Descrizione
Un giornalista de “Il Risveglio del Paese”, Giorgio Seri, figlio di emigrati a Torino, riceve l’incarico dal direttore del suo giornale di scrivere alcuni articoli sugli orientamenti degli schieramenti politici di Sant’Agata di Puglia, in vista delle elezioni amministrative, e si ritrova coinvolto in un intrigo che prende il via dall’aggressione a un iscritto del PD. Una brutale aggressione, avvenuta ai margini della Festa di partito, sulla quale indaga il maresciallo dei carabinieri, Pietro Marini, eccezionalmente coadiuvato dall’ispettore Lorenzo Corsini, giunto da Vercelli e impegnato in un’indagine che lo ha condotto a Sant’Agata di Puglia, e che lo vedrà pericolosamente esposto in prima persona.
INCIPIT
1 Missione in incognito
Sant’Agata, 9 agosto 2018
Carmela di Mauro, la titolare dell’Antico Monastero, il B&B di Sant’Agata di Puglia, scoprì che Giorgio Seri, cinquant’anni portati bene, era un giornalista, così gli chiese se la sua permanenza fosse dovuta all’interessamento del suo giornale per quanto era accaduto alla Festa del PD allestita sulla piazza. Una brutta storia, con il pestaggio di un iscritto che stava rischiando di perdere la vita a causa delle gravi ferite riportate. Poi l’incendio appiccato al palco, forse per cancellare le prove dell’aggressione.
«Non sapevo nemmeno fosse accaduto» rispose Seri. «Sono in vacanza.»
Carmela sfoderò un sorriso.
«All’Antico Monastero troverà l’accoglienza giusta, colazioni buone e genuine ma, soprattutto, il riposo notturno, necessario per chi ha bruciato energie andando su e giù per il paese.»
Fuori dal B&B, dove aveva prenotato un breve soggiorno di lavoro sul quale sperava non gli facessero troppe domande, si fermò davanti a una casa in vendita e, seduto su un gradino, si accese una sigaretta. Ne aspirò una boccata profonda e si lasciò trasportare dalla languida atmosfera di quel caldo pomeriggio d’agosto. Via Madonna delle Grazie era deserta, come ci fosse il coprifuoco, perché i paesani, grazie alle spesse mura di pietra, se ne stavano rintanati nel fresco delle case. Dalla strada si alzava una tiepida carezza proveniente dal Monte della Croce, sul quale, alla fine del mese di giugno dell’anno precedente, era divampato un incendio che aveva spogliato degli alberi quasi tutto un fianco della montagna. Una ferita aperta nei cuori della gente.
Giorgio si alzò e, deciso a ripercorrere le strade che gli ricordavano l’adolescenza, tirò su per via Trieste, e le immagini vive dei giorni felici gli affollarono i pensieri. Poche settimane all’anno, in allegria, quando i suoi tornavano in paese per trascorrere le vacanze estive.
Una lunga passeggiata, per un tuffo nel passato.
Era stato incaricato dal direttore de Il Risveglio del Paese, il quotidiano per cui scriveva, di realizzare un servizio sugli schieramenti politici e come si stavano organizzando in quegli antichi borghi della Daunia, in vista delle imminenti elezioni amministrative. Lui aveva accettato con entusiasmo, ma non immaginava che quella non sarebbe stata solo una settimana di lavoro. E che avrebbe fatto un incontro capace di cambiare tutti i suoi piani di vita.
Arrampicandosi sulle trasonne, arrivò quasi in via Sant’Angelo, davanti alla casa in cui era nato e vissuto fino all’età di cinque anni, quando i suoi genitori avevano deciso di emigrare al nord, destinazione Torino. Un viaggio interminabile, di cui non aveva mai cancellato il gusto amaro dell’abbandono, per raggiungere altri paesani che erano stati costretti a fuggire da una vita di sfide quotidiane, alla ricerca di un po’ di benessere che dipendeva troppo dalla benevolenza della terra coltivata. E sapeva che le cose stavano ancora così.
La casa ereditata dal nonno paterno era appartenuta ancora per una decina d’anni alla famiglia poi i suoi genitori, decisi a tagliare di netto, avevano deciso di venderla per acquistare una casa a Torino. La sua opposizione e quella delle sue sorelle non erano bastate a far cambiare idea.
Il suo sguardo si spostò sullo spiazzo che era stato spesso teatro dei suoi giochi e rivide un bambino felice in un mattino di sole quando, tornato a casa insolitamente prima del tempo, suo padre lo aveva sorpreso con gli amici e lo aveva rimproverato. Lui, in preda agli spasmi, era corso a casa da sua madre.
Il ricordo si dissolse e Giorgio proseguì per via Garibaldi, la via piana, per un buon tratto.
Strada facendo, una donna anziana lo scambiò per suo padre. Lui non si fermò, ma se ne rallegrò perché, tutto sommato, aveva accettato quell’incarico anche per rivivere quelle emozioni. Salutò la donna con un cenno della mano, come avesse voluto togliersi il cappello e lei lo guardò incuriosita, ancora incredula, a chiedersi era stato possibile che quell’uomo si fosse mantenuto così giovane.
Un’altra donna, un’amica di famiglia, un po’ teatralmente scommise con se stessa di averlo riconosciuto e, quando lui le confermò di aver visto giusto, cominciò a raccontargli di quando suo padre lo portava in braccio, orgoglioso, a passeggio per il paese.
Quant ier bell. Mamm’ ta t’ vsteva tutt ‘r ianc, ‘tua madre ti vestiva di bianco’, perché prima di lui erano nate tutte femmine così sua madre aveva preparato il corredino rosa e per una volta aveva scelto il colore neutro. Superato il siparietto, poi riuscì a filarsela con una scusa, anche perché alcuni passanti, incuriositi dalla voce stridula della donna, si erano fermati ed altre persone si erano affacciate ai balconi, per saperne di più.
«Mi sta aspettando mia zia» una sorella di sua mamma che era rimasta lì in paese e che non sapeva del suo arrivo, perché era arrivato in paese mantenendo il riserbo. Una scusa improvvisata che, però, lo spinse a decidere se mantenere ancora l’anonimato o tuffarsi nel passato, con il rischio che sua zia potesse venire a sapere della sua presenza in paese.
Così, per scongiurare quell’eventualità, decise di andare a casa sua per sorprenderla, sicuro che le avrebbe fatto piacere.





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