Eroi nascosti

15,00

Formato: Libro cartaceo pag. 184

Autore:Paolo Fiorino

Note sull’autore

COD: ISBN: 978-88-5539-157-3 Categoria: Tag:

Descrizione

Luigi non è un cattivo ragazzo, ma certo uno scapestrato. Non sarà l’amor di patria a farlo combattere in trincea, eppure si comporterà da valoroso, fino a quando le circostanze non lo riporteranno su una cattiva strada, a commettere gravi reati per i quali la pena prevista è la fucilazione. Ma la sorte riserva a Luigi, e ad alcuni altri ragazzi come lui, la possibilità di scampare alla pena capitale: lo scotto da pagare sarà la partecipazione ad azioni di guerra molto pericolose e “non ufficiali”, tuttavia fondamentali per il successo bellico dell’Italia.

Eroi nascosti rievoca la terribile guerra di trincea e le prime battaglie sull’Isonzo, i MAS, temibili motoscafi armati siluranti, ma ci porta anche “dietro le quinte” della guerra, a vedere quello che non si può raccontare: un romanzo d’azione dal ritmo incalzante, con un protagonista capace di conquistare l’attenzione dei lettori.

1 – (anno 1916)

Morte.

Condannato a morte.

Non riusciva a pensare ad altro.

Com’era finito così?

Quale oscura maledizione aveva trascinato la sua vita aveva in quel baratro?

Luigi Galli se ne stava sdraiato, in preda allo sconforto e alla delusione, sulla branda di quell’angusta cella del carcere militare di Peschiera Del Garda. Durante tutta la sua vita era sempre stato uno scapestrato abituato a vivere alla giornata, uno che se ne infischiava delle regole, sempre pronto a sfidare l’autorità. Il gioco gli era riuscito bene fino a quel momento ma qualcosa a un certo punto della sua vita si era inceppato nel meccanismo e tutto era andato a rotoli in un modo così completo e definitivo che ancora faticava a capacitarsene. Questa volta aveva superato ogni limite: non si trattava più di un furtarello o di una rissa e non se la sarebbe cavata con qualche giorno di prigione come in passato, questa volta si era macchiato di duplice omicidio e diserzione. Ammazzare due carabinieri lo avrebbe spedito dritto al patibolo anche in tempo di pace e a maggior ragione ora, con la guerra che infuriava in tutta l’Europa. Il destino di un disertore come lui era segnato, senza possibilità di scampo: a soli ventiquattro anni la sua vita era già arrivata alla fine. Non gli restava altro da fare che raccomandarsi l’anima al signore: lo attendeva una fine ingloriosa.

Anche se ormai sapeva di non poter più fare nulla per uscire da quella brutta situazione, nel profondo dei suoi pensieri non riusciva ancora a rassegnarsi del tutto. Eppure doveva mettersi l’animo in pace e attendere con serenità che arrivasse la fine. Mentre tentava con tutte le sue forze di scacciare quei cupi pensieri la porta del corridoio si aprì rumorosamente, sorprendendolo nel mezzo delle sue riflessioni. Il cigolio dei cardini arrugginiti cessò e il rumore di passi si diffuse nel silenzio, facendolo rabbrividire come un oscuro presagio di sventura.

Eccoli, sono già venuti a prendermi. Stavolta è davvero finita, pensò Luigi con rammarico. Di tutti i modi in cui avrebbe potuto morire questo per lui era senz’altro il peggiore. Riuscì a distinguere il rumore prodotto dai passi di almeno tre persone, poi una guardia carceraria, un uomo pallido e magro dall’aria annoiata, si affacciò tra le sbarre della cella e lo chiamò.

«Alzati stronzo, ci sono visite per te.»

«Lasciami in pace, non voglio vedere nessuno» ribatté Luigi.

«Pensi di poter scegliere?» disse la guardia, in tono sprezzante. «Sei solo un rifiuto umano senza diritti…»

Luigi non replicò, non sarebbe servito ad altro che a sprecare fiato. Dalla voce della guardia aveva intuito tutto il suo odio e il suo dispregio: per tutti ormai era l’assassino dei carabinieri. Un attimo dopo la porta della cella si aprì. La guardia entrò, seguita da un prete, un uomo sulla sessantina, alto e magro, con dei penetranti occhi azzurri.

Il religioso si fermò davanti a lui, lo guardò sorridente e disse: «Sono venuto per portare un po’ di conforto alla tua anima mentre ti prepari al tuo ultimo viaggio».

«Non mi serve nessun conforto» ribatté Luigi, acido, guardando la luce che penetrava dalla finestrella e divideva la cella in due: una parte luminosa e una parte oscura come la notte. Per un secondo fu divertito di quella divisione perché in un certo senso rispecchiava il modo in cui si sentiva: diviso tra bene e male, tra luce e oscurità. Il pensiero durò solo un attimo, poi la sua mente tornò con sconforto alla dura realtà che lo attendeva.

