Bioglobe, un mondo perfetto

10,00

Formato: Libro cartaceo pag. 52

Autore:Salvatore Buccellato G.

Note sull’autore

COD: ISBN: 978-88-5539-031-6 Categoria: Tag:

Descrizione

BIOGLOBE – Un mondo perfetto – è un testo teatrale scritto da un sessantenne che ha scelto finalmente di raccontare le storie che gli sarebbe piaciuto leggere. Il PLOT tratta della ricerca dell’amore da parte di un uomo e della difficoltà del tenerlo vivo una volta trovato. Se avesse avuto un altro titolo si sarebbe potuto chiamare: Amore e musica. Il tema è universale e profondo ma viene trattato con un tono leggero e divertito e anche se, a prima vista, la storia sembrerebbe non avere un lieto fine, a pensarci bene, forse non è proprio così…

ATTO I

 

Buio sul palco. Partono le note di “il Valzer di Musetta” da Bohème di Puccini. Si accende un primo riflettore che illumina Luigi, il protagonista di questa storia. È vestito casual, con scarpe sportive e un golf. Il protagonista indica qualcosa, come fosse l’aria, si capisce che intende la musica. È rivolto al pubblico e comincia a parlare appena il brano termina.

Luigi: “Spiegare un’opera d’arte è come ripetere una barzelletta cercando di farla capire; non si dovrebbe fare. Credo inoltre che, tra tutte le forme di arte, la musica sia l’unica che non richieda spiegazioni perché sa già come arrivare a ogni uomo, o meglio, a ogni forma di vita”.

Questa storia non può prescindere dalla musica perché ne è stata un po’ il fil rouge. In particolare è grazie alla musica lirica che io conobbi Carlo. Si accende un riflettore che illumina, rivelandolo agli spettatori, Carlo. Rimane acceso 10 secondi poi si spegne e Carlo scompare. Mi fu presentato all’uscita di un pomeriggio musicale al Teatro Luciano Pavarotti di Modena. Cantava il fratello di un mio amico; un tenore leggero, o di grazia, molto bravo nel repertorio del ’600 e ’700. Non fatevi idee sbagliate, non sono il classico secchione melomane che durante l’estate migra dall’Arena di Verona a Torre del Lago Puccini. La mia è una cultura indotta dovuta alla frequentazione di carissimi amici, patiti di Melodramma.

Fa una pausa, si guarda attorno come se aspettasse qualcosa o dovesse rivelare un segreto.

A proposito, io mi chiamo Luigi… pausa. Dicevamo di Carlo. Dopo quel pomeriggio e la cena che ne seguì, rimanemmo in contatto grazie a Facebook. Mi piacque subito, sembrava un bel tipo, interessante, anche quando giocava a fare il riservato. Sorvolò sulla sua occupazione, riuscii solamente a sapere che non era sposato, non aveva figli né, per il momento, legami. Questo mi bastava, senza contare che, col passare del tempo, ci rendemmo conto di aver trovato “uno spazio” uno nella vita dell’altro ed era chiaro che stavamo flirtando a distanza. Non dichiaratamente, non alludendo mai ad alcunché di legato al sesso, giocando di fioretto; sempre togliendo anziché caricare di significato le cose. Non avevamo fretta.

Fu così che un giorno Carlo ruppe gli indugi in modo del tutto inaspettato. Per dimostrarmi che le mie accuse di voler giocare a fare il “misterioso” erano del tutto immotivate, mi mandò una email con alcune foto allegate che aprii subito. Erano sue foto fatte in un bellissimo giardino dove lui era, su di un’amaca, completamente nudo. Mentre Luigi dice così Carlo compare e attraversa, nudo, il palco da sinistra a destra. Con fare divertito, Luigi esclama: Anche in seguito non ho mai capito chi e in che giardino le fece! Il palco rimane al buio.

Dopo qualche secondo tutte le luci si accendono. In sottofondo c’è la Ouverture de La battaglia di Legnano di Verdi.

Pochi oggetti ci fanno capire che siamo in una casa. Vediamo Luigi, il protagonista, seduto comodamente su di un divanetto alla moda. È vestito con pantaloni estivi e una camicia a mezze maniche. Carlo è in accappatoio, in piedi, di fronte a lui.

Carlo: Benvenuto nella mia umile dimora. Finalmente.

Luigi: Grazie. Lo sai che mi fa molto piacere essere qui stasera.

Carlo: Allora, ti piace la mia casetta da scapolo? L’ho arredata completamente da solo.

Luigi: Bella davvero, devo dire che, dalle scelte, si avverte una mano maschile.

Carlo: Grazie. Senti, che ne dici se dopo ti porto a fare un giro per la città? Conosci Verona?

Luigi: Sì, abbastanza, ma si può fare. Ma pensavo anche di avertelo scritto che la adoro e che spesso sono venuto qui per lavoro. Ho un mio fornitore poco distante dall’uscita dell’autostrada.

Carlo: È vero. Scusami anche per prima. Sei arrivato che ero già sotto la doccia ma avevo proprio bisogno di rendermi presentabile, sono arrivato a casa direttamente dal lavoro poco prima di te.

Luigi: Figurati, in fondo sei a casa tua.

Carlo: Immagino che mentre mi asciugavo ne avrai approfittato per guardarti bene tutto attorno. Se sei un acuto osservatore, come sospetto, avrai già trovato conferme su molte delle mie passioni e delle mie manie.

Luigi: Non ho avuto il tempo di forzare le serrature di armadi e cassetti, per cui dei tuoi segreti inconfessabili non so ancora niente, della tua grande passione però ho avuto solo conferme. Ci sono vinili, CD e memorabilia di Opere liriche in ogni dove. Con tono quasi accusatorio ma divertito. Tu non sei un semplice melomane ma un fan scatenato di Puccini e Verdi!

Carlo: Beh sì, di loro e di tanti altri geni della musica classica sussurrando quasi come in estasi. Per esempio vado pazzo per Piotr Ilic Ciaikovskij. Indicandogli una scaffalatura. Non so se hai avuto modo di vedere la cosa di cui più sono orgoglioso: la mia collezione di DVD. Credo di essere il fan numero uno di DAME Joan Sutherland, la soprano del secolo. Penso di possedere quasi tutto quello che esiste su di lei.

Luigi: In effetti ho notato la libreria a lei interamente dedicata. Anche io la trovo IMMENSA scandisce con lentezza ogni singola lettera, come approvando. Non c’è volta che dagli amici, che hai conosciuto anche tu, confrontando le stesse arie, eseguite prima dalla Callas e poi dalla Sutherland, io non abbia pensato che fosse lei la vera TOP e la Callas fosse più un personaggio pronuncia con enfasi come un atto accusatorio e anche sopravvalutato.

Si spengono le luci sulla scena. Un occhio di bue illumina solo Luigi che si rivolge direttamente al pubblico.