Descrizione
Quando Edoardo Mori, professore di filosofia e volontario in Africa, scompare senza lasciare traccia, la sua famiglia affida le ricerche all’Eureka, un’agenzia investigativa fondata da tre ex poliziotti. L’unico indizio è il diario che Edoardo ha consegnato all’amico Alberto Volpe prima di ripartire: pagine dense di incontri, ideali, sofferenze e dell’amore per Costance, una donna conosciuta in un villaggio africano.
Tra Tornello, Parigi e l’Africa, Claudietta, Vittorio e Ciccio seguono piste contraddittorie e testimonianze reticenti, finché dietro la scomparsa comincia a delinearsi una trama di avidità, menzogne e interessi politici.
Un’indagine oltre confine che interroga il valore del progresso, della solidarietà e di una vita spesa per difendere la dignità degli altri.
PROLOGO
Una sera di giugno del 2005, nel suo studio illuminato da una piantana, Edoardo Mori raccontò ad Alberto Volpe del suo viaggio in Africa. Vicende che stuzzicarono l’avidità del suo amico, sempre smanioso di fare sue tutte le opportunità che potevano migliorare il suo tenore di vita. Perciò, la decisione di Edoardo di ripartire, malgrado la malaria lo avesse costretto a far ritorno in Italia, apriva un ventaglio di opportunità molto allettanti.
Quello di Edoardo era un progetto di intervento solidale, che comportava il suo trasferimento in un Paese dell’Africa Centrale, in rappresentanza dell’O.S., l’Organizzazione Solidaristica riconosciuta dal circuito del volontariato internazionale. Un’esperienza che aveva deciso di fare per conoscere quali diversità esistevano tra i popoli del nord e il sud del pianeta, che coesistono proiettati alla ricerca delle migliori condizioni per affermare il diritto alla vita. Un’impresa che si sarebbe rivelata sempre più aspra, nei modi più diversi, a causa del traumatico mutamento delle condizioni ambientali.
Alberto Volpe, eletto deputato della Repubblica, attraverso le immagini ispirate dal racconto di Edoardo, comprese che lui aveva scelto di vivere con le donne e gli uomini di quella parte del continente africano. Persone che vivevano la loro esistenza appagati da poche cose, benché quella pochezza fosse da attribuire a una valutazione figlia del consumismo. Un racconto di storie e una confessione che lo ispirarono, fino a fargli immaginare le opportunità che potevano aprirsi per trarne vantaggi. “Lì, Alberto, ci sono stati momenti che mi hanno spinto a confrontarmi con il disagio causato dalla mia sofferta convivenza con Marina. Sento il bisogno di ritornare lì, a fare cose per dare una mano a chi si batte per il riconoscimento del diritto alla vita” aveva detto Edoardo, per spiegare la sostanza della riflessione che lo spingeva a ripartire. “Sento forte il dovere morale di contribuire a estendere a tutti la dignità della libertà. È importante per me stare in quella parte del mondo. Desidero fare il viaggio inverso. Loro scappano dall’Africa per venire a cercare fortuna nel regno del Dio bianco, invece io ho bisogno di agire per vincere le ingiustizie dalle quali fuggono, costretti ad abbandonare la loro terra e i loro affetti. Una scelta di fuga che per molti di loro, spesso, è una strada senza ritorno”.
Edoardo aggiunse che, per contrasti familiari noti a tutti, ormai non riusciva più a sentirsi nel posto giusto. Che avvertiva forte il desiderio di spostarsi verso situazioni in cui poteva ritrovare la certezza di servire agli altri. E che lo avrebbe fatto viaggiando, rispondendo così al suo bisogno di scoprire nuove terre dove poter crescere spiritualmente, dando un senso alla propria esistenza, “ti racconto di questo viaggio che assomiglia molto alla mia fuga» aveva detto, “la mia speranza è che tu possa scoprire il valore di una vita vissuta da persone che mediano quotidianamente con il dolore, imparando a controllarlo. Nel dolore si incontra la saggezza, la strada obbligata per scoprire l’essenza della vita”. E aveva ricordato come lì, dove era stato lui, la parola d’ordine della sopravvivenza fosse amarsi. Una realtà nella quale anche il sopraggiungere della morte, spesso provocata da atti di pura violenza sanguinosa, assumeva il significato dell’amore immolato, la lotta per la sopravvivenza. “Ho ritrovato ideali che credevo di aver perso” aveva proseguito, con la speranza di aprire una breccia nella sua coscienza, “ho conosciuto persone. Gli amici. Gli uguali, con i quali il destino mi ha riservato in sorte di condividere l’esigenza di sentirsi uomini tra gli uomini. Un privilegio. Lì, ho conosciuto Costance”.
Questo fu il racconto che gli fece l’estate del 2005, qualche mese prima di ripartire per l’Africa. Poi, a Febbraio del 2007, sollecitato dall’apprensione dei familiari di Edoardo, che non avevano sue notizie da più di un anno, considerato il fallimento delle ricerche svolte da discutibili investigatori privati, Alberto Volpe valutò con Marina Farisetti, la moglie di Edoardo, la possibilità di ricorrere a un’agenzia di investigazioni di cui si diceva un gran bene.
Si sarebbe messo sulle sue tracce. E lo avrebbe fatto dopo aver ricostruito gli eventi che avevano preceduto la sua partenza, riportando l’attenzione sul diario di viaggio che Edoardo lo aveva pregato di accettare come dono, “perché non si sa mai. A futura memoria”.
Il diario lo avrebbe affidato all’Eureka, un’agenzia privata di investigazioni dove, fra i titolari, vi era una sua vecchia compagna di liceo, Claudietta Paletti.





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