Improbabili corrispondenze

4,99

Formato: Epub, Kindle

Autore:Consuelo Cordara

Note sull’autore

COD: ISBN: 978-88-5539-164-1 Categoria: Tag:

Descrizione

Improbabili corrispondenze è una raccolta di racconti composta da due sezioni, apparentemente inconciliabili, eppure intimamente legate da un’idea di base: il desiderio di tradurre in narrativa storie e sentimenti dei protagonisti, siano essi oggetti o persone.

Alla base del pensiero di Consuelo Cordara, infatti, c’è la convinzione che in ogni essere, umano, animale, vegetale o minerale, esistano un’anima e una sensibilità superiore a noi sconosciute, possibili da esplorare attraverso la scrittura: è compito dell’autore cercare di immedesimarsi e di interpretare quell’anima e quella sensibilità attraverso una sorta di transfert letterario, che risulta stimolante per chi scrive ma – forse ancor di più – per chi legge.

LA VOCE DEL VIOLONCELLO

Alcuni anni fa, in un piccolo palazzo Liberty ai piedi della collina, viveva un vecchio violoncellista in compagnia della sua fidata cameriera.
Era un omino basso e minuto, ma il suo viso era illuminato da due penetranti occhi color del mare che gli donavano un’espressione solare e intelligentissima.
Durante la sua lunga vita aveva collezionato premi e onorifi-cenze suonando in prestigiosi teatri europei, non abbandonando il suo amato violoncello, neanche in tarda età. Era frequente, in-fatti, incontrare i suoi ex allievi che si trovavano per esercitarsi con il “maestro”, come veniva chiamato da tutti. Succedeva così che, all’improvviso, un’armonia di note si diffondesse nell’aria e Carla, un’insegnante di lettere che abitava al secondo piano, si soffermasse estasiata ad ascoltare.
Lorenzo, poi, non era solo maestro di violoncello, ma uno studioso appassionato di storia, di cui leggeva, instancabilmente, saggi e articoli.
La professoressa lo trovava spesso affacciato alla finestra, immerso nei suoi studi, ma pronto ad aprirle automaticamente il cancello, se l’avesse vista rientrare con le borse della spesa o la pesante cartella di cuoio che conteneva le verifiche da corregge-re.
«Grande e dolce vecchio!» pensava Carla, ringraziandolo con un cenno della mano.
Eppure sapeva che la vita di Lorenzo non doveva essere stata facile: aveva perso presto la moglie dalla quale aveva avuto un figlio, forse musicista anche lui, ma raramente in visita all’anziano padre.
Di quest’ultimo poco si sapeva; l’uomo era riservato, inoltre era venuto ad abitare nella palazzina da soli dieci anni, ormai ot-tuagenario. Nella sala del suo appartamento, fra gli scaffali pol-verosi di un’enorme libreria, era stato incastonato un quadro a olio che lo ritraeva giovane, intento a far vibrare, con l’archetto, le corde del violoncello. Carla conosceva tale dipinto perché, a causa di un’influenza che aveva colpito, contemporaneamente, il maestro e la sua domestica, si era offerta di far loro la spesa. En-trando in casa per consegnare borse e sacchetti, aveva notato quel meraviglioso ritratto e ne era rimasta incantata.
«Il violoncello parla» aveva spiegato in quell’occasione «dice parole, non emette soltanto suoni… per questo è uno strumento particolare».
Un giorno, mentre il vecchio era affacciato alla finestra, il vio-loncello “parlò” con voce appena percettibile: «Caro Lorenzo» sussurrò «in quanti concerti ti ho seguito e che emozioni ho vis-suto insieme a te! Ricordo ancora il solletico che provavo quan-do le mie corde vibravano al tuo tocco leggero. Ora sono vec-chio e stanco, come lo sei tu del resto, anche se non lo vuoi am-mettere».
Il musicista si girò di scatto: «Chi ha parlato?» chiese ad alta voce.
Non poteva, infatti, essere stato il violoncello, che se ne stava appoggiato sul suo puntale lì, contro il muro, dove lui stesso l’aveva lasciato.
