Descrizione
Occhi nuovi levati al cielo è una silloge in cui coesistono una poesia visionaria e una poesia dell’amore perduto, permeate da un senso di smarrimento sotto un cielo indifferente, e che vanno oltre la lirica personale per farsi riflessione sulla condizione umana e sul sentimento più forte che possa vivere un essere umano.
L’energia del cosmo è forza cieca che ci sovrasta e al tempo stesso scorre dentro e intorno a noi, è più grande di noi, ma non sempre è rivestita di senso, come del resto appare senza senso questa cosa “che qualcuno chiama vita”.
Anche ciò che gli umani chiamano amore spesso non è che uno spazio vuoto, come quello che separa le orbite di due astri che non si incontrano.
Eppure, ci basterebbe una piccola luce, un piccolo bagliore. Il sole è troppo forte, ed è di nuovo smarrimento. L’amore che è stato (troppa) luce, oggi è ferita, domani sarà cicatrice. Per non morire annegati, impariamo a galleggiare, ma smarriamo l’orientamento.
Mentre speriamo di non svanire, ma di rinascere nell’infinito spirito, portiamo avanti le nostre ostinate esistenze, passiamo attraverso le molte età della nostra vita, alla caparbia ricerca di pace e di equilibrio; ma ci resta, struggente, il desiderio di ciò che abbiamo scacciato.
LETARGO
Quieto sereno
nostalgico giorno
in compagnia di ricordi
dalle mie molte vite
e gli antichi dolori
le sopite passioni
dimenticate e perse
nella bolla dell’oggi
Il bambino spaventato
il ragazzo inquieto
il giovane testardo
in cerca d’infinito
l’uomo innamorato
Il padre felice
il compagno ansioso
occhieggiano alle mie spalle
vivono nascosti
dietro i miei occhi
fremono sotto la mia pelle
E anestetizzato
dal mio stesso successo
dalla vita costruita
fuggendo da loro
ho trovato la pace
la normalità agognata
mentre sotto la pelle piango
tremo smanio mi struggo
nel desiderio di ciò
che ho scacciato
(20/3/2023)





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