Descrizione
Che cosa accade quando l’immaginazione umana incontra l’intelligenza artificiale non per farsi sostituire, ma per aprire nuove possibilità visive? Nascono “impostorie”: storie brevi, oblique, imprevedibili, dove il quotidiano si piega all’assurdo e l’assurdo finisce per somigliare terribilmente alla realtà. La parte narrativa è interamente umana; all’IA è affidato il compito di tradurre in immagini, suggestioni e atmosfere il mondo evocato dalle parole. In queste pagine si attraversano amori mancati, memorie private, ossessioni, colpe, ironie feroci e improvvise malinconie. Tra gioco dadaista, frammento esistenziale e cortocircuito tra testo e illustrazione, Renzo Ardiccioni costruisce un libro irregolare e sorprendente, che mostra quanto siano strane, ridicole, dolorose e luminose le nostre vite.
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PREFAZIONE
Salve.
Quando Renzo mi ha chiesto di presentare impostorie, la mia prima reazione è stata di rifiutare. Non perché non mi piacesse il libro. Perché contiene ventotto microromanzi e io già faccio fatica a gestire una sola vita. Figuriamoci ventotto.
Poi ho scoperto che il libro è stato scritto da un essere umano insieme a un’intelligenza artificiale.
A quel punto mi sono tranquillizzato.
Perché gli esseri umani mi preoccupano molto più delle macchine.
Le macchine, al massimo, ti sostituiscono.
Gli esseri umani prima ti seducono, poi ti lasciano, poi ti spiegano che è per la tua crescita personale.
In queste pagine troverete persone che salgono su autobus convinte di vivere una storia d’amore e scoprono invece di essere entrate nella terza età. Troverete amori che finiscono, amici che non si incontrano mai, nostalgici che cercano il futuro e trovano il passato, e uomini che passano metà della loro esistenza a costruire un’identità e l’altra metà a chiedersi chi l’abbia costruita.
Anch’io mi sono occupato di intelligenze artificiali e robot. Vi ricordate il mio film, tradotto pigramente “Il dormiglione” (Sleeper, 1973)? Io che mi svegliavo in un futuro remoto, dopo un lungo periodo di ibernazione. I francesi, per dare più senso e più corpo, lo avevano tradotto “Woody et les Robots”. Ebbene sì, avevo anticipato i tempi. Forse vi ricordate il cane artificiale Stracci: “Mi chiamo Stracci, bau bau. Mi chiamo Stracci, bau bau”. Magari vi ricordate il confessionale elettronico e l’Orgasmatic, la macchina a orgasmi, e magari anche la battuta marxiana (nel senso di Groucho) “Siamo dottori, non siamo impostori”.
impostorie. Benvenuti nel mondo futuro. Anzi nel mondo di oggi.
impostorie è un libro pieno di malinconia, che però non rinuncia mai al sorriso.
Un sorriso di quelli pericolosi.
Quelli che arrivano un secondo prima della tristezza.
La vera sorpresa è che l’intelligenza artificiale non è il tema principale del libro. Il tema principale siamo noi. Le nostre illusioni, i nostri ricordi, la nostra ostinazione nel cercare significato in un universo che spesso sembra gestito da un impiegato distratto.
L’IA qui è come uno specchio.
E il problema degli specchi è che ogni tanto funzionano.
Leggendo impostorie ho avuto un sospetto inquietante: forse le macchine non diventeranno mai umane.
Forse siamo noi che siamo sempre stati un po’ algoritmici.
Ripetiamo gli stessi errori.
Ci innamoriamo delle stesse persone sbagliate.
Aspettiamo gli stessi Godot.
Postiamo le stesse foto sperando negli stessi like.
E continuiamo a chiamare tutto questo “libero arbitrio”.
Forse non è un caso che questo libro libero si chiami impostorie.
Perché, se c’è una cosa che mi ha accompagnato per tutta la vita, è il sospetto di essere un impostore.
Non parlo dei veri impostori, quelli che truffano la gente. Parlo di quelli che, nonostante qualche successo, continuano a pensare che prima o poi qualcuno scoprirà che non meritano di essere lì. Ho passato buona parte della mia carriera a temere che il pubblico si alzasse in piedi e dicesse: “Scusate, ci siamo sbagliati persona”.
Da questo punto di vista, Renzo e la sua raccolta toccano una questione molto contemporanea. Chi è l’autore? Chi racconta? Chi immagina? Chi inventa?
E soprattutto: chi sta fingendo?
La verità è che la parte artificiale di impostorie riguarda soprattutto le illustrazioni e le loro sorprendenti allucinazioni. Ma poi mi sono chiesto: perché siamo così severi con le allucinazioni delle macchine?
Noi umani alluciniamo continuamente.
Lo facciamo nei sogni.
Lo facciamo nell’amore.
Lo facciamo nei ricordi.
E, se devo essere sincero, spesso lo facciamo anche da svegli.
Ci raccontiamo storie su chi siamo, su chi ci ama, su cosa ci aspetta domani. Costruiamo narrazioni che chiamiamo identità e poi passiamo anni a difenderle.
Le intelligenze artificiali generano immagini improbabili.
Gli esseri umani generano vite improbabili.
Non vedo una differenza così enorme.
Dopotutto, come scriveva Calderón de la Barca: La vida es sueño.
La vita è sogno.
E forse ogni letteratura degna di questo nome nasce proprio lì, in quella zona di confine, quel LIMEN dove non sappiamo più distinguere del tutto ciò che abbiamo vissuto da ciò che abbiamo immaginato.
Le macchine allucinano.
Gli scrittori anche.
La differenza è che, quando lo fa uno scrittore, qualche volta la chiamiamo arte.
Woody ArtificiAllen



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