«Devo avere le allucinazioni sonore… capita, ai vecchi come me!» pensò e ritornò al suo libro di storia appoggiato sul davan-zale, ricominciando lo studio là dove l’aveva interrotto poco prima.
Lo strano fenomeno non si ripropose, anche se Lorenzo ne fu turbato; nel frattempo i suoi ex allievi continuarono a trovarsi, una volta alla settimana, in casa dell’artista per esercitarsi in ar-peggi e virtuosismi sofisticati.
La musica classica si diffondeva anche al piano di sopra, do-ve Carla improvvisava, tra una faccenda domestica e l’altra, qualche passo di danza.
Nessuno però poteva immaginare che, tra i musicisti presenti nel salone di Lorenzo, ci fosse un ladro… Luca, un ex allievo da sempre invidioso dei successi del maestro, desiderava intensa-mente impadronirsi del prezioso strumento del suo vecchio inse-gnante.
Il giovane riteneva, infatti, che fosse proprio “quel” violoncel-lo ad aver decretato la fortuna dell’uomo e non solo le sue parti-colari doti di esperto violoncellista.
Una sera, al termine delle prove, gli allievi, carichi dei loro pesanti strumenti, salutarono Lorenzo con il solito affetto, mentre lui, accompagnandoli alla porta, ricordò loro la data dell’incontro successivo.
Ma Luca dov’era? Si era attardato, con la scusa di riporre le sedie pieghevoli.
In realtà aveva avuto tutto il tempo di scambiare il proprio violoncello con quello dell’anziano insegnante, salutare tutti fret-tolosamente e correre via.
Nei giorni seguenti Lorenzo pensò di esercitarsi su alcuni brani, per non perdere l’allenamento, ma si accorse subito che qualcosa non funzionava.
La “voce” del violoncello non era quella che lui conosceva: le corde non rispondevano, con la stessa intensità di prima, ai ma-gici tocchi dell’archetto e il suono usciva fioco, quasi ovattato.
L’artista osservò con più attenzione lo strumento e comprese, con sorpresa, che non era il suo. Mancavano le cifre dorate che Lorenzo aveva fatto incidere, agli inizi della carriera, sulla cassa armonica e inoltre era di più recente fabbricazione.
Amareggiato, convocò i musicisti, ma Luca era assente: era partito per un lungo viaggio, così aveva detto ai colleghi pochi giorni prima.
«Ragazzi, sono desolato» esordì Lorenzo «non posso più suonare senza il mio amato violoncello. Mi è stato sottratto con l’inganno, quindi le lezioni termineranno qui. Del resto sono vecchio e stanco ed è venuta l’ora di farmi da parte».
I concertisti lo guardarono con tristezza e sgomento: come avrebbero potuto rinunciare ai pomeriggi con il maestro? Per lo-ro ritrovarsi da lui era quasi un rito, che si concludeva sempre con qualche battuta ironica e una fumante tazza di tè, rigorosa-mente inglese.
Tuttavia, si arresero al volere dell’illustre insegnante e se ne andarono, molto abbattuti.
Pur non avendo prove tangibili, essi intuirono fin da subito che fosse stato Luca a sostituire lo strumento, per impossessarsi di quello del maestro, ma purtroppo il collega era scomparso, senza lasciare traccia di sé.
Nei giorni che seguirono, Lorenzo si affacciò ancora alla fine-stra, ma il suo sguardo non era più lo stesso, gli occhi azzurri erano tristi e il suo sorriso gioviale pareva essersi spento.
Carla venne a sapere del furto dalla cameriera, che si preoc-cupò molto per la profonda depressione in cui era caduto il vio-loncellista: non mangiava più, dormiva pochissimo e aveva ripo-sto i suoi preziosi libri di storia sugli scaffali della libreria.
Quest’ultimo particolare rappresentava un sintomo allarmante per chi lo conosceva bene, perché significava che Lorenzo non aveva più voglia di vivere. La giovane professoressa avrebbe vo-luto fare qualcosa per aiutarlo, ma non sapeva da dove comincia-re per ritrovare il violoncello e risolvere il caso. Trascorsero due mesi e la casa in collina restò silenziosa, non più allietata dalla musica e dal sorriso che Lorenzo donava a tutti, affacciandosi dalla finestra.

