
L’autore di Paradis è un vecchio, appassionato lettore, ma anche un giovane scrittore. Si considera un uomo del ’900 – è nato nel 1950 – ma è molto curioso dei nuovi tempi.
I luoghi sono sempre personaggi importanti dei suoi libri. È nato e cresciuto a Milano. Anche se da giovane ha scelto di trasferirsi a Varese, continua a sentirsi milanese, perché quella è la città dove si sente a casa, ha studiato e lavorato. Varese gli è molto cara, perché è da sempre il luogo dei suoi affetti familiari: la città dove si è sposato, dove sono nati i suoi figli, i suoi genitori, tre dei suoi nonni e dove da piccolo trascorreva i mesi estivi.
Con Milano e Varese nei suoi scritti c’è spesso la zona a cavallo tra la Riviera di Levante e la Versilia. Il quarto nonno era massese e per tutta l’adolescenza ha trascorso le vacanze, quelle interminabili degli anni sessanta, a Lerici.
Appartiene a quella borghesia in via di estinzione che ama le case e gli arredamenti d’altri tempi, i vecchi giardini e che non segue le mode. Non ha mai rinnegato la sua appartenenza, nemmeno negli anni delle contestazioni studentesche e del terrorismo. Per questo ha rinunciato all’Architettura dei gruppi di studio, era il 1969, e ha optato per la meno affine Ingegneria. Non l’ha mai appassionato, ma la sua dura disciplina gli è molto servita nella vita e forse un po’ anche nella scrittura.
Ha iniziato a scrivere tardi, fedele al motto familiare: “prima il dovere – studio e lavoro – e poi il piacere”. I suoi doveri per fortuna sono stati molto più di quello e gli hanno regalato molti anni di intime soddisfazioni.
Finita l’età dei doveri, ha cominciato a scrivere, non per piacere, ma per passione. Per questo lo fa con la consueta disciplina: ogni giorno, per più di qualche ora.
Con poca fantasia – un ingegnere non segue sogni impossibili, semmai immagina scenari diversi – scrive storie di persone che ha conosciuto e amato. Gli piace ritrovarli in situazioni che non hanno mai vissuto, ma affini alla loro natura; della serie: non è successo, ma avrebbe potuto. Più che uno scrittore, termine troppo impegnativo per un non intellettuale come lui, si considera un seminatore di tracce. Tiene vivo il ricordo di persone, luoghi e società del suo bel tempo, per non farli dimenticare a chi gli sta vicino, ma scrive anche per chi è curioso di sapere com’era una certa Italia di tanti anni fa.
Tutto questo è in Paradis, ma anche in Duccio Mucciarelli romanzo pubblicato nel novembre del 2003, finalista al Premio “1 Romanzo x 1000” e nell’Estate di San Martino, una raccolta di racconti che l’anno scorso ha vinto il Premio Chiara Inediti.

