Descrizione
La vera protagonista di questo thriller psicologico con note gotiche, ricco di tensione e suspense, è Villa Rossi, casa in posizione splendida, ma con la reputazione di luogo maledetto per gli eventi macabri di cui è stata teatro. Luciano Rossi, ritenendo che si tratti soltanto di dicerie senza senso, la acquista per farne l’abitazione di famiglia, e molti anni dopo vi abiterà suo figlio Edgardo, con la moglie e le due gemelle Sara e Nina.
Passati gli anni, la proprietaria della villa diventa Sara, una delle gemelle, che una sera si trova a dare ospitalità a Mario e Frida a causa di un guasto alla loro macchina. La ragazza, abituata alla solitudine, ben felice della presenza della coppia, ne approfitta per raccontare loro la storia della sua famiglia e della casa maledetta.
Immancabile il colpo di scena finale…
INCIPIT
Il cielo era nero come il ventre maleodorante di una balena.
Le stelle, tutte, erano coperte in modo uniforme da una serie di nuvole compatte che formavano un unico, immenso lenzuolo teso, dell’identico colore della notte.
Non faceva freddo, ma a mettere i brividi era la presenza di un vento leggero che soffiava senza soluzione di continuità, dando l’impressione di non volere smettere mai.
Nel fare questo produceva un suono disturbante, simile al lamento doloroso di un neonato, o di una bestia ferita a morte, in grado di arrecare, a chi avesse avuto la sventura di sostare in quel luogo, un fastidio che con il trascorrere dei minuti si sarebbe potuto trasformare in un vero e proprio malessere, acuto al punto tale da diventare, a tratti, addirittura insostenibile.
In aggiunta, uno dei lampioni che illuminava la strada era difettoso, e la luce della lampadina, sul punto di bruciarsi da un momento all’altro, andava e veniva a intervalli irregolari, producendo un ronzio gracchiante, simile al richiamo sgraziato del corvo.
Se la si fissava con insistenza, dopo pochi minuti gli occhi incominciavano a dolersi, e il nervosismo dell’incauto osservatore prendeva a crescere come fa la marea il primo giorno dopo la luna piena e la luna nuova.
Sul ciglio della strada una rana saltava frenetica nel tentativo di raggiungere la sua tana nel minor tempo possibile.
Era piuttosto tozza e gonfia, ma nel fare un balzo dopo l’altro dimostrava un’agilità invidiabile che avrebbe fatto la fortuna di qualsiasi essere umano impegnato in una gara di salto in lungo.
Sull’asfalto drenante una fila impressionante di formiche si muovevano lente, ondeggiando alcune da un lato, altre da un altro diametralmente opposto al primo, con una calma infinita, quasi sapessero che nei minuti a venire nessuna ruota di automobile avrebbe attentato alle loro esistenze.
L’aria era attraversata dal volo radente di alcuni pipistrelli in libera uscita che si rincorrevano frenetici a velocità sostenuta. Quando pareva fossero sul punto di colpire un ostacolo, all’improvviso, senza rallentare, cambiavano direzione in modo repentino, vogliosi di prolungare il più a lungo possibile quel gioco fino oltre le prime luci dell’alba.
Erano loro i veri signori della notte, animali dal volto sgraziato e dai denti aguzzi: ideali protagonisti di storie lugubri dal finale non del tutto scontato.
Un cancello in ferro battuto, bisognoso di un’urgente mano di vernice nuova, sorgeva come dal nulla, circondato da piante secolari, e nascosto da alcuni cespugli cresciuti a dismisura, pieni di grosse bacche rosse, invitanti alla vista ma sgradevoli al palato.
Il cancello, come sempre, era spalancato.





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