Una domenica pomeriggio Carla si recò al mercatino vintage del quartiere: lei era una vera amante dell’usato d’epoca, tanto che, ogni volta, tornava a casa con qualche anticaglia che arric-chisse la sua collezione.
Il suo sguardo fu attirato dalla bancarella di un rigattiere, che esponeva vecchi strumenti musicali.
Fra trombe, flauti e tamburelli, la donna notò un violoncello e volle avvicinarsi per osservarlo meglio: non c’era dubbio, si trat-tava proprio dello strumento del suo caro amico, perché portava incise le iniziali del nome e cognome dell’artista: L. B.
Carla chiese al venditore quale fosse la provenienza di quel pezzo da museo, ma questi fu vago e non fornì utili spiegazioni. La donna decise allora di acquistare lo strumento, ma la cifra ri-chiesta era piuttosto alta, così pensò di dare un acconto perché il rigattiere glielo tenesse da parte, bloccandone la vendita.
Trafelata, corse a casa per dare la sorprendente notizia a Lo-renzo, cui prese quasi un infarto dalla gioia! Tra baci, abbracci e qualche lacrima di commozione, il maestro consegnò a Carla il denaro per riscattare il prezioso violoncello.

Quando lo strumento ritornò tra le sue mani, il musicista lo accarezzò come fosse un figlio e, delicatamente, ne provò gli ac-cordi. Uscirono note che presero la forma di parole appena sus-surrate: «Caro Lorenzo, finalmente sono tornato a casa! Chi ti aveva ingannato si è accorto quasi subito che ero un cimelio im-barazzante e troppo prezioso per essere nascosto o, peggio, ven-duto, senza destare sospetti. Così si è liberato di me, quasi rega-landomi a un ambulante. Luca poi, si spaventò a morte, quando si accorse che “parlavo” e avrei potuto metterlo nei guai… po-veretto, ora è in cura da uno psicanalista a cui cerca di spiegare le sue allucinazioni!»
Lorenzo strinse a sé il violoncello, coinvolgendo Carla e la governante in un unico grande abbraccio. Da quel momento Lo-renzo ricominciò a suonare solo per la sua giovane amica, ese-guendo melodie dolcissime e indimenticabili.
Chi passava sul pianerottolo, spesso udiva il Maestro dialoga-re con il suo impareggiabile strumento musicale. Qualcuno dice-va che era andato “fuori di testa” a causa del furto e ora parlava da solo, come succede ai vecchi un po’ bizzarri e solitari.
L’amica prof, invece, era certa che il violoncello rispondesse, con la sua inimitabile voce, all’anziano musicista, che sapeva farne vibrare le corde.

Qualche anno dopo Lorenzo morì e Carla volle che, accanto a lui, riposasse per sempre anche lo strumento musicale che tanto aveva amato e che lo aveva reso celebre.
Rientrando a casa, subito dopo il funerale del grande vecchio a cui aveva voluto molto bene, la donna guardò la finestra chiusa del primo piano e le parve di vedere, oltre le tendine bianche, una figura evanescente che la salutava con un cenno della mano.
Lorenzo era entrato nel suo cuore e vi avrebbe abitato sem-pre, oltre la vita e nonostante l’assenza apparente provocata dalla morte.
«Suona per me, lassù!» sussurrò Carla entrando in casa, men-tre una dolce armonia si diffondeva in tutto il palazzo. Un sorriso le illuminò il volto e i suoi piedi accennarono un leggero passo di danza.

 

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