Quattro metamorfosi

14,00

Formato: Libro cartaceo

Autore:Dmitri A.Bystrolëtov-Tolstoj – Trad. A. Zisa

Note sull’autore

 

COD: ISBN: 978-88-5539-256-3 Categoria: Tag: ,

Descrizione

Sincero e toccante racconto autobiografico sulla prigionia nei campi d’internamento sovietici, Quattro metamorfosi parla direttamente attraverso le emozioni, i grandi paesaggi siberiani, le scelte estreme dei personaggi.

La testimonianza di Dmitrij Bystrolëtov, detenuto dal 1938 al 1954, è un concentrato dicotomico di istinti e pensieri lucidi, ferventi convinzioni e imprevedibili perplessità, tra tumultuosi moti interiori e l’impotenza dettata dalla condizione forzata.

Attraversando diverse fasi di coscienza (e incoscienza) che sono per l’appunto le metamorfosi, sembra trovare la sua via di salvezza. Che sia quella definitiva non è dato saperlo, se non continuando a leggere la sua trilogia.

Un’opera importante, grazie alla quale è possibile avvicinarsi alle storie di uomini e donne che hanno passato molti anni della loro vita internati nei campi di lavoro e per poter riflettere sulla capacità di adattamento in condizioni disumane.

 

io rifiuto la libertà acquistata oltrepassando la linea del fuoco tra i due mondi; la mia libertà è soltanto qui, in terra sovietica, anche se per me è temporaneamente circondata dal filo spinato.”

INTRODUZIONE

 

 

Chi ha letto il I libro di LA NEMESI, intitolato IPOTECA SULL’IMMORTALITÀ, sa che l’Autore, Dmitrij Aleksàndrovič Bystrolëtov, è stato arrestato in base ad accuse montate, neanche tanto ad arte, e inviato a scontare la sua condanna ad un ventennio di lavoro coatto in uno degli innumerevoli gulag, eufemisticamente denominati campi di “rieducazione attraverso il lavoro”, nel nord della Siberia, in base ad una confessione estorta a suon di pestaggi fino a ridurlo invalido e ad un processo-farsa con condanna prestabilita. Così come accadde a milioni di altre persone che si trovarono ad incorrere in un qualche articolo o comma del nuovo codice penale, voluto da Iosip Vissariònovič Džugašvili detto Stalin, nel 1927. Il famigerato articolo 58 con i suoi innumerevoli commi prevedeva morte o pesanti condanne a chiunque avesse anche minimamente accennato a disaccordo con i concetti del dittatore ormai saldamente al potere dopo la morte di Lenin.

Persona molto singolare, l’autore di queste memorie: studi classici e contemporaneamente istituto nautico (era nato in una piccola località sul Mar Nero), due lauree, in legge e in medicina, dotato per il disegno e la pittura, talento unico per le lingue straniere, ma soprattutto grande come agente segreto di quello che conosciamo oggi come KGB, la denominazione che assunse il servizio segreto dell’URSS negli ultimi anni della sua esistenza. L’A. è considerato adesso, dopo la pubblicazione del famoso rapporto Mitrokhin, uno dei più abili agenti segreti (per noi, in pratica: spie) della da poco sorta, sulle rovine dell’impero zarista, Unione Sovietica. Ed il compenso per i suoi preziosi rapporti pieni di utili informazioni dall’estero capitalista e progredito eccolo qua: una condanna pluriennale al gulag più ostile, dal quale è difficile uscire vivi.

Ed è forse in questo primo periodo, di circa un anno, passato nel lager di Norilsk, la città mineraria che sta sorgendo là, oltre il circolo polare, proprio in quel periodo e proprio grazie al lavoro (coatto!) dei reclusi, che nasce in D.B. il bisogno di narrare di sé e di quanti gli stanno intorno, deportati come lui ingiustamente o criminali incalliti o guardiani o direttori del gulag: tutte persone con storie diverse nei loro lati drammatici o umoristici; ed anche degli aspetti della natura, nemica e comunque stupenda, in cui si trova immerso.

E per questo scrive e si rivela con la scrittura un grande, degno di stare alla pari con l’avo di cui porta, legittimamente, il cognome: Tolstoj. Già, perché è figlio di un conte Tolstoj, Aleksàndr Nikolaevič, sia pure illegittimo, dato che era considerato illegittimo un matrimonio non consacrato dalla chiesa ortodossa. Riconosciuto però dal padre, che se ne accolla le spese di mantenimento ed educazione-istruzione, ma con il quale peraltro non ha mai avuto nessun rapporto; parente – non saprei quanto lontano o vicino – del grande Leone. Se abbiamo qualche dubbio, leggiamolo e i dubbi spariranno.

In questo secondo libro lo troviamo ancora dolorante per le torture subite, ad affrontare il suo ventennio di reclusione dovendo adattarsi alla sua nuova situazione di detenuto senza motivo. E sono le sue metamorfosi, quelle che lo faranno gradualmente tornare, da individuo abbattuto e apatico, a persona ragionante, che riprende i rapporti con quanti lo circondano, che sa distinguere, tra gli inquilini del lager, quali se lo siano ampiamente meritato in quanto criminali comuni e quanti vi stiano rinchiusi, come lui, senza nessuna colpa: nella massa di persone che popolano e che lavorano più o meno svogliatamente nel lager, saprà distinguere chi è meritevole di stima da coloro da cui invece dovrà guardarsi.

Lo sfondo è quello dell’ambiente del Nord: ostile e implacabile nei suoi momenti di furia invernale ma altrettanto meraviglioso nei suoi ritorni alla vita primaverile… Descrizioni da far accapponare la pelle e momenti di ritorno alla vita con la bellezza e la crudeltà della natura…

 

Nei libri successivi ci parlerà più diffusamente di sé, dei suoi amori e del suo lavoro clandestino, ma soprattutto della miriade di persone conosciute, dato che facendo il medico del gulag, aveva rapporti con tutti, reclusi e guardiani e di tutti esplorava – da buon scienziato – le caratteristiche: non solo fisiche, ma soprattutto caratteriali, vuoi le storie più drammatiche e insolite, vuoi quelle che fanno sorridere o muovono veramente al riso; in ogni suo libro si notano appunto queste sue capacità, di raccontare le cose come sono nella realtà, sapendo che è sempre necessario sdrammatizzare. Sta qua la sua differenza con gli altri memorialisti dei gulag sovietici: non l’invettiva, non l’astio contro un regime oppressivo responsabile di tante ingiustizie, ma il saper prendere questo regime come tale, nei suoi lati più ridicoli, consapevole che riderci su sarà più utile del fargli la guerra. Così ci sembrano adesso – dopo la caduta del regime sovietico ed anche alla luce degli avvenimenti più recenti tra Russia e Ucraina – le incensate, non frequenti peraltro!, al regime e alla sua “grande umanità”, che si incontrano, di tanto in tanto, in LA NÈMESI… volte evidentemente a guadagnarsi qualche punto a favore della pubblicazione di queste sue memorie da parte dei censori.

Alberto Zisa

 

 

 

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