Il pazzo di Ascesi

15,00€

Formato: Libro cartaceo, pag. 120

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Autore: Patrizia Poli

Note sull’autore

Descrizione

A quarantaquattro anni, semicieco, malato e segnato dalle stimmate, Francesco di Bernardone sente avvicinarsi la morte. Nel silenzio dell’eremitaggio ripercorre la propria esistenza e si rivolge all’Altissimo: chiede perdono, interroga le sue scelte, teme che la povertà, le rinunce e la predicazione siano state soltanto il frutto di un delirio. Eppure, fra rimorso e gioiosa attesa, continua a cantare la vita, il creato, i cavalieri e gli amori. Su ogni ricordo si leva quello di Chiara degli Scifi, modesta e indomita, presenza luminosa. Con una scrittura ricca e sensoriale, Il pazzo di Ascesi restituisce il Medioevo e un Francesco lontano dall’agiografia: uomo inquieto, fragile e appassionato, radicale nelle sue scelte, sospeso fino all’ultimo fra il dubbio umano e la chiamata divina.

Incipit

Persino mentre il mio corpo marcisce, sento la Natura che canta la Tua gloria. Un pettirosso si è appena posato vicino al mio scomodo giaciglio e mi guarda come per dirmi che il Tuo amore è ovunque, ma il suo busto scarlatto annuncia anche un inverno che non vedrò. La febbre quartana mi scuote il petto, le gambe e l’addome sembrano otri pieni d’acqua, i topi scorrazzano sul mio corpo afflitto, procurandomi graffi infetti e sofferenze che accetto come giusto supplizio per le mie colpe. I tumori sulle mani e sui piedi non guariscono e sanguinano, anche se li tengo fasciati con pezze lacere.

Dopo aver curato i lebbrosi per tutta la vita, è questo il Tuo ringraziamento? È questo il prezzo per averti amato sopra ogni cosa? Mi hai contagiato con il loro male, e le escrescenze, i chiodi neri di carne nelle mani e nei piedi, la ferita sanguinante al costato lo provano. Ora sono anch’io uno di quei corpi spezzati. Ricordo la mia mano che tremava prima di toccare quelle creature ripugnanti. Eppure mi sentivo invincibile, coraggioso! Adesso il ricordo degli occhi riconoscenti, della voce che mi ringraziava, si è affievolito…

Sì, un tempo le mie mani erano capaci di lavorare, di sollevare chi non poteva più camminare. Ora sono solo strumenti di dolore. Tengo nascoste le piaghe, non voglio esser scansato come appestato. «Fatti i fatti tuoi» dico a chi mi chiede come sto. Non ho più pazienza, un nonnulla mi irrita, la luce mi ferisce, devo tenere la faccia nascosta nel cappuccio, ma è un rifugio fragile.

«Il Signore vi dia pace» dico sempre a chi ascolta le mie parole. «Come possiamo aiutarti?» mi chiedono smarriti e io rispondo: «Aiutate piuttosto chi vi sta accanto e ha bisogno, sarà come aiutare me».

Ho poco lume negli occhi a causa dei mali contratti durante i miei viaggi, e soprattutto per il gran piangere che ho sempre fatto per Te. Ho pianto ogni giorno per le Tue sofferenze sulla Croce, e per tutti i bisognosi e i derelitti del mondo.

(Ma ho pianto anche tanto per me stesso, per quello che sono diventato, per la vita che forse ho sprecato.)

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Piera Rossotti

Product Author: Piera Rossotti