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La nemesi. Ipoteca sull’immortalità

15,00

Formato: Libro cartaceo pag. 256

Autore:Dmitri Bystrolëtov (trad. A. Zisa)

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Note sull’autore

 

COD: ISBN: 978-88-5539-136-8 Categoria: Tag: ,

Descrizione

Ipoteca sull’immortalità, primo volume della trilogia Il banchetto degli immortali, è un romanzo autobiografico che Dmitri Aleksandrovič Bystrolëtov, una delle più importanti spie russe del periodo tra le due guerre mondiali, ha scritto per testimoniare il suo arresto, gli interrogatori e le torture subiti durante il periodo delle “purghe” staliniane, seguiti da una ventennale condanna alla detenzione nei gulag sovietici, insieme ad alcuni ricordi della sua attività spionistica. Il romanzo, basato su fatti veri, costituisce un’interessante testimonianza di prima mano, ovviamente filtrata dall’ottica dell’autore, mosso dal proposito di “poter poi consegnare, in un indeterminabilmente lontano futuro, nelle mani di persone a me ignote, un materiale di prima stesura veridico e preciso sul quale poter svolgere eventuali elaborazioni letterarie e compiere indagini sociologiche e storiche”. Ottimo scrittore, ha saputo creare dialoghi efficaci, scene vivide e intense e ci affida riflessioni e ricordi di grande interesse per il lettore contemporaneo “su di un’epoca violenta, difficile e magnifica”, come la definisce lo stesso Bystrolëtov.

Introduzione

Questo libro è una dettagliata e onesta testimonianza della vita vissuta nei luoghi di reclusione all’epoca del “culto della personalità” di Iosif Vissariònovič Stalin (settembre 1938 – febbraio 1956).

Ho preso su di me un lavoro così gravoso, perché vedo in questo il compimento di un mio dovere di cittadino. L’età avanzata, la salute compromessa, la mole enorme di lavoro all’Istituto scientifico di ricerca, l’assoluta impossibilità di pubblicare me vivente le mie annotazioni, sono tutti fattori che si opporrebbero alla realizzazione di questo compito. Talora esso mi appare superiore alle mie forze e insensato. E ciò non di meno continuo ostinatamente a privarmi di preziose ore di riposo per ricomporre a mozziconi, un po’ alla volta, al tavolo dell’Istituto Pansovietico di Scienza e Ricerche Scientifiche per l’Informazione Medica e a casa, il quadro di avvenimenti svoltisi nel passato, per poter poi consegnare, in un indeterminabilmente lontano futuro, nelle mani di persone a me ignote, un materiale di prima stesura veridico e preciso sul quale poter svolgere eventuali elaborazioni letterarie e compiere indagini sociologiche e storiche.

Presumo che una simile testimonianza sia indispensabile al popolo sovietico, dato che è inevitabile che arriverà un tempo quando si potrà e dovrà parlare tranquillamente e liberamente dei metodi di governo statale e sarà allora necessario disporre di materiali che non evidenzino unicamente le parti luminose della nostra vita. Risulta molesto continuare ad assicurare che il passato non si ripete e allo stesso tempo opporsi recisamente a un dibattito sociale sugli errori che sono stati tollerati: ciò non è ammissibile, ciò rende più complicato il processo di risanamento. Per capire, è necessario sapere, perciò considero il mio lavoro un aiuto prezioso ai sovietici del futuro, da parte d’un contemporaneo e testimone oculare.

Senza alcuna speranza di essere ascoltato in vita, io credo fermamente nel nostro futuro e in favore e a causa di esso sto lavorando… Tredici anni di lotta e di lavoro pieni di abnegazione nel nostro servizio segreto e diciotto anni di prove morali e fisiche tra le più dure da prigioniero mi hanno temprato talmente, che nemmeno alla fine della mia vita posso sottrarmi all’adempimento del mio dovere sociale e fino all’ultimo resterò un patriota. Sia come vorrà essere, per ora i miei scritti esistono solo come mio bagaglio personale, ma ho la profonda convinzione che, un giorno, la mano di qualcuno troverà queste pagine e le utilizzerà secondo le giuste indicazioni: per il bene comune, per il ristabilimento della verità.

I crimini di un gruppetto di farabutti non potranno oscurare l’immortale azione gloriosa di tutto un popolo, volto alla costruzione di una nuova vita.

Non scrivo un’opera letteraria con fatti di vita filtrati, che all’autore servono solo come sfondo per convalidare una sua idea attraverso atti, parole e pensieri di personaggi immaginari che agiscono sulla scena. Per me i fatti della vita sono il fine ultimo della descrizione testimoniale. Qui non ci sono né stilizzazione letteraria, né “personaggi”, come pure valutazioni con pretesa di farle risultare definitive: queste le faranno i miei futuri lettori, allorquando tutti gli avvenimenti sinora nascosti diverranno largamente noti. Se darò un qualche giudizio, sarà solo perché la gente di altre generazioni sappia quale fosse il nostro modo di pensare: anche questi giudizi avranno valore di fatti della vita e niente di più.

L’epoca staliniana fu vivida e grandiosa, grande nel bene e nel male, e non sta a me insozzarla e denigrarla senza ragione: io sono fiero di esser vissuto in quell’epoca violenta, difficile, ma anche magnifica!

Scrivo unicamente di ciò che ho vissuto e che ho visto personalmente, senza la pretesa di aver messo nella giusta luce e in modo esauriente qualsiasi questione. I ricordi non sono indagini. Sono le impressioni vive di un testimone oculare, di una persona sana e forte, che, ad onta di tutto, si è sempre sforzata di conservare in sé la sua essenza di sovietico. La lotta per ciò che di umano vi è in noi stessi: ecco uno dei temi di questi appunti, ma il più importante è il tentativo di trasmettere l’originalità di quel tempo, la profondità delle cadute e l’altezza degli slanci dell’eroe collettivo di questa che è la tragedia di tutto un popolo: dell’uomo sovietico, della sua grandezza e tenacia.

Penso che sia lui l’Uomo, con la maiuscola.

Arriverà un tempo che alle vittime del culto della personalità di I. V. Stalin verrà innalzato un monumento. Che le mie memorie possano costituire quel pizzico di terra sovietica da deporre nelle sue fondamenta.

 

Mosca, giugno 1965.

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