.

[iii]
Cit. Lattanzio, Divinarum Institutionum liber IV , 28, 2.

[iv]
Cit. MARCHISIO, R. (2002), Religione e religiosità, Roma, Carocci, p. 17.

[v]
Cfr. ELIADE, M. (1974), Lo sciamanismo e le tecniche dell’estasi Roma, Mediterranee.

[vi]
Cit. ZUCCA, M. (2001), Antropologia pratica e applicata, Napoli, Esselibri, p. 199.

[vii]
Anche lo studio dell’astrologia è un modo per ricollegarsi all’universo. La rottura con l’universo (e con la sfera dell’anima in generale) ci fu nel 1600 quando Cartesio fece un patto con la chiesa al fine di ottenere dei cadaveri che gli servivano per la dissezione. La chiesa gli diede il consenso di occuparsi di tutto ciò che riguardava il corpo a patto di non intromettersi nelle questioni dell’anima, che dovevano restare di competenza della chiesa. Con la rivoluzione industriale questa rottura si è fatta sempre più evidente.

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