Descrizione
Il mito è il tentativo dell’uomo di trovare spiegazioni alla sua esistenza, e non è consegnato rigidamente al passato, ma narrazione che sempre si ripete, svincolata dal tempo, sostanzialmente identica nella sua essenza profonda, anche se possono essere diverse le circostanze e il concatenarsi degli eventi.
In questo romanzo due coppie di giovani, nella Milano contemporanea, impegnati nel sociale, rivivono miti di Orfeo ed Euridice e di Galatea e Aci, sotto l’occhio attento di Penelope, non sposa fedele di un Ulisse atteso per vent’anni, ma donna con tutte le sue fragilità, che vive una storia d’amore con uno straniero, e dell’amica Cassandra, condannata a non essere creduta per aver rifiutato l’amore di un dio, stuprata e poi assassinata, simbolo di una condizione femminile che non è poi così diversa nemmeno al giorno d’oggi.
Immersi nell’atmosfera del sogno, personaggi del passato e del presente ci raccontano la tragedia – sublime – della condizione umana.
INCIPIT
Prologo
Il ticchettio della pioggia, insistente e monotono, aveva il sopravvento sui rumori esterni della notte fonda, tale da dare la sensazione che fuori dalla stanza non si muovesse nulla e che ogni cosa fosse ferma e ingabbiata dalle gocce copiose che si spiaccicavano a terra in mille rivoli scomparendo nelle fessure del lastricato, assorbite dall’asfalto mai sazio di offrirsi al florido bacio del cielo. Il solo contrasto all’ossessivo e monocorde ticchettio non era sonoro ma visivo per via della luce di lampade, faretti e vetrine sfavillanti che gli contendevano il primato nella città metropolitana in cui quasi un milione e quattrocentomila abitanti giacevano nelle braccia di Morfeo. Forse con le sue luminarie sparse e diffuse in ogni angolo, la capitale lombarda intendeva proteggere da qualsiasi disagio, intemperie comprese, chi aveva scelto di affidarsi alle opportunità che ne consacravano la fama di città aperta e accogliente, avvezza a debellare la durezza della vita a chi proveniva da altrove e aveva riposto in lei la speranza di un riscatto. La grande città del nord sembravarisplendere di luce magica sotto la pioggia battente che s’era illusa di sovrastarla con la sua violenza quando in realtà ne era stata sconfitta e confinata nel ruolo di fastidiosa e inopportuna presenza, e grottescamente velleitaria.
Nella stanza buia il sonno di due giovani era accompagnato da un respiro regolare; i corpi nudi e ben fatti, le sole chiazze luminose in un caravaggesco contrasto con il nero dominante.
«Che ne pensi?» Aveva chiesto una debole voce femminile da un imprecisato angolo della stanza.
«Vedo rivoli di sangue» aveva risposto una seconda voce di donna.
«Una profezia?»
«Sì… sì… scorrerà del sangue…»
«Scusami, ma sai che non credo nelle tue preveggenze.»
«Lo so, lo so… è la maledizione che non mi abbandona… Ah! Che siano maledetti lui e il giorno in cui ferii la sua vanità!»
Frattanto il rombo della pioggia si era trasformato in una sorta di lamento sinistro, come se un gigantesco essere sospeso sulla città lanciasse un doloroso pianto che le due voci sembravano rispettare in silenzio.
«Sarà una brutta storia… forse peggiore» aveva ripreso la seconda voce.
«Peggiore? Allora intendi dire che non è finita?»
«Lei soffrirà, e molto…»
«Perciò è su lei che pioverà sangue»?
«Questo sta rivelando la pioggia.»
«I tuoi abituali e incomprensibili enigmi, c’è altro ancora?»
«No, solo quello che ho detto.»
«Cioè fantasie, astruserie o meglio, il nulla.»
«Libera di pensarla come vuoi, ma questa pioggia lo sta rivelando.»





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