Il profumo dell’anima

4,99

Formato: Epub, Kindle

Autore: Gigliola Biagini

Note sull’autore

COD: ISBN 978-88-6690-104-4 Categoria: Tag:

Descrizione

Presentazione di Rosamaria Francucci

Gigliola Biagini l’ho conosciuta in FB, qualche giorno dopo la mia iscrizione, avevo fatto appena in tempo a rintracciare in rete qualche lontano parente, qualche compagno di scuola, ed ero riuscita ad imbastire i miei primi contatti con chi avevo ritenuto affine ai miei interessi, ogni tanto lasciavo circospetta i miei primi timidi commenti mentre lei, con in mano la copia del suo libro fresca di stampa, (ma questo lo seppi solo dopo) e immersa in un universo virtuale ancora parallelo, si adoperava alacremente nella speranzosa ricerca di chi potesse apprezzare il suo lavoro e, perché no, anche in quella ancor più gratificante di una qualche dispersa ”anima sorella”. Mi aveva scelto. Gigliola è stata la prima persona sconosciuta e di sesso femminile che si sia fatta avanti per chiedere la mia amicizia e io, neofita di FB e che da parte mia allegavo sempre qualche riga di presentazione alle mie prime richieste, gliene chiesi il motivo, incuriosita, e lei rispose che aveva molto apprezzato un mio commento.

Gigliola ed io ci siamo volute incontrare di persona, riconosciute subito straordinariamente affini e raccontate con tutta la premura di chi vuole recuperare il tempo perduto, senza remore e imbarazzi, proprio come due sorelle d’elezione, qualche primo frammento delle nostre vite passate, accadimenti e ricordi più o meno lontani, impressioni e fermenti sui nostri presenti e presupposti futuri. “ Profumo dell’anima” è il libro d’esordio di Gigliola Biagini ma dal suo spessore dimensionale non ci dobbiamo far sviare: c’è una donna lì dentro, una donna che le somiglia in qualche modo: Bianca. Bianca come la pagina non scritta, bianca come una sposa ancora intatta. Bianca e Gigliola, manco a dirlo hanno la stessa età, donne anagraficamente mature… questo è certo, ma poi per quello che ho capito e che so di Gigliola, paradossalmente l’esistenza decantata, ordinata e quasi da manuale psicanalitico che l’autrice sapientemente struttura per il personaggio del suo romanzo, il tono sommesso e distaccato con cui racconta le sue undici vicende esistenziali, come fossero undici icone devozionali di una personale Via Crucis interiore, esclude volutamente l’espressione di un dolore esistenziale sui generis di una qualche lugubre sofferenza antica che invece la donna Gigliola ha sofferto e si tiene ben stretta almeno per ora nel segreto dell’animo.

La stessa Bianca d’altra parte non sarà mai smascherata del tutto, ma ci verrà raccontata in punta di piedi con la grazia rarefatta di un’étoile che si muova ancora circospetta su un palcoscenico frequentato solo da poco, tastandone metodicamente e saggiamente ogni tavola timorosa di fastosi scricchiolii o peggio di rovinose cadute di stile. In questo modo gentile ma quasi macabro, Bianca, come anestetizzata dall’essersi da se stessa relegata nei recinti troppo stretti dell’IO, verrà tuttavia osservata e interpretata attentamente soffermandosi sugli eventi topici del suo passato e concedendosi incursioni a sorpresa nelle sue vicende quotidiane, nei gesti e nelle esperienze minime apparentemente banali che vengono analizzati dalla Biagini con la freddezza accurata e lieve di un entomologo che studi una sua preda viva ma rintontita dall’etere. Perché anche qui comunque la tematica della “resurrezione” tema centrale del libro,si svolge necessariamente insieme a quello dell’amore, l’amore che manca soprattutto, in un presente vuoto di passioni forti ma affollato di ricordi, dolorante di vuoti affettivi eppure inspiegabilmente e incoerentemente gravido di trepide attese. “Profumo dell’anima” è un romanzo quasi claustrofobico. Qui lo spazio psichico in cui Bianca si muove, dalla prima all’ultima pagina del libro, è cerchio di raggio minimo, quasi indifferente a certe tonalità da esplorare nella beata solitudine, ed essenzialmente concentrato e assorto sui legami affettivi già sciolti o definitivamente perduti, ai lutti già sofferti, ma teso, anche se perplesso, rispetto all’opportunità, benché percepita con disincanto e amaro sentire, di imbastirne di nuovi. Un mondo squisitamente e tipicamente femminile, per intenderci! L’amarezza della delusione sofferta, il tradimento di Alessandro vissuto con orgoglio e affrontato con determinazione, ne hanno fatto per un lungo tratto una donna avara anche se sessualmente disponibile, avara di sé, nel concedersi completamente ai sentimenti e sempre chiusa e sospettosa nei confronti dei coinvolgimenti totalizzanti; una donna insomma in un certo qual modo decisa, sembrerebbe, a negarsi per sempre la sofferenza che sempre comporta un amore grande.

