Body and Soul

1,99

Formato: Epub, Kindle

Autore: Paolo Ferruccio Cuniberti

Note sull’autore

COD: ISBN 978-88-6690-023-8 Categoria: Tag:

Descrizione

Romanzo finalista al Premio InediTo – 2012

Recensione di Sonia Piloto

Se dovessi definire con una sintesi il  periodo in cui si svolge l’azione di Body and soul, quello della Torino   fra il 1973 e il 1974, adotterei l’espressione usata dall’autore: il tempo in cui “le soffitte non si chiamavano ancora mansarde” . E  non  per servirmene come di una semplificazione lessicale, ma come di qualcosa che implicava una concezione diversa (un uso diverso!) della divisione dello spazio sociale  in uno stesso ambiente.
Complice la penombra della soffitta (ben lontana ancora dall’idea della pretenziosa mansarda), la lettura del romanzo di Paolo Cuniberti ci proietta in una città  pensata  dall’alto dei  tetti, ma  vissuta al livello più basso, quello stradale.
Lassù, l’amore (realizzato o solo vagheggiato),  quaggiù, lo scazzo quotidiano del far passare le ore. E nella solita “piola” munita di biliardo.   Due luoghi simmetrici e opposti. In alto, il sogno ossessivo dell’amore; in basso, il continuo presente, fatto di piccole cose: la speranza di rimediare alla fame con un panino e un bicchiere di vino, l’attesa dell’eventuale possibilità di qualche ora di lavoro tanto per sfangarla fino a domani, le chiacchiere con i soliti quattro sfigati, nella cappa di fumo delle sigarette.
La storia potrebbe essere quella di un classico romanzo di formazione, in cui il protagonista, giovane scapestrato senza fissa occupazione, cerca la via del suo riscatto personale e generazionale. La vicenda ha tuttavia molti altri punti focali a volte apparentemente antitetici: si attraversano, allora come oggi, anni di crisi economica e di grave incertezza sul futuro; il mondo giovanile è tutt’altro che compatto ma si muove in una condizione magmatica priva di punti fermi; c’è una strana e un po’ controversa storia d’amore con una ragazza dalla morale ambivalente; c’è la società plumbea degli anni che hanno seguito il ’68 e in cui sono maturati i fatti più gravi di quel decennio, e le reminiscenze di un mondo di provincia ancora quasi intatto; ci sono gli eterni profittatori della situazione contingente e gli sconfitti. Il tutto è narrato con ironia e divertimento, con un linguaggio agile e colorito.
Su questo fondale irripetibile – e irripetuto negli anni successivi -,  ma  molto coinvolgente come atmosfera locale e temporale, si tesse la trama del romanzo.
Ma forse fondale non è il termine appropriato:  nel romanzo, le soffitte, la città bassa, quegli anni, i frequentatori del biliardo del bar Esperia e di locali analoghi – come pure l’addetta a infrangere le indeterminatezze del sogno, la razionale  Lidia -, sono altrettanti protagonisti quanto  il sempliciotto Guido. Forse perché è proprio  il suo sguardo indulgente e benevolo a raccontarceli per farceli conoscere e, infine, comprendere e amare.
Alle note di Body and soul, portate dal sax di Archie Shepp nell’angustia della soffitta, il compito di segnare la differenza fra il lassù del sottotetto e il quaggiù della strada, fra la fantasia e la quotidianità,  fra un lontano ieri che ci appartiene  e un oggi che ci sfugge.

