Descrizione
Agnese e Ada, due amiche strettissime, durante una breve vacanza prenatalizia trascorsa in una cittadina del nord si trovano a incrociare per caso una vicenda curiosa.
Agnese scrive storie e sceneggiature, ed è sempre a caccia di idee nuove per il suo lavoro. Stufa delle trame eccessivamente commerciali cui è costretta costantemente a mettere mano, e sempre alla ricerca sul piano personale di un legame sentimentale solido, che tuttavia insegue vanamente, si illude di aver trovato, nella vicenda in cui si è imbattuta conoscendo un professore di mezza età e un giovane docente di sostegno, una storia meritevole di essere raccontata e insieme – forse – una possibile svolta positiva per la sua vita.
Scoprire nella realtà di tutti i giorni infinite possibilità di storie, da intrecciare e colorare a piacimento, sottolineando che ogni vita possiede la medesima dignità di essere vissuta e bellezza per essere raccontata, costituirà l’obiettivo della sceneggiatura che Agnese e la sua amica Ada andranno componendo poco a poco.
Ma non bisogna fare l’errore di mischiare l’esistenza di chi osserva con quella di chi viene osservato: si rischia di bruciarsi due volte…
INCIPIT
«Guarda, la casa di fronte ha già tutte le luci accese. Saranno uffici… E quella finestra? Vieni a vedere: sembra una vera installazione artistica! Aspetta che prendo il telefonino, faccio una foto…»
Agnese osserva con un occhio solo l’amica che, nella luce incerta dell’alba, si aggira senza nulla addosso per la stanza piuttosto freddina del B&B, e non può evitare di rabbrividire.
Quando, la sera precedente, avevano raggiunto la cittadina adagiata tra le alte montagne, le case dirimpetto erano tutte buie.
Stanche morte, avevano avuto una sola voglia: gettarsi a dormire.
La giornata era stata faticosa per entrambe: lei aveva chiuso il lavoro in sala produzione nel tardo pomeriggio; lo stesso era accaduto per Ada, presso la galleria della casa d’arte che dirigeva. Si erano ritrovate in macchina in fretta e furia per quella fuga infrasettimanale ai mercatini di Natale, strappata a forza agli impegni di entrambe, un viaggetto fermamente voluto da Ada per fornire all’amica un po’ di conforto dopo l’ennesima storia sentimentale finita in disastro: una nuova crisi che minacciava di rovinare tutte le feste di fine anno.
Contrariamente alle sue abitudini di casa, dove indossava sempre pigiama o maglietta sotto lenzuola e coperte, Agnese aveva imitato l’amica, e si era infilata nuda dentro il piumone caldo e avvolgente in uso da quelle parti: aveva sempre amato la sensazione della soffice coltre bianca e leggera sulla pelle, subito tiepida del calore del corpo, a contrasto con il freddo piuttosto marcato della camera. Ed era piombata senza transizione in un lungo sonno ristoratore.
«Ecco» sta fotografando adesso Ada «guarda quando ti alzi, marmotta! Una finestra illuminata nelle tenebre. Il perfetto emblema di una postazione d’ufficio: poltroncina nera girevole, simbolo di tutte le poltroncine da scrivania; qualcosa di rosso abbandonato sullo schienale: una sciarpa, o uno scialle. Forse lì dentro non tengono molto alto il riscaldamento… Poi scrivanie di metallo a semicerchio, ingombre di ogni sorta di faldoni, scartafacci, cartelline. Naturalmente, tastiera e schermo di computer, neri, per ora spenti. Esempio assoluto di work in progress, pronto a riprendere tra poco, al suono dei badge, appena gli impiegati torneranno… Chissà che diavolo fanno lì dentro. Sembra la segreteria di una scuola: finestre tutte uguali, potrebbero essere aule, ma hanno le tendine abbassate. Vedi, se è una scuola vuol dire che i bidelli, o come si chiamano adesso, hanno già acceso le luci, e staranno facendo le pulizie… O magari è una casa di commercio? Mah…»





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