«Non abbandonarti alla rabbia, la tua anima può ancora essere salvata» continuò il prete, ignorando le parole di Luigi.

«Ormai è troppo tardi per me e la mia anima l’ho già persa molto tempo fa.»

«Non devi disperare, nostro Signore ha in serbo ancora molte sorprese per te.»

Luigi era seccato da quell’ostinata insistenza: in quel momento non gli importava niente della sua anima, che Dio o il demonio ne facessero ciò che volevano.

«Ho detto che non voglio parlare con te, prete.»

«Ti è già stato detto che non hai scelta» ribatté subito il religioso, con un tono che si fece sorprendentemente duro.

Luigi fu sorpreso da quelle parole, che non si sarebbe mai aspettato di sentire da un sacerdote, e si alzò di scatto dalla branda. Il movimento gli causò una fitta di dolore che si irradiò dalle ferite ancora non guarite. La guardia si frappose tra lui e il sacerdote, temendo che Luigi potesse aggredirlo, ma questi lo fermò mettendogli una mano sulla spalla e disse, con ostentata calma: «Lasciaci soli, questo ragazzo non mi farà alcun male».

«Ma padre…»

«Vai, ti chiamerò se avrò bisogno di te» replicò il sacerdote, con un tono di voce di nuovo autoritario, che fece rabbrividire Luigi.

La guardia ostentò una smorfia di sorpresa poi, quasi che si fosse reso conto all’improvviso di non avere alcuna possibilità di convincere il prete, sospirò e uscì dalla cella. Luigi, vedendo come il prete teneva in pugno la guardia, intuì che in quella situazione niente era ciò che sembrava. Qualcosa di strano e incomprensibile stava accadendo in quella cella, e ne era incuriosito, ma a quel punto lui, con il destino ormai segnato e il plotone di esecuzione che lo attendeva già schierato nel cortile, poteva permettersi di non stare al gioco.

«La mia anima è proprietà del diavolo» disse, rivolgendosi al prete con l’aria di chi, non avendo più nulla da perdere, lanciava una sfida a cui non voleva rinunciare anche sapendo di non poterla vincere.

«Non ci scommetterei, se fossi in te. Ci sono molte cose che non sai e che potrebbero farti cambiare idea» replicò il prete, lasciando Luigi di stucco.

«Cosa vuoi dire, padre?»

«Smettiamola con questa farsa e non chiamarmi padre. Hai già capito che non sono un sacerdote.»

Luigi ci pensò per qualche secondo poi, non riuscendo a darsi una spiegazione razionale domandò: «Non sei un prete? E allora perché sei conciato così?»

«Diciamo che preferisco che la mia vera funzione rimanga riservata, almeno fino a che non avremo un accordo.»

Luigi sentì un brivido che gli risaliva lungo la colonna vertebrale. L’uomo che aveva davanti, chiunque fosse, pareva del tutto a suo agio in quella situazione, come se il suo restare in incognito, senza rivelare nulla di sé, fosse un gioco a cui era abituato. Il ragazzo rifletté per qualche secondo, poi ribatté: «Come pretendi che possa fidarmi di te se nemmeno vuoi dirmi chi sei?»

La risposta non si fece attendere, evidentemente quell’uomo misterioso era preparato a ogni evenienza.

«Nella tua posizione non hai alcun bisogno di fidarti. Ti basti sapere che posso salvarti, e intendo la tua vita terrena non la tua anima, oppure mandarti immediatamente al patibolo.»

«Ma che vai dicendo?» ribatté nervosamente Luigi, sempre più indispettito dall’atteggiamento inatteso di quello strano personaggio che ancora non riusciva a comprendere. Le domande si affollavano nella sua testa: perché qualcuno avrebbe dovuto introdursi in quel modo nella sua cella? Che segreto custodiva quel falso prete?

«Sono stato condannato a morte da un tribunale militare e ormai niente e nessuno può più salvarmi» proseguì Luigi, tenendo a freno per quanto poteva i suoi dubbi.

«Galli, ti ho già detto che ci sono molte cose che non sai. Non mi piace ripetermi e soprattutto non mi piace che le cose che dico non siano prese sul serio, quindi ora ti do un’ultima possibilità di ascoltarmi. Se la cosa non ti interessa dimmelo che me ne vado subito. Non ho tempo da perdere con un morto che parla» lo stroncò l’uomo con un tono seccato, girandosi e facendo un passo deciso verso la porta della cella.

«Aspetta» lo fermò un istante più tardi Luigi, che voleva con tutte le sue forze restare attaccato a quell’ultima, insperata, possibilità. «Mi interessa.»

«Molto bene, vedo che in fondo sei un ragazzo saggio.»

 

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