Descrizione
I cacciatori di giovani anime è una storia di scelte difficili e coraggiose, un romanzo basato su eventi realmente accaduti, e offre una prospettiva interessante sulle atrocità commesse dal regime nazista attraverso gli occhi di un medico italiano coinvolto, suo malgrado, in un progetto di eugenetica. La vicenda di Filippo Tomasi, medico pediatra, rivela la sua determinazione nel tentativo di salvare giovani vite innocenti mentre affronta le sfide e i pericoli del Terzo Reich.
Originario di Pergine Valsugana, Filippo conduce una vita modesta con la moglie Arianna e la figlia Angela fino a quando gli si presenta l’opportunità di lavorare come medico in Germania con la prospettiva di guadagni molto maggiori. Si trasferisce, quindi, a Berlino, dove si trova ad affrontare una crescente ambiguità morale quando capisce di dover scegliere tra il rinnegare i propri principi etici per adattarsi alle richieste del regime nazista, o opporvisi mettendo a rischio tutto il proprio mondo di affetti.
I – le origini
L’immigrazione italiana in Germania riprese dopo la salita al potere del Nazismo. Questa volta però non si trattò di una migrazione volontaria, ma di un reclutamento forzato di lavoratori italiani, in base a un accordo stipulato nel 1937 tra i dittatori Adolf Hitler e Benito Mussolini, per soddisfare soprattutto la necessità di reperire manodopera a basso costo per le fabbriche tedesche, in cambio della fornitura di carbone all’Italia.
Nel 1939 fu fatto un altro accordo tra i governi di Berlino e Roma sul trasferimento di massa degli abitanti germanofoni dell’Alto Adige nei territori del Terzo Reich. Questa migrazione interessò circa 160.000 altoatesini detti Optanten, cioè optanti.
Michele Tomasi, come la maggioranza dei conterranei, avrebbe desiderato trasferirsi in Germania. Lui, a differenza di sua moglie Assunta, donna di origine campana arrivata in questa terra non si sa come, amava incondizionatamente il popolo germanico e quella per lui era l’occasione d’oro, irripetibile, di ritorno alla terra delle origini. Forse tutto ciò era anche legato al fatto che gli avi di Michele parlavano l’antica lingua mochena, lingua appartenente al gruppo delle lingue tedesche superiori, parlata in alcune zone della provincia di Trento e da poche persone in alcune zone del comune di Pergine Valsugana, soprattutto nelle frazioni situate all’imbocco dell’omonima Valle dei Mocheni. Infatti Michele ricordava sempre alla moglie e al figlio che il cognome originario della sua famiglia era Tomazer, cambiato negli anni in Tomasi. Forse anche per questo lui e i suoi familiari erano bilingui, e aveva preteso il mantenimento di questa tradizione anche per il figlio Filippo e la nipotina Angela. In realtà la maggioranza dei paesani parlava o comprendeva molto bene la lingua germanica ma, nonostante ciò, non si capiva ancora perché fosse così entusiasta. In passato non aveva mai esternato questo suo desiderio. Anche la moglie Assunta rimase a dir poco sconvolta da questa immediata e travolgente passione di andare al di là del Brennero, in terra di Germania.
Michele, figlio di Davide Tomasi, è maestro ebanista da diverse generazioni. A differenza del padre, è esperto nell’intaglio del legno per fare mobili, soprattutto scrivanie e tavoli di pregio, che vengono ordinati da famiglie di benestanti, anche dall’estero.
Lui, la moglie e il figlio Filippo economicamente stanno bene, non vivono nel lusso, ma fanno una vita agiata.
Vivono a Pergine Valsugana, a pochi chilometri da Trento, in un bel paese circondato da cime montuose che riempiono la vista e il cuore. A sud, in lontananza, si scorge il lago di Caldonazzo dove, quando il figlio Filippo era piccolo, andavano a fare il bagno nel periodo estivo.
Nella bella casa dove vivono c’è anche il laboratorio di Michele.
Il figlio Filippo oggi è un medico, specializzato in pediatria e neuropsichiatria infantile.
Michele, duro di carattere ed eccentrico, come suo padre del resto, su una cosa non volle transigere: la libertà di scegliere cosa volesse fare il figlio da grande.
Anni addietro, quando era ancora un ragazzino, tornato a casa dal collegio per le vacanze estive, Filippo gli disse che desiderava fare il medico dei bambini.
Michele, con fare apparentemente distratto, posò delicatamente in terra uno dei suoi attrezzi da intaglio e gli chiese:
«Il dottore dei bambini? E che hanno i bambini rispetto ai grandi, sono solo in miniatura!» disse con ironia, ma senza opporsi al desiderio manifestato dal figliuolo. Subito dopo riprese l’attrezzo, si sistemò gli occhiali e con una smorfia si rimise a lavorare, anche se con la coda dell’occhio guardava i suoi movimenti e sperava che rispondesse. Così fece.
«Ma no padre, quest’anno al collegio è venuto un medico dei bambini, molto bravo e simpatico, e ci ha spiegato che i bambini non sono proprio come noi grandi.»
A sentire quella frase si girò di scatto e disse:
«Ehi tu, prima di dire che anche tu sei grande lavora e guadagnati la giornata, sennò sei un giovane che vive grazie al lavoro del padre!»
In quel momento entrò sua madre Assunta.
«Cos’hai da borbottare con tuo figlio, non ti lamentare sempre. È stato il migliore della classe anche quest’anno, sai? L’hai detto a tuo padre dei bei voti che hai preso?» gli disse guardandolo dritto negli occhi.
«No, non ancora» disse abbassando lo sguardo, ma con una smorfia di soddisfazione.
«Ecco, lo mantengo e non mi dice niente, solo alla madre confida queste cose.»





Recensioni
Ancora non ci sono recensioni.