Così in un quotidiano scandito da incontri più o meno fugaci, vissuti apparentemente senza grandi conflitti e complicazioni, e dove peraltro i rari personaggi maschili, ai suoi stessi occhi solo sbiadite comparse, si muovono comunque come marionette guidati da regie del femminile incombente, Bianca si è ricamata in un microcosmo meticolosamente ordinato e tornato in qualche modo “bambino”, laddove giocosamente trova piacevoli occasioni di appagamento fisico dal contatto con il suo amato felino. Poi alla ferita narcisistica che sembrerebbe solo superficiale di un nuovo abbandono si aggiunge a sorpresa un evento doloroso e scatenante: la morte dell’amica e coetanea Emma… e allora per forza qualcosa si smuove. Sarà proprio dalla sofferta elaborazione di questo lutto che Bianca si vedrà infine costretta ad uscire dal suo limbo affettivo, sarà l’ineluttabilità di questo nero totale e senza possibilità di ritorno, di guarigione o di cura, da cui Bianca dovrà ripartire per acquisire nuova consapevolezza di sé e intraprendere quel doloroso percorso di caduta e rinascita dal quale riaffiorerà più onesta con se stessa e forse definitivamente trasformata, forse finalmente aperta ad accogliere, come archetipica “Mater Dolorosa”, anche le amare fragilità sue e dell’altra metà del mondo, pronta forse senza sciocchi trionfalismi a immergersi con slancio e compassione nel vortice travolgente della vita.

Da parte mia e di tutte le donne costantemente in cammino un commosso grazie a chi con impegno e determinazione porti con grazia e rispetto di sé una piccola luce.

1° Settembre 2009

Rosamaria Francucci

INCIPIT

I – IL DOLORE

Mancavano sette giorni a Natale che si preannunciava gelido per via di certe correnti provenienti dal Nord Europa. Bianca si mise i guanti, una sciarpa calda e avvolgente e un berretto di lana che la faceva sembrare una bambina. Era proprio una bambina quella che vide mentre si dava un’ultima occhiata allo specchio; una buffa bambinetta con un ridicolo cappello di velluto marrone. Odiava doverlo indossare sotto pressione di una madre apprensiva; la irritava, la infastidiva come se stesse indossando un elmetto di bronzo. Desiderava liberare i capelli e sentire la brezza sulla fronte e insieme a quel vento far volare i pensieri fino ad avere la testa leggera leggera. Oggi, da adulta, invece, Bianca odiava immensamente il freddo. Nessun indumento era abbastanza caldo, nessuna sciarpa o cappello riusciva a proteggerla dal vento di tramontana che le arrivava sul viso e sulla nuca colpendola con la violenza di uno schiaffo.

Quel pomeriggio, nonostante la temperatura pungente, Bianca uscì ugualmente; aveva bisogno di camminare. Sperava forse che l’aria la scuotesse dall’inesplicabile torpore che la soffocava, che il vento le scompigliasse i pensieri che si affollavano comprimendole le meningi e lasciandole un senso di vertigini. Pochi passi più tardi il freddo le era già diventato insopportabile. Così decise di affrettarsi di nuovo verso casa, la cuccia calda, la tana letargica, il guscio uterino dove ripararsi dal mondo intero. Accese la tv, si preparò un bicchiere di latte caldo che sorseggiò raggomitolandosi in un abbraccio al calorifero della cucina. Fuori era ormai buio ma alla luce dei lampioni il vento scuoteva ancora le cime degli alberi in giardino. Chiuse le imposte, ingoiò un paio di sonniferi e si infilò sotto il piumone azzurro tirandolo su fino al naso.

– Signora Piccolo, mi creda, lei è depressa. – Il medico fu conciso e forse anche brusco. Bianca uscì dallo studio sdegnata, offesa, furiosa. A stento riusciva a trattenere le lacrime. Lei era andata dal medico di famiglia, il dottor Tilesi, che l’aveva in cura da molti anni, per un colon spastico che la faceva soffrire, non certo per sentirsi dire che era pazza. Certo, negli ultimi mesi aveva passato parecchie notti senza chiudere occhio, era tesa, nervosa, ma lei aveva i suoi pensieri, le sue preoccupazioni, i suoi dolori. Sì, lei era addolorata, non depressa. Il dolore sembrava a Bianca una condizione dignitosa, rispettabile in chiunque; la depressione le suonava di malattia mentale. Lei era addolorata, non malata di mente. I suoi dolori… Già, ma quali? Bianca, che aveva sempre diffidato degli analisti come dei preti, considerandoli invasori e depredatori dell’anima, pensò che poteva esserle utile un viaggio introspettivo alla ricerca di quanto non fosse stato metabolizzato, una sorta di autoanalisi finalizzata alla catarsi, perché il dolore non la faceva più vivere davvero.

Recensioni

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Il profumo dell’anima”

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.