INCIPIT

Sarà stato tra il settantatré e il settantaquattro, a quei tempi non avevo molto da fare, allora passavo buona parte della giornata nella sala da biliardi Esperia. Ora l’Esperia non esiste più, e credo ci sia anche molta meno gente che gioca a biliardo, soprattutto da quando hanno proibito di fumare nei bar. Un tavolo da biliardo verde, senza una nuvola di fumo azzurro illuminato dalle lampade basse, con i giocatori in camicia che scrutano il terreno dello scontro con la cicca in un angolo della bocca e un occhio chiuso, perde tutto il suo fascino. O semplicemente la razza dei frequentatori di bar è cambiata; ne avrebbe parlato in quegli anni PPP della mutazione antropologica in corso nel nostro paese, e questa ha colpito anche i giocatori di biliardo, con quelli delle bocce e quelli del tressette. Allora, mi alzavo la mattina verso mezzogiorno, mi guardavo allo specchio, mi dicevo: “Guido fai schifo”, poi eseguivo veloce le mie sommarie abluzioni che in genere non bastavano a scacciare l’alito pesante da fumo mescolato a bevande alcoliche e quel velo di deboscia che mi patinava la faccia. La casa di due stanze, una soffitta in centro, quando ancora le soffitte non avevano nessun valore e non si chiamavano mansarde, puzzava sempre di stantìo, di mozziconi di sigaretta e di vino inacidito al fondo dei bicchieri lasciati per giorni nell’acquaio, così al mattino mi veniva il voltastomaco e uscivo subito all’aria aperta.
Andavo all’Esperia a fare colazione e a leggere i giornali gratis. Sul frigo dei gelati c’erano sempre La Gazzetta del Popolo, La Stampa, Tuttosport e La Gazzetta dello Sport. Era tutto quanto pretendevano gli avventori per considerare completa l’emeroteca dell’Esperia. Niente politica, se volevi leggere l’Unità potevi andarla a trovare affissa nelle bacheche vicino alla sede della redazione, ma lì ci vedevi solo dei vecchi. Durante il tragitto da casa al bar mi dicevo che dovevo cambiar vita, decidermi a fare qualcosa, ed elencavo tutti i mestieri che mi sarebbe piaciuto fare. C’erano giorni che mi svegliavo come se avessi avuto una nuvola di gas compresso in testa al posto del cervello e sragionavo un po’, parlavo tra me ad alta voce.
“Vado in legione straniera! Oppure a fare l’antropologo! Guerrigliero in Angola! Reporter di guerra! Scrittore! Musicista! E i fumetti, non ti piacciono i fumetti? Magari guardia forestale: vita all’aria aperta a osservare i camosci! O magari attore (cinema e teatro)! Regista! Sceneggiatore! Pittore! Son così tanti i mestieri che ogni persona ne potrebbe avere almeno un paio! È come la storiella che ci sono due donne per ogni uomo: chi è il fottuto bastardo che ne ha quattro? Eh, eh!”
Parlavo e ridevo incurante dei passanti, al massimo sorridevo a qualcuno che mi guardava allocchito.
“Roba da chiodi”, dicevano le buone massaie spaventate, “così giovani… son già tutti toccati!”
Già, perché chi oggi si lamenta degli anni di crisi che stiamo vivendo, non sa, o non ricorda, che pure gli anni settanta sono stati dei gran begli anni di merda. In questo paese la crisi è permanente. Lavoro ce n’era poco, come sempre, specie per chi usciva dalle scuole, e di quel che succedeva nelle fabbriche neanche a parlarne. I giovani sbandavano parecchio. Si era già capito che il mondo tutto “peace and love” sognato nei sessanta non sarebbe mai arrivato. Per certi vecchi reazionari eravamo tutti drogati, feccia da buttare o da mandare a fare il servizio militare a vita per tirarci su la schiena. Gli psicologi continuavano a esercitarsi sul tema dell’alienazione giovanile, i sociologi affettavano le classi sociali, non più solo divise per censo, ma per culture, per nicchie, per clan e per modelli di consumo, un caos insomma. Gli urbanisti dicevano che si dovevano ridisegnare le metropoli, ma io conoscevo gente in campagna che stava in cascina e aveva più o meno gli stessi miei problemi. I sindacalisti lamentavano l’inflazione che galoppava, i salari che non ci stavano dietro, il lavoro vacante, il futuro grigio e l’orizzonte nero. Poi c’erano i preti che ce l’avevano con la cultura del materialismo, ma nessuno li ascoltava, tanto il loro concetto di materialismo non si capiva nemmeno bene cosa fosse: era una questione di sesso? Voci, tante voci a pontificare.

1 recensione per Body and Soul

  1. Andrea L

    Body and Soul

    In questo libro troviamo la storia di Guido giovane nei primi anni 70 marchiati da profonda crisi economica, si intreccia a quella dei comprimari, presenti e comunque a modo loro di spicco. Lidia Cagnasso e Cavallo, Willy, il Bomba il Professore principalemten ama anche di altri, il barista, i genitori di Guido.
    Tutti avranno un loro ruolo
    Ma seguendo le vicende di Giuido ci si immerge in Torino e provincia, nell’atmosfera dei tempi, respirandone gli odori, accompagnati dalle note del Jazz.
    La storia in se è quella di un giovane di poche speranze che tira avanti di sotterfugi ed espedienti, alla ricerca della sua collocoazione, ma che forse nemmeno vuole.
    Innamorato a modo suo di Lidia, segretaria e amante dell’avocato cavallo, finisce a trovare lavoro come guardiano notturno presso Cagnasso, sedicente imprenditore nel campo degli elettrodomestici. Sarà vittima di una macchinazione alle sue spalle dalle quale sarà proprio Lidia a farlo uscire con mezzi anche “spregiudicati”.
    Storia a parte quella che lo unisce al “Professore” che segue un suo filo politico-poetico e costituisce la chiusura del libro. Amara rivelazione.
    In questo libro ci sono condensate molte cose che magari all’inizio scappano, e la trama prende il suo bel via forse un po’ in ritardo, però il tutto è funzionale alla trama, inquadra il protagonista e le relazioni che ha col mondo che lo circonda.

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