Descrizione
Marco ha perso tutto: carriera, reputazione, voglia di restare a galla. Poi, una sera, alla porta di Casa Cicala compare uno sconosciuto. Dice di chiamarsi Tempo e gli offre l’impossibile: tornare nel 1999 per salvare Lisa, l’amore che il cancro gli ha strappato via.
Una sola condizione: seguire gli ordini alla lettera. Niente domande. Niente deviazioni. Nessun contatto con Lisa. Perché basta una virgola fuori posto per spezzare la realtà.
Ma il passato non è un rifugio: è un campo minato. Un libro che non dovrebbe esistere, uomini nell’ombra, verità che affiorano. E la sensazione che la missione di Tempo nasconda altro: qualcuno manipola la Storia da secoli… e non vuole essere fermato.
INCIPIT
Marco si sporse sulla ringhiera del ponte che passava sopra al fiume. Le acque scorrevano impetuose e violente. Sarebbe bastato poco per lasciarsi cadere e sbattere la testa sulle rocce.
Stai pensando negativo. Non devi farti vincere da pensieri autolesionisti.
Osservò la ventiquattrore che aveva appoggiato a terra, la valigetta che aveva portato con sé per vent’anni. L’afferrò per il manico, la spinse oltre la ringhiera e la lasciò cadere.
Sprofondò nel fiume con un tonfo sordo, poi riemerse e si lasciò trascinare via dalla corrente.
E insieme a lei si trascinò via il suo passato di avvocato.
Marco era al capolinea. La vita gli aveva inferto un duro colpo. Anni e anni di avvocatura strapagata buttati al vento per aver difeso la persona sbagliata. Non solo aveva perso la causa, ma l’ordine degli avvocati aveva deciso di rimuoverlo definitivamente dalla professione, il che accadeva di rado. Tuttavia la persona che stava difendendo aveva dato fastidio ai cosiddetti “piani alti”, come si dice in gergo. E quando dai fastidio a quei livelli… beh, perdere il lavoro è il minimo che ti possa capitare.
Marco abbandonò il ponte e continuò a camminare lungo quella strada che si immergeva nei boschi. Abitava a Casa Cicala[1], un piccolo paesino tra Romagnese e il Passo del Penice. La sua casa in pietra era immersa in un bosco fitto.
Marco entrò, si abbandonò sul divano e sbuffò. Si sentiva depresso e senza voglia di fare nulla. Viveva da solo da molti anni, da quando sua moglie era morta di cancro. Ormai era abituato alla solitudine, ma quella sera avrebbe tanto desiderato che la sua Lisa fosse ancora viva.
«Porca puttana, è proprio adesso che mi manchi da morire», disse Marco alla stanza vuota. Romeo, il suo bel gattone rosso, si accoccolò sul divano e si strofinò contro il suo padrone, facendo le fusa. Marco si concesse un sorriso e accarezzò la bestiola.
«Meno male che ci sei tu, caro Romeo. Non mi posso ammazzare perché tu sei talmente grasso che non riusciresti manco a cacciare. Chi ti darebbe da mangiare?»
Romeo fissò Marco con quei suoi occhioni azzurri e miagolò.
«Sì, d’accordo, adesso ti do la pappa, brutto ruffiano.»
Marco si stiracchiò e si costrinse ad alzarsi. Le ginocchia scricchiolarono rumorosamente, mentre il gatto seguiva il padrone come un segugio. Marco prese il pacchetto di crocchette nell’antina sotto il lavello e ne vuotò una parte nella ciotola di Romeo. Il gatto si mise a mangiare, continuando a fare le fusa. Marco si sedette sul pavimento a gambe incrociate, con i gomiti sulle ginocchia e il mento appoggiato sulle mani giunte. Rimase a fissare il gatto che mangiava tranquillamente, alzando di tanto in tanto lo sguardo verso l’umano che aveva davanti.
«Allora, Romeo, che cosa potrei fare adesso? Il muratore? Nah, se provo a spostare un sacco di cemento mi viene un infarto. Ah, avere cinquant’anni e sentirli tutti!» disse tirandosi una pacca sul pancione prominente.
Alzò lo sguardo e fissò la sua immagine nello specchio sulla credenza. I suoi capelli, una volta biondo cenere, erano ormai di un grigio sbiadito. Gli occhi azzurro ghiaccio erano segnati da profonde occhiaie.
«Qualche consiglio?», disse scuotendo la testa, rivolto al suo gatto. Romeo in risposta continuò a sgranocchiare le sue crocchette. I gatti sanno essere dei bravi ascoltatori, ma anche degli assoluti menefreghisti.
«Idea! Perché non fare lo scrittore? Adesso va tanto di moda, da quando Amazon ha messo a disposizione la piattaforma di self-publishing. Ma che potrei scrivere? Vita di un avvocato depresso? Segato e licenziato? Oppure, Sono solo come un cane, ma perlomeno ho un gatto.»
Marco proruppe in una risata isterica, talmente forte che si ritrovò coricato su un fianco in posizione fetale. Romeo alzò la testa e rimase bloccato per qualche secondo, poi ritornò a mangiare.
Marco continuò a ridere per i successivi cinque minuti. Poi le sue risate si trasformarono in singhiozzi. I singhiozzi sfociarono in un pianto disperato. Il pianto si trasformò in grida di dolore, che echeggiarono in tutta la casa.
La vita sa essere crudele.
[1] Il paesino “Casa Cicala” non esiste nella realtà, è un’invenzione per esigenze narrative. Tutti gli altri luoghi sono reali o verosimili (N.d.A).





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