Jenny

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Formato: Libro cartaceo, pag. 282

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Autore: Piera Rossotti Pogliano

Note sull’autore

COD: ISBN: 978-88-5539-471-0 Categoria: Tag:

Descrizione

Un inconsueto filo conduttore, in questo romanzo che ricopre più di ottant’anni di storia, permette a Jenny (nome anch’esso inusuale, ma con un significato ben preciso) di non darsi per vinta, di rimanere ben salda e ancorata con forza alla quotidianità, alle piccole cose che tributano valore allo sconforto, che offrono senso alla sconfitta. La sgranatura di baccelli scandisce il fluire del tempo, sottolineando la dignità di persone che affrontano gioie e dolori con umiltà e passione. Dal 1940 ai giorni nostri, dai primi apparecchi radiofonici ai social imperanti, Jenny attraversa la Storia senza farsene travolgere, attingendo da essa il coraggio necessario per affrontare la più dura delle sfide: la vita. Figlia, compagna, amante, madre, amica, nonna e bisnonna. Un successo, una disgrazia. Una disgrazia, un successo. Basta non ridere e non piangere troppo, e coprire quei riccioli ribelli che intralciano la simmetria delle cose.

INCIPIT

PARTE PRIMA (1940/1975)

1940

 Jenny Iotti venne al mondo in un piccolo paesino (o, meglio, una piccola frazione dello stesso nota a tutti con il toponimo di ‘Borghetto’) nell’ottobre del 1940. La madre partorì in casa, in un tinello freddo e umido, proprio com’era d’uso al tempo. Si chiamava Rosa, quella ragazza di nemmeno vent’anni che la diede alla luce, assistita da una improvvisata levatrice e da un’altra ragazza, un’amica a nome Evelina, che invece di recare assistenza si piegava di lato per dare di stomaco a ogni spinta e a ogni urlo della puerpera.

«Eccola, è una bella femminuccia. Ti somiglia, Rosa.»

La mamma, Rosa, accolse la piccola in grembo. Era tutta bagnata, sporca, scivolosa. E non sembrava affatto bella. Si rivolse, esausta, alla levatrice.

«Chiamate mio marito.»

Il ‘voi’ era d’obbligo, in quel periodo, perlomeno fra sconosciuti. Rosa sapeva solo quello e poco altro. Conosceva giusto il necessario, quella ragazza appena divenuta madre, ma ancora non sapeva se sarebbe riuscita a far sopravvivere la sua tenera, nuova creatura.

«Vostro marito è in osteria.»

«Andate a chiamarlo lo stesso. Voglio che vada a denunciarla. E voglio che la chiami Jenny.»

*

«Beh? Cosa pensi di fare con quel garofano rosso infilato nella giacca? La rivoluzione?»

«Affari miei, donna.»

«Hai bevuto?»

«E a te cosa importa?»

«Mi importa, mi importa eccome. Sarebbe brutto farti vedere ubriaco proprio oggi. Oggi che è nata tua figlia.»

Benedetto, il marito di Rosa, barcollò per la stanza in cerca di una sedia. Guardò la moglie, quella ragazza giovane ma già così forte, inscalfibile, dura. Sorrise quando la bambina, staccandosi dal seno materno, iniziò a urlare a pieni polmoni.

«Posso venire io, al suo posto? Ho giusto voglia di un po’ di latte.»

«Non fare lo stupido, Benedetto. Devi andare dal Podestà a denunciare la nascita. E poi dal dottore per il vaccino.»

«Il dottore era con me in osteria, donna. Non si regge in piedi.»

«Proprio come te, uomo.»

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