Il ventriloquo

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Formato: Libro cartaceo, pag. 260

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Autore: Stefania Napoli

Note sull’autore

COD: ISBN: 978-88-5539-438-3 Categoria: Tag: ,

Descrizione

Atlanta, Georgia. La Major Crime Section è alle prese con le indagini su tre efferati omicidi di donne, una studentessa diciannovenne, un’ex attrice  settantanovenne e una psicanalista quarantacinquenne. Nulla fa pensare a un serial killer, né l’età delle donne, né le modalità dell’uccisione. Il tenente John Riley e la sua compagna e collaboratrice, la criminologa italiana Alex Ricci, sono però convinti che esista un qualche fattore comune alle tre vittime ma, mentre Riley vuole scoprire prove concrete, Ricci, con l’aiuto dello psichiatra forense Nicholas Chapman, ricerca una diversa chiave di lettura. Tra seri rischi e colpi di scena, emergerà una verità sconvolgente che, ancora una volta, come già nei precedenti romanzi della serie, porterà il lettore da un lato ad accettare la sfida dell’autrice per cercare di individuare il colpevole, dall’altro lo indurrà ad interrogarsi sui misteri del cervello umano e sulle motivazioni dell’azione criminale e a domandarsi se, in fondo, un mostro non abiti anche dentro ciascuno di noi.

INCIPIT

La caramella

«Il Signor Quackenbush soffre di insonnia. Stamane alle 4 è uscito a camminare ed è passato davanti al teatro. Ha notato che la porta era stata forzata e ci ha chiamati pensando a un atto vandalico o a una ragazzata. Io e il vicesceriffo Crush abbiamo effettuato il sopralluogo e abbiamo trovato… venite a vedere.»

Dopo questo vago preambolo, lo Sceriffo Darius Archer della contea di Clayton si avvia con passo funebre verso l’entrata posteriore del ‘Salice piangente’, teatro in disuso a Palmetto, cittadina a una trentina di miglia da Atlanta.

Mentre inizia ad albeggiare, John Riley, i detective Jodie Baker, Pete Harris e io lo seguiamo in processione all’interno dello stabile. Superiamo i camerini e saliamo le scalette che portano al palcoscenico dove ci investe un odore acre, come se qui dentro fosse marcita della carne.

La luce del generatore di emergenza illumina un fagotto marrone sul pavimento in declivio. È sorvegliato da un uomo di bassa statura in uniforme cachi e pantaloni neri. Dal cappello grigio a tesa larga spuntano ciuffi di capelli secchi e biondicci come la barbetta alla Abramo Lincoln che accentua la sporgenza degli angoli mandibolari.

L’uomo scatta sull’attenti ed esegue il saluto militare battendo solennemente i tacchi degli stivaletti e lo Sceriffo Archer ce lo presenta: «Il mio vice, Alonzo Crush» si accovaccia accanto all’involucro marrone e scarta come una caramella la testa di una giovane donna.

Indietreggio di un passo e Riley infrange sottovoce il secondo comandamento: «Cristo Santo».

Lo Sceriffo ci presenta anche la testa: «Jayda Marie Winston, 19 anni. Era iscritta all’università Clayton di Morrow ed era membro della confraternita femminile ‘Alfa Kappa Alfa’. Le compagne con cui Jayda condivideva l’appartamento al campus hanno dato l’allarme quando non l’hanno vista rientrare la sera del 25 settembre. Sulle prime abbiamo pensato a un allontanamento volontario, poi è arrivata la chiamata del Signor Quackenbush. Questo è tutto ciò che rimane di lei».

Jayda Winston doveva essere bella da viva. I capelli neri, lunghi e stirati incorniciano il viso ovale. La pelle è spessa e nera, le ciglia folte valorizzano gli occhi scuri ora velati e fissi. Alla base del collo spiccano i segni della lama seghettata con cui è stata decapitata. Le fibre muscolari tranciate e la prima vertebra cervicale sono esposte e visibili.

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