Libro primo dell’Eureka. Le origini

4,99

Formato: Epub, Kindle

Autore:Vito Montrone

Note sull’autore

COD: ISBN: 978-88-5539-388-1 Categoria: Tag:

Descrizione

Il 21 Luglio del 2003, in un ufficio del palazzo del sindacato, in via Tornabuoni, Ignazio Vairetti scopre il cadavere di Ermes Miramare, un sindacalista alla testa di alcuni oppositori alla candidatura di Mimmo Federichi alla carica di segretario di Tornello. Gli elementi repertati sulla scena del crimine dalla scientifica dimostrano, senza ombra di dubbio, che è stato assassinato.

Claudietta Paletti, Vittorio Monelli, Ciccio Marullo e il commissario Egidio Mattrel, della squadra omicidi, indirizzano le indagini interrogando innanzitutto i dirigenti sindacali e si ritrovano così a contatto con le dinamiche di gestione del sindacato. Tuttavia, ispirati dal professor Amilcare Arona, lo psicologo in forza alla Polizia, scavando come provetti archeologi, gli investigatori estendono le indagini anche alla sfera privata della vittima.

 

PROLOGO

Seduto dietro la scrivania con la testa reclinata sul petto, a Ignazio sembrò che Ermes Miramare stesse dormendo. Lo chiamò bisbigliando il suo nome, gli si avvicinò in punta di piedi per evitargli un risveglio traumatico, ma si accorse del sottile rivolo rosso che era colato dalla fronte alla punta del naso, per ricadere e coagularsi sul nodo della cravatta di seta. Quasi bestemmiò, ma le parole gli si incollarono al palato. Arretrò degli stessi passi che aveva fatto entrando e, tremando sulle gambe, fuori dall’ufficio richiamò l’attenzione dei colleghi, ma dagli uffici non uscì nessuno. In quel corridoio tinteggiato di verde ospedale non si vedeva mai anima viva e Ignazio si sentì venire meno. Gli mancò l’energia per vincere il gelo che lo aveva attanagliato ma, con l’ultimo barlume di lucidità che gli era rimasto, cercò il cellulare nella tasca della giacca e lo prese con mano tremante. Tentò di comporre il numero di Giovannino Broni, ma le dita gli scivolarono sul tastierino sbagliando ripetutamente la sequenza. Trovando poi la forza di mettere ancora un passo dietro l’altro, raggiunse la porta dell’ufficio paghe.

Serena, al telefono, era alle prese con uno che non riusciva a farsi una ragione dei suoi dinieghi. Non provò nemmeno a interromperla e cercò lo sguardo di Roberta che, percepito il suo imbarazzo, gli chiese di cosa avesse bisogno. Con voce strozzata ci mise un’abbondante manciata di secondi per comunicarle il raggelante messaggio.

«Credo che Ermes sia morto. Un filo di sangue gli ha imbrattato la cravatta.»

Roberta lo guardò inebetita. Subito pensò di insultarlo, invece lo apostrofò, chiedendogli se per caso non si fosse fatto con qualche stupefacente di bassa qualità.

Serena chiuse la sua telefonata e rimase colpita dall’espressione vitrea di Ignazio.

«Aspetta, Roberta. Fermati» zittì la collega. «Cosa dici, Ignazio?»

«Ermes è lì, accasciato alla scrivania. Morto stecchito» balbettò, con la voce rotta dallo sgomento. E, con un cenno della testa, invitò le colleghe a seguirlo.

Le due si precipitarono a rotta di collo, irrompendo nel corridoio e, sulla porta dell’ufficio di Ermes, cacciarono un urlo agghiacciante.

In un attimo si aprirono le porte degli uffici e fu il caos. Tutti cominciarono a chiedere e ricevere risposte incomprensibili da Serena e Roberta che, ancora incredule e bisognose di convincere se stesse, riferirono la tragica scoperta.

A quel punto, Ignazio ritrovò la ragione.

«Non toccate nulla» urlò a quelli che si stavano affacciando all’ufficio di Ermes e agguantò Maretta che stava sgomitando per non perdersi la macabra scena. Poi, riprese il cellulare e compose il numero della reception.

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